Metti una sera a San Miniato, il Teatro e il Dramma Popolare

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In occasione del cinquecentenario della morte di Leonardo Da Vinci, Elsinor Centro di Produzione Teatrale ha realizzato per l’Istituto del Dramma Popolare di San Miniato, uno spettacolo non scontato e fresco – cosa assai rara ultimamente – che gira attorno all’opera più famosa, insieme alla Gioconda, del Genio rinascimentale: l’Ultima Cena.

Lo fa presentandoci 12 quadri scenici + 1, dodici momenti e aneddoti legati da un unico filo conduttore. Non basta infatti, il mistero attorno al vero significato dell’opera, a farne qualcosa di immortale ma saranno soprattutto le vicissitudini affrontate per arrivare a noi, deteriorata ma “viva” a fare da motore a ciò che si svolge sul palco: la cena dei frati al refettorio, la porta realizzata ex-novo che ha tagliato le gambe di Cristo, l’arrivo delle truppe napoleoniche, la seconda guerra mondiale, perfino le vibrazioni di un tram o l’aria inquinata di Milano, tutto ci ricorda quanto l’Arte sia fragile.

Uno spettacolo sempre godibile che ha ritmo e fa dell’affiatamento fra attori, la qualità visiva e il sound scelto – Lingus degli Snarky Puppy e Hey Joe di Jimi Hendrix su tutti – la sua forza. Nella scelta delle citazioni colte ma mai presuntuose, Fellini e il rapporto fra talento e genialità e i bellissimi racconti su Lucio Dalla che mette in ombra il regista Pupi Avati suonando il clarinetto o lo stesso Jimi Hendrix che apre un concerto di Eric Clapton costringendolo a non presentarsi.

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Un finale che conduce ai giorni nostri, colori sparati e musica dei Jungle. Forse è mancato un collante narrativo che desse maggiore densità allo scorrere delle sequenze ma l’impressione è che il regista Michele Sinisi e Francesco M. Asselta alla drammaturgia abbiano proprio scelto questa formula per far vivere i quadri separatamente senza una vera e propria sequenza logica ma solo cronologica. Bravi gli attori Stefano Braschi, Giuditta Mingucci, Stefania Medri, Donato Paternoster, Nicolò Valandro, Alfredo Calicchio, Gabriele Cicirello, Aurora Cimino, Giulia Eugeni, Francesca Fedeli, Marisa Grimaldo, Eugenio Mastrandrea, Camilla Tagliaferri, in scena con il “corpo” oltreché a colpi di prosa, a tratti ricordando teatri più fisici come quello di Emma Dante. Bella l’idea di dar dignità ai dialetti dei vari attori per dipingere un’Italia reale, obiettrice di dizione canonica.
Come non ricordare le scene di Federico Biancalani, scenografo toscano di talento, coinvolgenti e parte integrante dello spettacolo – non vi sveliamo nulla su un momento molto umido sul palco – e un plauso alle luci di Rossano Siragusano, portatrici sane di pathos.

Rimangono due giorni per andare a vederlo il 23 e il 24 luglio, noi dell’Empovaldo ve lo consigliamo vivamente. Una serata di teatro è già tanta cosa, nella cornice del Duomo a San Miniato, lo è ancor di più.

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Dario Barbaria

Dario Barbaria

Con Palermo nella pancia, dal mare sbarco in Toscana e in un abbraccio trovo l'Amore. Poi una bottega. Entro in cerca di un Mestiere. Qui imparo che Rigore è Bellezza, Umiltà è Ricchezza, e che Dovere coincide con Piacere! A lavoro creo, sbaglio, mi stupisco ogni santo giorno, testa fra le nuvole e piedi per terra. Ma soli si sa, siam ben poca cosa, solo dall'incontro con altre menti e cuori fumanti prendono vita le Idee migliori e rivoluzionario diventa il quotidiano.
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