Sarajevo: cuore e storia dell’Europa

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Non so esattamente quando è successo, quando è stato quel colpo di fulmine che ti toglie il fiato, so che è accaduto 12 anni fa. Proust sostiene che “l’unico vero viaggio non è andare verso nuovi paesaggi ma avere altri occhi”. 

Empoli – Sarajevo sono mille chilometri in macchina ma non è solo un viaggio fisico, è entrare in punta di piedi nella storia.

Arrivare a Trieste è un attimo. Trieste è il confine per eccellenza. Trieste, affacciata sul mare, porto dell’Impero Asburgico, ma anche porta d’Oriente. A Sarajevo ci potete arrivare in mille modi, io ho sempre amato il viaggio in macchina. In Bosnia Erzegovina l’autostrada è una costruzione recente, succede così che lasci i comfort di una strada a quattro corsie per ritrovarti su una strada statale, piena di buche e camion che trasportano qualsiasi cosa. Non puoi sapere quanto ci metterai ad arrivarci, a Sarajevo; passi città e paesi dai nomi impronunciabili ma pieni di significato, case sventrate, spesso campi ancora minati (segnalati al bordo della strada da cartelli rossi).

viaggio Sarajevo: cuore e storia dell'Europa Viaggio Sarajevo Belvedere Foto di Francesca Scappini

Sarajevo, capitale della Repubblica di Bosnia Erzegovina è una città adagiata in una vallata, divisa in due da un torrente, la Miljacka.

La Bosnia Erzegovina era una piccola Jugoslavia; conteneva al proprio interno una popolazione mista, di religioni e provenienza diverse (nel 1990 il 40% di matrimoni erano misti). Persone che convivevano da secoli fianco a fianco, non immaginando che la guerra sarebbe arrivata fin lì, in un Paese di enorme cultura intellettuale che vedeva il suo centro in Sarajevo.

La guerra in Bosnia Erzegovina, iniziata il 6 aprile 1992 e terminata ufficialmente il 29 febbraio 1996 è stata una guerra che univa modernità e barbarie medievale. Ha contenuto drammi umani inimmaginabili, oltre che molti primati. Il primo genocidio in Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale, Srebrenica dove furono trucidati in tre giorni 8.000 uomini musulmani e l’assedio più lungo della storia moderna, 3 anni, con 12.000 vittime e 50.000 feriti.

La prima cosa che il viaggiatore nota sono i minareti che spiccano nel cielo bosniaco. È uno skyline che in Europa non siamo abituati a vedere. La città rispecchia perfettamente la storia che ha vissuto, fin da tempi antichi. Dell’Impero Ottomano è rimasta la čaršija, la zona centrale, degli artigiani, piccole botteghe con i tetti bassi, il caravanserraglio che dà il nome alla città “Saraj”- rifugio. È rimasta la religione, un Islam moderato e tollerante che gli estremismi degli ultimi anni vogliono rendere diverso, è rimasta la modalità di fare il caffè, bollente con la polvere a decantare sul fondo, alla turca. E poi ecco che mentre cammini arrivano i palazzi asburgici, la cattedrale cattolica, poco lontana ecco la cattedrale Ortodossa e la Sinagoga, l’unica città che in pochi metri quadrati contiene tutte le religioni monoteiste. E poi i bar alla moda e il ponte su cui un giorno del 1914, precisamente il 28 giugno un ragazzo di nome Gavrilo Princip sparò uccidendo l’erede al trono d’Austria Francesco Ferdinando e sua moglie, cambiando per sempre il corso della storia.

Sarajevo, città piena di fascino e cultura ha saputo resistere all’assedio grazie alla resilienza della propria popolazione. Ha creato un Film Festival negli scantinati umidi usati come bunker, diventato oggi il Festival più importante dell’Est Europa (Sarajevo Film Festival). Mentre i cecchini appostati sui monti circostanti sparavano sui passanti, dentro le case, le ragazze si mettevano il rossetto e uscivano sfidando la morte per sentirsi vive.

viaggio Sarajevo: cuore e storia dell'Europa Viaggio Sarajevo Fontana di Sebilj Foto di Fausto Saltetti

Da allora Sarajevo è cambiata. Non è più la città multiculturale, la Gerusalemme d’Europa del passato. La politica locale ed internazionale ha nazionalizzato ancora di più un paese spossato da anni di guerra. La disoccupazione, la mancanza di lavoro, il difficile rientro dei profughi ha contribuito ad una diminuzione demografica e ad una perdita sociale considerevole.

Per chi arriva in città, tra tante cose da fare, vedere e provare, importante è prendersi un momento per se stessi e arrampicarsi sulla collina di Kovaći, alle spalle della Bascarsjia, il “centro storico” della città. Dalla collina, ai cui piedi si trova il cimitero degli eroi di guerra, si riesce a vedere tutta la città, Sarajevo è sul palmo della mano e da lì si può capire quanto la follia umana sia incontrollabile e possa diventare dis-umana. Da lì non si percepiscono le differenze, non vediamo il buono e cattivo. C’è una città che ti pone davanti a molti interrogativi, anche se sei già stato 20 volte come chi vi scrive. I “perché è successo”, “come è stato possibile che nessuno abbia fatto niente”, “dove eravamo noi” vi rimbalzeranno di continuo in testa. La città con i suoi abitanti, lentamente vi aiuterà a vedere questo mondo intorno a noi con occhi diversi. Scoprirete che nel dolore, ci sono stati tanti esempi positivi, persone che hanno scelto di resistere, non mettere muri ma di aprire le proprie case a chi aveva perso la propria, di ripristinare un vecchio cinema sulla linea del fronte e farlo diventare uno dei centri culturali di Sarajevo, durante la guerra e oggi venti anni dopo.

Un viaggio a Sarajevo è un viaggio interiore; è uno schiaffo alla nostra coscienza. È il simbolo di una guerra che poteva accadere ovunque, di un paese che era Europa e che abbiamo invece tagliato fuori dal nostro mondo. Un amico mi dice spesso che per lui la guerra è iniziata durante una puntata de I Simpson. Ecco su quel divano, quel giorno del 1992 poteva esserci ognuno di noi.

Visitare Sarajevo sarà una scoperta continua, sarà come aggiungere un tassello ad una esistenza che si è intrecciata con la storia del mondo e di conseguenza con la nostra. E allora, all’ombra degli alberi della collina sedetevi con una domaća kafa (il caffè turco), sorseggiatela lentamente al ritmo lento di Bosnia. Interrogatevi su quello che vedete, continuate a farvi domande, non siate mai sazi di conoscere e di aprirvi agli altri, siate curiosi. È lottare per essere vivi che vince sul male del mondo.

Francesca Scappini

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