Ricciotto e l’arte di “cavarne di sottoterra”

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Come riuscire a cavarsela in ogni situazione e a cascare sempre in piedi ridendo e facendo ridere?

Per informazioni si chieda di Ricciotto, al secolo Ricciotto Santini (1899-1957), personaggio sui generis che per mezzo secolo animò la vita sociale empolese con le sue sempre imprevedibili uscite comiche. Balbuziente, di spirito allegro e dotato d’una scaltrezza e di un’arguzia senza eguali, l’estroso ometto di Pontorme si distinse per l’inimitabile capacità di avere sempre una battuta pronta per ogni sventura che gli si palesava. Da sempre povero in canna, quando non era impegnato a bere, di mestiere faceva il calzolaio, attività che svolgeva saltuariamente e senza successo, anche perché era solito “affogare” nel vino gli anticipi che era costretto a chiedere ai clienti per l’acquisto del materiale di lavoro. Capitava così che i malcapitati clienti perdessero il denaro, rimanessero senza scarpe e che Ricciotto finisse spesso ubriaco e senza lavoro. Ma era talmente simpatico e talmente grande era la sua geniale capacità di “cavarne di sottoterra”, che anche le vittime della sua condotta erano spesso indotte a chiudere un occhio nei suoi riguardi.

Ricciotto ricciotto Ricciotto e l’arte di “cavarne di sottoterra” Ricciotto

A tal proposito la vicenda delle “dugentore” è sicuramente una delle più emblematiche.
In un imprecisato inverno del secondo dopoguerra, di fronte alle insistenti sollecitazioni dei numerosi creditori, Ricciotto rispose che una volta riscosse le 200 ore (la tredicesima) avrebbe saldato tutti i debiti contratti. E la promessa fu rispettata…alla lettera. Dopo aver appuntato con diligenza le ore di lavoro spettanti ad ogni creditore, si presentò al loro cospetto con una sveglia in mano. Di fronte alla loro incredulità, il nostro personaggio se ne usciva dicendo ad ognuno: “Come promesso t’ho portato le ore che ti spettano. Secondo i’ mi calcolo te ne tocca dieci” e detto questo girava per dieci volte le lancette della sveglia. Qualcuno tra i creditori rimase così sbalordito dall’ingegnosa trovata che gli volle addirittura offrire da bere.

Tra gli innumerevoli episodi di cui si è reso protagonista, il più famoso e divertente resta però quello della camicia. Un giorno cadde ai piedi di Ricciotto una camicia precipitata dal balcone di un vicino di casa. Presa furtivamente e introdotta in casa, Ricciotto la indossò e subito scese in strada per far sfoggio del bel capo d’abbigliamento piovuto dal cielo. Il caso volle che dopo pochi metri incontrasse il legittimo proprietario, che, non avendo il minimo sospetto chiese: “Ciao Ricciotto, come va la vita?”. Ricciotto lo guardò ammiccante e rispose: “La vita va bene, ma per me è un po’ stretta di collo”. Il tizio pur non capendo a cosa alludesse, ribatté divertito: “Ah Ricciotto, ne hai sempre una delle tue!”. “No, ti sbagli”, disse di rimando il nostro uomo, “t’assicuro che stavolta è una delle tue!”.

Sospesi tra verità e leggenda, i numerosi racconti su Ricciotto continuano ancora oggi a vivere, a far ridere e ad insegnare come sbrogliare ogni situazione, anche la più difficile, con la forza dell’ingegno e dell’ironia.

Daniele Lovito

Daniele Lovito

Daniele Lovito, nato a Empoli, ma geneticamente lucano, è il quinto di cinque fratelli (poi i suoi scoprirono la TV). Da sempre appassionato di storia, nel 2015 consegue finalmente la laurea in Scienze Storiche presso l’Università di Firenze. Ricercatore free-lance e aspirante ricercatore universitario, è da sempre lavoratore precario multitasking. Calciatore amatoriale di periferia con “il cuore dentro alle scarpe” e cantante da camera (camera da letto, bagno…soprattutto bagno), ama il cinema d’essai e i maestri della commedia all’italiana. Dedito fin da piccolo all’arte dell’imitazione, sogna una – improbabile - carriera nel mondo del cabaret.
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