La maschera della vita

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È tempo di carnevale, ed è ovvio che la parola “maschera” è al centro dell’attualità. È vero che solitamente il carnevale appare come una festa dei bambini, ed è altrettanto vero che il desiderio di vivere in allegria, di trascorrere dei giorni un po’ diversi dagli altri in una specie di follia liberante è realtà proprio di tutti; anche la persona adulta conserva in sé il bambino che fu e dunque guarda alle maschere.

È interessante riflettere sul fatto che in realtà l’etimologia della parola persona significa maschera, dunque è come per affermare che noi siamo la rappresentazione fisica di una struttura psichica e spirituale che ci contiene, in qualche modo diveniamo come la proiezione di tutto un mondo che è di una tale profondità che talvolta è difficile conoscere anche a noi stessi. L’esterno, cioè la visibilità della persona, in qualche modo della maschera che siamo noi, diventa comunicazione di ciò che si è nell’interno, allora la nostra capacità di relazione, del nostro umore, la bonarietà dei nostri sentimenti, oppure la nostra ira, i nostri rancori, cioè tutto diventa trasmissibile attraverso questa maschera che è l’involucro in qualche modo della nostra persona.

È altrettanto vero che piace anche un po’ talvolta nasconderci, allora non è così strano l’effetto liberante che può avere il nostro nasconderci dietro mentite spoglie, perciò una maschera simpatica, inedita, un travestimento può divenire diciamo un modo di assimilazione anche di noi stessi e di poter esprimere magari in libertà la nostra gestualità, perché no la parola, perché no i nostri pensieri.

D’altra parte diciamo che noi viviamo l’esistenza umana come attori di un Grande Teatro che è l’evento della vita. La scenografia è lo spazio nel quale gli eventi, le trame sono quelle della nostra quotidianità, può capitare anche che per la comunicazione dei nostri sentimenti abbiamo anche bisogno di uscire un po’ dall’abitudinario, dall’usuale, allora noi ci carichiamo di una nuova simbologia, di un linguaggio che è totalmente inedito e originale, ed è quello che assumiamo in questi giorni del carnevale. Basti pensare che cosa non c’è dietro le trame delle maschere Veneziane o ancora forse di più dietro la simpatia e l’esibizione delle maschere napoletane, che diventano come una parodia della vita, esaltazione delle vicende umane, la traslazione dell’interiorità delle persone.

Tutto questo può condurre a giocare nella nostra esistenza una consapevolezza, che il tempo che ci è dato è un tempo breve e che la nostra capacità di essere veramente significativi nel bene verso gli altri è limitata, per cui non dobbiamo perdere tempo. Allora la nostra fisicità, la nostra personalità, dunque la nostra maschera in qualche modo deve rivestirsi anche di tutti i sentimenti di bontà. Credo che noi abbiamo bisogno di recuperare questa dimensione nuova che abbiamo un po’ perduta, noi dovremmo rivestirci della maschera di sentimenti positivi, della felicità e della bontà che sono aspetti indispensabili per un’umanità di buona qualità. Dunque buona maschera.

Don Donato Agostinelli

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