Tutto è dono. Tutti possiamo donare

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Quando mi hanno raggiunto telefonicamente per chiedermi una riflessione per L’Empovaldo sul tema del dono mi trovavo per una missione umanitaria in Togo, in qualità di responsabile del Movimento Shalom, immerso nell’affollata e caotica città di Lomè.

Lì è un pullulare di uomini e di donne che sfoggiano disinvolti gli abiti più variopinti, che sbarcano il lunario in attività più disparate e curiose; dai raccoglitori di sabbia nell’oceano ai venditori di bottiglie di plastica vuote riciclate, ai bambini che propongono discutibili biscotti, ai commercianti delle cose più disparate del grande mercato intriso di odori forti e di mercanzie, le più varie e variopinte.

In effetti un mondo affascinante, per certi aspetti attraente, pulsante di vita, forse è proprio questo che attrae, l’esplosione della vita. Un popolo fatto prevalentemente di bambini e di ragazzi, è da qui, da questo ininterrotto brulicare di uomini che sortisco il mio pensiero sul primordiale dono offerto agli uomini: “la vita”.

Arrivato alla base Shalom di Agodeke sul mare in una periferia miserissima, in ogni casa leggo il dono. Shalom nelle sue opere rende visibile la cultura del dono, guardo una suora che intrattiene una quindicina di bambini e pazientemente trasmette loro gli strumenti fondanti le relazioni tra le persone, la scrittura e le parole. Vedo in lei il dono per eccellenza poiché totalmente gratuito e lungo tutta la vita.

Osservo compiaciuto i giovani panettieri che sfornano in continuazione il pane profumato di Shalom, è un formicolare di donne chiacchierone che ordinate aspettano il loro turno per l’acquisto, osservo quelle mani, odoro quel pane reso possibile da tanti giovani italiani e da Coop Tirreno che hanno voluto così ricordare Giacomo e Vanda, i titolari della casa e del panificio ed esclamo in me “che dono”!

Incontro per la prima volta un membro Shalom che da qualche mese presta servizio di volontariato nel nostro centro, è un personaggio particolare, con capelli bianchi e barba lunga, tutti i bambini lo chiamano “Papà Noël”, che colpo mi sono detto, un’anticipazione di Santa Claus per antonomasia, la sorgente dei doni natalizi che riempie di attesa i bambini del mondo.

Ecco proprio ora arrivano dei giovani Shalom che vogliono parlare con me, sono cordiali, allegri e sorridenti e dico a me stesso: “ma guarda che dono inatteso stamattina!”.

Mi fermo, li ascolto, prendo atto delle richieste che forse non potrò soddisfare, ma nel contempo scopro che questa mia naturale e spontanea accondiscendenza che esce da me è per loro un dono e me lo dimostrano.

Un appello, perché la parola dono diventi concreta anche per questi giovani, che non hanno scelto di vivere in questa loro desolante miseria, potrebbe essere come risposta un progetto di minicredito per comprare un moto taxi per far lavorare tre giovani. Con un migliaio di euro riusciamo a dare una svolta a questi ragazzi distogliendoli dalla tentazione di fuggire dalla povertà. Chissà se da questo numero, grazie alla generosità dei lettori, non esca il loro “dono”.

Don Donato Agostinelli

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