L’epicondilite, ovvero il gomito del tennista

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William Renshaw. Questo nome oggi non dirà niente a molti lettori. Invece c’è stato un tempo in cui “Renshaw” era sinonimo stesso di tennis. Il tennis pionieristico dell’800, quello che si giocava in completo bianco e con la racchetta di legno.

Renshaw, oltre ad essere stato un’icona di stile e inventore del serve and volley, fu il primo campione di cui si abbia notizia a soffrire di epicondilite, quella dolorosa infiammazione dei tendini che si inseriscono sull’epicondilo omerale, che rende quasi impossibile flettere ed estendere l’avambraccio.

Nel 1887 infatti non poté disputare la finale per difendere il titolo a Wimbledon, vinto dal rivale storico Herbert Lawford. Il danno e la beffa in un colpo solo. Non è noto se e come Renshaw abbia curato l’epicondilite, ma quello che è certo è sia tornato a giocare con successo sul prato più antico e prestigioso della storia del tennis.

gomito del tennista L’epicondilite, ovvero il gomito del tennista Pieghe William and Ernest Renshaw

Oggi è possibile fare molto, fin dalla diagnosi, per questa dolorosa patologia che colpisce i tennisti e le persone che fanno uso eccessivo dell’avambraccio per carico funzionale come operai, baristi, imbianchini, casalinghe, ma anche professionisti che usano il mouse o la tastiera: il medico specialista con un esame obiettivo e strumentale, come ecografia e risonanza magnetica, accerta la presenza dell’infiammazione al tendine che nella maggior parte dei casi è curata con farmaci e terapie fisiche e, solo nel 5% dei casi, con la chirurgia.

A cura di Centro Medico Sirio.

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