In greco: κρίση – in italiano: crisi

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In questi ultimi anni la parola più usata dai media, ma anche come luogo comune è “crisi”, che nel suo significato etimologico proviene dalla parola greca “krino”, che significa, separare, discernere, valutare, io direi però che nell’accezione moderna così come la viviamo ai nostri giorni, il suo senso è più da ricercare nel verbo passare o constatare un mutamento. A quel benessere stabile a cui ci eravamo abituati ormai fin dagli anni ’70, e anche a quei valori che costituivano il fondamento etico della nostra civiltà, con quella sicurezza che avevamo acquistato in ben 60 anni di pace, conquistata naturalmente al prezzo di 50 milioni di vite umane, prevalentemente giovani, ecco rispuntare lo spettro della povertà che colpisce oltre il 10% degli italiani. Dalla mia personale esperienza, derivata dal contatto quotidiano con la gente, oserei dire che malgrado le rassicuranti informazioni dei politici, ben veicolate dai mezzi del “regime”, osservo che avanza lo spettro della miseria, ben al di sotto della povertà e  che ha come conseguenza l’impossibilità per alcuni di alimentarsi convenientemente  e di curarsi come ne avrebbero diritto. Per la mancanza di risorse non possono pagarsi i ticket sanitari, i medicinali, e i frigoriferi sono vuoti, le famiglie con lo sfratto e al freddo, quando anche senza energia elettrica. La crisi che osservo è quanto mai strana, perché vi sono categorie che continuano ad accumulare fortune, ed altre sempre più povere, si è parlato oggi di 50.000 senza tetto. Le prospettive per i giovani di formarsi una famiglia sostenuta da un onesto lavoro vanno sempre più assottigliandosi, a meno che non vadano a cercarsi un lavoro in altri paesi meglio governati; non ho sottomano statistiche precise di questo esodo, ma conosco personalmente ragazzi e ragazze che hanno abbandonato l’Italia per altri paesi Europei. La crisi attuale potrebbe anche essere un’opportunità se cambiassimo modelli e stili di vita. La vera causa è la mancanza di valori su cui deve poggiare una società. Fintanto che la finanza continuerà ad essere gestita da uomini senza scrupoli, l’intento dei quali è l’esclusivo accaparramento delle ricchezze, senza alcuna considerazione per gli esseri umani, visti come oggetti di consumo, non riusciremo a governare questo epocale passaggio. Impensabili traffici di esseri umani, di armi, di droga favoriscono le guerre e accrescono i forzieri del capitalismo selvaggio, criminale e incontrollato.

Papa Francesco non risparmia critiche sferzanti ai signori della finanza e ai politici corrotti indicando economie di comunione, sistemi sociali attenti agli ultimi e premure per il pianeta, la casa di tutti. Siamo riusciti a superare fasi drammatiche della storia contrassegnate da guerre, miserie e terrorismo, ma la coscienza civile è risorta, quel bene profondo che si nasconde in ogni persona e nella più parte delle persone emergerà ancora e con l’impegno di tutti ce la faremo a ristabilire “il diritto e la giustizia” come proclama la Bibbia che esprime i sentimenti di Dio.

Don Donato Agostinelli

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