Odio, sentimento al passo coi tempi. Ce lo racconta lo scrittore Gabriele Merlini

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Nascosto fra le pieghe del quotidiano vive un sentimento ambiguo ed eterno che è al contempo desiderio del male altrui e spinta positiva verso il cambiamento: l’odio. E d’odio abbiamo parlato con lo scrittore fiorentino Gabriele Merlini che ha curato l’antologia “ODI. Quindici declinazioni di un sentimento” pubblicata lo scorso ottobre dalla casa editrice orbetellana Effequ.  

Quindici giovani autori per quindici racconti inediti densi d’odio, un sentimento irragionevole, istintivo, “furibondo, implacabilmente democratico”: in ogni piega della nostra vita c’è un odio che vale la pena di essere raccontato?

“Non saprei dirti se in ogni piega delle nostre esistenze vi siano tracce di odio. Per natura non mi ritengo un grande amante dello scontro – anche perché tendo al risparmio energetico e qualsiasi forma di contrapposizione richiede al contrario un enorme sforzo, molta concentrazione e slancio – quindi preferirei pensare a una risposta negativa, consolatoria: qualcosa tipo «no, figuriamoci». Tuttavia devo essere onesto e, guardandomi attorno, ammetto di riscontrare numerosi indizi che spingono a credere che qualcosa sia andato storto e ne paghiamo le conseguenze sotto diversi punti di vista. Dalla situazione politica fino alle vicende familiari più intime, lavorative o affettive, siamo figli di una storia recente zeppa di complicazioni che magari ha esasperato un po’ gli animi e, posto sia sul serio così, è ovvio compito della narrativa occuparsene, al pari della saggistica o qualsiasi altra forma di divulgazione. Il mio lavoro come curatore tra l’altro è stato principalmente mirato a questo tipo di esercizio: per citare il sottotitolo, individuare le molteplici declinazioni del sentimento e, su ognuna, provare a spalmarci la voce più adeguata per una trattazione che al tempo stesso fosse esaustiva, chiara e persino divertente. Nei racconti scriviamo infatti di conflitti sociali come di relazioni amorose che si concludono a seggiolate, difficoltà occupazionali o contrasto tra provincia e centri urbani. La rabbia per un lavoro fisso che non si trova o uno sgarro subito in età adolescenziale mai elaborato con la crescita. La diffidenza verso lo straniero parificata a quella percepibile contro un genitore distante, un fidanzato insensibile, un professore spietato. A pensarci bene c’è un numero incredibile di cose che fa imbufalire e scriverne – ognuno con il proprio registro e dalla propria ottica – risulta essere non solo doveroso quanto, addirittura, a volte uno sport terapeutico”.

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Odiare e scriverne racconti in stili, registri e prospettive differenti. Il racconto è la forma della contemporaneità?

“Beh, data la diffidenza editoriale verso questa modalità espressiva, mi auguro di no. Ma in esteso nemmeno lo penso. La lista di romanzi – molti anche incredibilmente corposi – che provano a spiegare al meglio quanto viviamo è lunga e aggiornabile (circa) ogni semestre. Unicamente, nel mio caso, il racconto si è rivelato la strada più percorribile poiché, volendo dare a molti autori la possibilità di cimentarsi con l’argomento – e non disponendo della possibilità di offrire loro quindici romanzi individuali – la forma breve è stata ritenuta da subito la pezzatura più giusta. Consona alle loro corde ed eccellente per tappare qualsiasi nicchia tematica avessimo individuato in fase di discussione”.

“ODI. Quindici declinazioni di un sentimento” arriva a distanza di quattro anni da “Selezione Naturale. Storie di premi letterari”: che direzione ha preso nel frattempo la scena letteraria fiorentina e toscana?

“Che per la città e l’area circostante siano stati anni dinamici è senza dubbio vero, però sono convinto che accada più o meno lo stesso in molti posti, nel bene e nel male. Ci sono periodi di stasi ovunque cui seguono altri di piacevole fermento: fa parte della vita standard di un centro urbano e non facciamo eccezione, suppongo. Ma resta doveroso sottolineare come Firenze nel precedente lustro sia stata teatro di un numero meritorio di iniziative di grande interesse letterario-editoriale, create e curate da autori che pensavano non solo alle rispettive opere ma anche (termine orrido) a fare rete, conoscersi e confrontarsi: ciò è stato incredibilmente bello e sono fiero di averlo vissuto in prima persona. Però adesso a quella prima ondata di scrittori, artisti e operatori culturali – riassumibile con il tempo di Selezione Naturale cui accennavi – sta sovrapponendosi una seconda ondata di gente e basta vedere l’età media di chi ha organizzato il Festival delle Riviste (22-24 settembre 2017, Museo Novecento Firenze, dove era presente anche l’Empovaldo ndr), o coloro che sulle riviste hanno scritto, per verificare la veridicità della faccenda. Perciò direi che la scena stia benone. Resti attiva e attenta. Eterogenea e talentuosa. C’è ricambio ed è grandioso. Al pari comunque mi preme ricordare che troppo localismo diventa spesso una zavorra e vai da poche parti se senti l’esigenza di trattare temi che ritieni sul serio generali restando nel cortile di casa: ecco come mai all’interno dell’antologia ho scelto di inserire scrittori fiorentini ma anche provenienti da altre parti d’Italia, da Roma a Venezia a Bolzano a Bologna. Dato che, se è vero ciò che dicevamo prima – cioè l’odio si è fatto parametro sul quale provare a valutare un tempo, dargli una forma – fermarsi all’area che più mi appartiene l’avrei reputato un errore imperdonabile. Qualcosa di limitante e ingannevole. Per me che ho assemblato il testo, per chi ci ha scritto e soprattutto per coloro siano interessati a leggerlo. Comunque sì, ancora parecchie cose capitano qui e tenere le antenne dritte mi diverte molto, spingendomi a proseguire il lavoro di ricognizione proprio delle antologie sulle quali ho lavorato”.

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Per approfondire:

Gabriele Merlini – Oltre alle antologie di racconti «Selezione naturale. Storie di premi letterari» e «Odi. Quindici declinazioni di un sentimento» [Effequ 2013 e 2017], ha pubblicato il romanzo «Válečky o guida sentimentale alla Mitteleuropa» (cinquina Pordenonelegge – Dedalus: migliori libri del 2013 e Menzione Scrittore Fiorentino Esordiente al Premio Vallombrosa 2014); racconti, interviste e reportage sono apparsi su Scrittori precari, Riot Van, Corriere della Sera – Corriere Fiorentino, Repubblica Firenze, Re: viste sulla letteratura e le arti, Bibliotici. Storie di libri e deviazioni, 404: file not found; nella sezione Europa Orientale di Arcoiris, East Side Report, East Journal, e-Polis, Nuovo Corriere e Musicalnews. Partecipa alla rete Firenze delle letterature [Premio Speciale Fiesole 2012], Caffé Mitteleuropa, i reading di TUS, come docente ai workshop Writer Van e scrittore residente per la biblioteca delle Oblate.

eastkoast.wordpress.com

Elena Mondovecchio

Elena Mondovecchio

"Ci sono versi – a volte intere poesie – / che neanch’io so cosa vogliono dire. Quello che non so / mi trattiene ancora". Ghiannis Ritsos, Esercizi
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