Una sfida o una danza?

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Di fronte ad una prova, un esame, una difficoltà da affrontare ho l’impressione che si creino nella mente un susseguirsi di immagini che non si ha mai il tempo di focalizzare abbastanza.

Tutte le volte che ho dato un esame all’università oppure quando dedico molta attenzione ad un obiettivo, immagino che la mia testa si trasformi in una pentola nella quale infilo settemila ingredienti diversi sperando che il sapore finale sia accettabile, ma che soprattuto non scoppi da un momento all’altro.

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Durante il viaggio Raices Comunes, che con l’associazione Tra i Binari abbiamo effettuato a Cuba lo scorso ottobre, mi sono trovato di fronte ad una prova che ha riempito la pentola del mio cervello come non accadeva da tempo.

A Santiago de Cuba abbiamo tenuto un laboratorio teatrale. Era la prima volta che mi trovavo a lavorare con degli attori professionisti dall’altra parte del mondo e con una lingua veramente troppo acerba da parlare con disinvoltura. L’ansia e la preoccupazione mi assalirono come al solito. Questo avviene sempre nei momenti in cui sono in prossimità di un evento teatrale, che sia uno spettacolo, un laboratorio, una sessione di lavoro.

Una miriade di stimoli e pulsioni mi aveva completamente invaso da quando eravamo atterrati sull’isola. Avevo la sensazione di dover essere messo alla prova e che avrei dovuto trovare l’idea più rivelatrice e originale della storia.

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Erano giorni molti intensi, contornati da interviste, visione di spettacoli, incontri, conferenze, tuttavia ci eravamo lasciati il pomeriggio del giorno prima dell’inizio del laboratorio per fare la programmazione dei lavori. Decidemmo di trovare riparo dal caldo dell’isola in una cafeteria che affacciava sulla Baia di Santiago.

Con Marina parlammo per ore di tutto quello che ci stava succedendo, delle milioni di immagini che si stavano susseguendo nella nostra mente e di tutte le parole e le persone che avevamo incontrato fino a quel momento.

Tra un ricordo e una pausa, rapì la nostra attenzione un altissimo ragazzo cubano che aveva appena invitato una ragazza alta la metà di lui con alcuni problemi di deambulazione in un sensualissimo scambio di passi di salsa. Quello che ci stava impedendo di togliere lo sguardo da quella scena erano la dolcezza e l’incredibile leggerezza con cui quei corpi davano forma alla musica.

Tutto sembrava proseguire con una naturalezza che soltanto il gesto quotidiano può portare dentro di sé. Le note della salsa si alternavano al lieve rumore del vento e alla risacca del mare sugli scogli. Il caribe, l’afrocubania, il caldo, i sorrisi, le parole, le emozioni, ci riportarono all’essenza comunicativa che il corpo e il linguaggio non verbale hanno insite dentro di sé, rispetto alla confusione che a volte possono generare mille parole.

A volte ho la sensazione che gli esami più importanti avvengano la mattina quando decidi di alzarti dal letto per iniziare una nuova giornata. Oppure quando deciderai di invitare qualcuno per un ballo. Sicuramente dovrai continuare a riempire la testa di tutti quegli ingredienti che possano continuare a farti sognare.

Come quando aspetti il prossimo luglio dove la delegazione “Tra i Binari” tornerà sul suolo cubano per restituire i materiali prodotti dal progetto e provare nuovamente a sviluppare sfide e incontri in cerca delle nostre Raices Comunes.

Francesco Mugnari

Francesco Mugnari

Regista, attore, performer, artista visivo, laureato al Dams di Bologna in Drammaturgia Teatrale. Nel 2012 è tra i fondatori della compagnia "Teatri Tra i Binari". Da 10 anni studia, si forma e lavora nel mondo del teatro sviluppando numerosi progetti anche con registi di fama internazionale. Negli ultimi anni si dedica a progetti di valorizzazione e restituzione dell'arte alla cittadinanza, lottando contro i sistemi di plastificazione dell'arte, visto che negli ultimi tempi si assiste sempre di più ad uno scollamento tra la vita reale e la produzione artistica.
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