Una visione! No, la sindrome di Gerusalemme

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Aveva la faccia da Josh, o John, insomma, da personaggio di una soap opera americana anni ’80. Come si chiamasse davvero nessuno glielo chiese, tanto avrebbe risposto “Gesù”.

Tunica bianca fino alle caviglie, lunghi capelli castani, espressione estatica sulla faccia, Josh-John-Gesù camminava lentamente benedicendo i passanti. Appoggiava i piedi scalzi sui gradini di pietra scivolosi come se ogni passo fosse un rituale. Accadde ogni mattina per almeno un paio di settimane all’ora in cui la città si svegliava. La città era Gerusalemme, la via era la Via Dolorosa, all’altezza dell’ottava stazione per la precisione. Tutto normale se fosse corso l’anno 33 d.C., invece era giugno 2014. “Una visione!”, pensarono i pochi turisti credenti già in giro a quell’ora. “Un’allucinazione?”, si chiesero quelli meno religiosi. “Eccone un altro!”, fu invece la rassegnata riflessione degli abitanti del posto, il quartiere cristiano della città vecchia. E avevano ragione loro: era un altro, un altro degli almeno cinquanta casi di “sindrome di Gerusalemme” ufficialmente riportati dalle autorità israeliane ogni anno.

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Non sono in molti a saperlo ma, come la bellezza straordinaria delle opere d’arte fiorentine (e non solo) può causare la sindrome di Stendhal e come la realtà di Parigi contrapposta alla sua immagine idealizzata può turbare i turisti giapponesi a tal punto da causare la sindrome di Parigi, anche la suggestiva Gerusalemme può generare temporanei disturbi in chi la visita. Le vittime, turisti più o meno credenti, ingannati dalle loro visioni si convincono di essere personaggi biblici e iniziano a comportarsi come tali. Si narra di donne che si sono presentate in ospedale convinte di essere sul punto di partorire il bambinello mentre non erano neppure incinte, di Cristi arrabbiati perché l’hotel non serviva loro l’ultima cena, di Giovanni Battista e re Salomone prodigatisi in prediche e sermoni.

La bizzarra sindrome pare essere documentata fin dal medioevo e nell’ultimo secolo vari ospedali, tra cui il Kfar Shaul della città santa, si sono specializzati nell’assistere chi ne viene colpito. Per quanto inquietante però, la sindrome scompare una volta allontanatisi dalla città e non lascia alcuna traccia in chi ne è stato colto. Nessun allarmismo dunque se state pianificando un viaggio in Terra Santa.

Non cambiate piani, Gerusalemme è meravigliosa e merita di essere vista! Magari però diffidate di chi vi propone di moltiplicare il vostro pranzo al sacco, soprattutto se indossa una delle tante corone di spine in vendita nelle bancarelle locali… voi non state avendo una visione ma lui forse sì!

Per chi vuole saperne di più, ecco una breve scheda tecnica (in inglese).

Linda Pescini

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