SUDAN-DO-N-SUD AT(e)O

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Nelle relazioni umane uno degli aspetti che rendono più simpatica la vita sono sicuramente gli scherzi. Certo questi implicano una profonda e sincera amicizia e uno spiccato senso dell’umorismo nonché un’intelligenza perspicace perché in genere giocano sulla fragilità e con la personalità di colui che è preso di mira. Il tema di questo mese, appunto, lo scherzo mi permette di rivisitare episodi divertenti ma non troppo della mia vita.

Da giovane prete il mio carattere denotava una marcata timidezza e una difficoltà a parlare davanti a molte persone. Per questo cercavo di dare forma scritta alle cose da dire e, soprattutto, avevo preso l’abitudine di scrivere le omelie che dovevo tenere la domenica e per le feste. Avevo un quaderno che conservavo gelosamente e che ponevo sotto l’evangelario per usarlo subito dopo la lettura del Vangelo. Naturalmente la cosa era stata notata da quei marpioni dei giovani ponsacchini che mi seguivano nell’avventura Shalom perché agli albori del mio sacerdozio ero vice parroco a Ponsacco. Paese, peraltro, che fonda la sua storia appunto sugli scherzi tant’è vero che sono chiamati “ruba orsi”.

In occasione di una festa importante in parrocchia, io avevo tutto predisposto per la predica e accuratamente scritto e collocato nel posto giusto il mio prezioso quaderno. Ero dunque tranquillo perché al momento opportuno avrei tirato fuori la predica, l’avrei letta commentando così il vangelo, ma arrivato il momento cruciale cercai prima con calma e poi sempre più affannosamente i fogli dell’omelia, mentre il cuore andava all’impazzata e il viso doveva essere diventato cianotico per il panico.

Girando lo sguardo dalla parte del coro dei ragazzi vidi, nel loro sorriso complice, uno che innalzava soddisfatto il trofeo dello scherzo: il mio quaderno delle omelie. Dopo attimi di terrore in cui avrei voluto urlare o peggio malmenare il giovane ladro, mi accinsi a dire qualcosa ai fedeli che riempivano la chiesa e che non capivano il motivo dei miei movimenti. E dissi: “oggi il Vangelo è così chiaro che non voglio rovinarlo con le mie parole, meditatelo da soli”.

Mi sedetti e dopo alcuni momenti ripresi la celebrazione. Questo scherzo mi fu utile, cominciai a preparare le omelie e a parlare senza l’ausilio della carta stampata.

Credo che alcuni scherzi possono aiutarci a modificare certi nostri atteggiamenti, l’importante è non essere permalosi, vendicativi ed essere capaci di ridere di noi stessi. 

Senza scherzi, sono davvero nel paese più giovane e problematico dell’Africa, il Sud Sudan che ha appena 5 anni di vita, nato da una estenuante e sanguinosa guerra fra etnie e religioni, che naturalmente ancora oggi non è sedata, sempre a causa del conteso petrolio. E anche questo non è uno scherzo. Per darci una mano a far crescere lo sviluppo e la vita basta sostenere il progetto “maternità e vita” del nostro movimento Shalom che prevede la realizzazione di una piccola ostetricia nella diocesi di Tombura-Yambio dove la mortalità delle partorienti è elevatissima.

Un altro appello che rivolgo agli affezionati lettori dell’Empovaldo è la partita del cuore che si giocherà allo stadio Castellani di Empoli il 23 aprile alle ore 21.15. La nazionale cantanti giocherà contro lo squadrone Shalom costituito da vecchie glorie del calcio, dello sport e del mondo politico. Anche io scenderò in campo con il numero 58 ed è certo che in pantaloncini e maglietta scenderà nello storico stadio addirittura Papa Francesco, sportivo Doc coraggioso testimone e campione di solidarietà.

Don Donato Agostinelli

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