Una fede da ciuco

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Felicemente sorpreso che un gruppo di fantasiosi e fantastici giovani abbiano pensato a me come collaboratore di redazione di questa originale rivista, alla quale auguro lunga vita e successo nell’offrire spunti di riflessione e ilarità in tempi problematici e piuttosto tristi.
Mi sono rallegrato nel sapere che l’asino è il personaggio ispiratore di questo primo numero, che darà il nome alla rivista, in qualche modo mi trovo a mio agio perché mi sento tanto un Don don’asino.
È risaputo che fin dall’antichità in tutte le culture e le religioni, l’asino ha rivestito ruoli e significati rilevanti, come sono innumerevoli le sue rappresentazioni mitologiche nell’arte e nella letteratura.
Nei libri dell’Antico Testamento l’asino è la cavalcatura dei figli dei re. Lo stesso Messia è riscaldato dall’asino nell’episodio nella natività secondo l’apocrifo Pseudo Matteo, primo esempio di una famiglia in crisi che per riscaldarsi ricorre al fiato degli animali… e come “profugo e perseguitato” non sale sul barcone, ma si aggrappa all’asino per fuggire in esilio dall’ira del Capitalista Erode… molto simile agli erodi dei nostri giorni. Per l’ingresso in Gerusalemme, Gesù non usa mezzi di grossa cilindrata ma l’umile asinello, come finalmente il suo rappresentante oggi sulla terra ha cominciato a fare, non macchine di lusso ma una vettura da povera gente.
Credo che l’asino meriti tanta riconoscenza da parte dell’umanità di sempre per aver risparmiato all’uomo tanta fatica per alimentarsi e viaggiare e anche oggi non ha terminato il suo lavoro meritorio.
Gli asinelli Shalom nel Burkina Faso con i loro carrettini contribuiscono a combattere la fame nei villaggi sperduti come mezzi di trasporto e perfino ambulanze e piccoli trattori… simbolo del ben comprendere sono le sue grandi orecchie.

Concludo dicendo che chi ha orecchie per intendere intenda. In questi caso è meglio avere grandi orecchie.

Don Donato Agostinelli

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