Le visioni urbane di Giacomo Costa

0

L’Empovaldo incontra il fotografo fiorentino Giacomo Costa, importante artista del
panorama internazionale con opere amate ed esposte un po’ ovunque a cominciare dalla collezione permanente del Centre Pompidou di Parigi, per parlare di arte contemporanea, ambiente e futuro.

visioni Le visioni urbane di Giacomo Costa Visioni Giacomo Costa Agglomerato1

Dalla sovrapposizione di edifici della fine degli anni ’90 alle città in rovina delle tue opere più recenti, l’architettura e lo spazio urbano sono una costante della tua ricerca…
“Alla fine degli anni Ottanta una grande passione per la montagna mi aveva allontano da Firenze facendomi approdare in ambienti decisamente non urbani. Il ritorno alla città mi era apparso come un qualcosa di particolarmente inquietante che mi aveva spinto a raccontare questa mia ansia attraverso immagini in cui la sovrapposizione caotiche di palazzi creava una città non più a misura di uomo. Da quella intuizione ho poi continuato ad utilizzare l’architettura come un modo per parlare delle vicende che riguardano gli esseri umani anche se questi non appaiono mai nelle mie foto proprio perché a rappresentarli sono i palazzi. Osservando le città reali si capisce infatti molto su chi le abita e su chi le ha create… è un raro caso in cui ‘l’abito fa il monaco’”.

Le tue visioni di città senza uomini dove la natura riprende possesso dello spazio spronano a riflettere sul futuro: è questo quello che ci aspetta?
“È sicuramente ciò che ci aspetterà se non interverremo per tempo… ed il tempo sta scorrendo sempre più rapidamente mentre le nostre reazioni sembrano particolarmente lente ed inadeguate, ma sono e resto un inguaribile ottimista, sebbene le mie immagini appaiano catastrofiche e pessimiste. Diciamo che “è meglio aver paura che buscarne” e quindi è meglio rappresentare il lato peggiore di ciò che potrebbe capitare invece che indorare la pillola e dormire sugli allori”.

visioni Le visioni urbane di Giacomo Costa Visioni Giacomo Costa Arena 3

In molte delle tue opere osserviamo la città, le arene abbandonate, gli atti o i paesaggi da un punto di vista alto e distante. Cosa evoca questa scelta prospettica?
“Di certo nasce dalla mia passione per la montagna e quindi per le viste aeree di grandi spazi che suggestiona ed influenza il mio immaginario visivo. Quando osservi un paesaggio da una considerevole altezza tendi a perdere i punti di riferimenti e quindi non capisci più le dimensioni di ciò che stai osservando. Questa sorta di distacco prospettico lo applico nelle mie città rendendo la scena surreale e disorientante. Lo spettatore resta confuso e quindi libero di lasciarsi suggestionare dall’impatto visivo evitando di doversi troppo interrogare su cosa realmente stia guardando. Al contempo mi piace anche osservare il mondo da una certa distanza, mantenendomi così lontano dal dover prendere posizione e cercando di riportare la realtà per quel che è lasciando il giudizio a chi guarda la mia opera”.

Dalla pellicola al digitale. Quanto l’evoluzione della tecnologia ha influenzato la tua ricerca?
“Tutto il mio lavoro è sempre stato mediato dalla tecnologia. Anche le prime immagini, sebbene partissero da foto scattate in pellicola, venivano poi digitalizzate e montate usando il computer. Ma non è niente di nuovo perché la fotografia, anche quella analogica, è un’arte che ha necessariamente una base tecnologica che la influenza direttamente rendendo possibile o impossibile la realizzazione di certi scatti”.

Quali sono i tuoi progetti e le tue “visioni future”?
“Continuare ad immaginare la fine del mondo auspicando che i popoli pretendano da chi ci governa di fare qualcosa di risolutivo… ed in fretta!”.

Per approfondire:

giacomocosta.com

  • Wolken, Hatje Cantz Verlag, 2013
  • Padiglione Italia, L.Beatrice e B.Buscaroli, Silvana Editoriale, 2009
  • Architecture Now! 7, Philip Jodidio, Taschen, 2008
  • The Chronicles of Time, testi di Norman Foster e Luca Beatrice, Damiani Editore, 2008
  • Sound&Vision, Luca Beatrice, Damiani Editore, 2006
  • XIV Quadriennale, Roma-Torino (catalogo), 2004
  • Enciclopedia dell’arte Zanichelli, Zanichelli, Milano, 2004
  • L’arte del novecento, Giunti, 2003
  • 2A+P landscape, anno 3 n.2, Cooper & Castelvecchi, 2001
  • Sui Generis, PAC, Milano (catalogo), Medusa
Elena Mondovecchio

Elena Mondovecchio

"Ci sono versi – a volte intere poesie – / che neanch’io so cosa vogliono dire. Quello che non so / mi trattiene ancora". Ghiannis Ritsos, Esercizi
Elena Mondovecchio
Articoli di Elena Mondovecchio (mostra tutti)
Share.

Leave A Reply