Il raglio… ops, il raggio verde

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Di Sesto Caio Asinelli, nipote del celebre Raglino Muletti, soprannominato: lo Strolago di Vaglia.

Il Raggio Verde è senz’altro uno di quei fenomeni atmosferici che più hanno colpito l’immaginario dell’uomo, già a partire dagli antichi Egizi.

In condizioni particolarmente favorevoli, al tramonto del sole in un orizzonte ampio – tipicamente marino – e sotto un cielo terso e sgombro di nuvole, l’osservatore più attento ha infatti la possibilità di scorgere, subito sopra il disco rossastro del sole che scompare sotto l’orizzonte, un baluginìo di luce verde intenso. Il fenomeno dura alle nostre latitudini non più di una frazione di secondo, mentre ai poli l’effetto può durare diversi minuti. Il Raggio Verde può essere osservato anche all’alba, subito prima che il disco solare emerga dall’orizzonte.

Un presunto articolo del “Morning Post” nel romanzo di Jules VerneIl raggio verde”, datato 1882, descrive così il suo colore: «di un verde meraviglioso, di un verde che nessun pittore può ottenere sulla sua tavolozza, di un verde la cui sfumatura la natura non ha mai riprodotto né fra le tinte così varie dei vegetali, né nel colore dei mari più limpidi! Se c’è del verde in paradiso, non può essere che questo, che è senza dubbio il vero verde della Speranza!». Il romanzo ispirò anche, 104 anni più tardi l’omonimo film di Eric Rohmer Leone d’Oro a Venezia, e convinse sempre più curiosi a tentare di osservare il fenomeno.

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L’effetto è dovuto a una combinazione di un paio di proprietà ottiche della nostra atmosfera. Questa, infatti, funziona un po’ come un pezzo di vetro che scompone la luce nelle sue componenti di vari colori: tutti noi abbiamo osservato questo fenomeno chiamato rifrazione guardando i raggi attraversare un vecchio lampadario di vetro delle nostre nonne, o abbiamo ammirato la luce del Sole scomposta in un arcobaleno guardandola attraverso minuscole goccioline d’acqua dopo un temporale. Quando il Sole è molto basso sull’orizzonte, e quindi la sua luce deve attraversare uno strato molto più ampio di atmosfera, l’effetto che di solito non è osservabile a occhio nudo diventa consistente. Il disco solare non appare più perfettamente sovrapposto nei vari colori, ma le sue immagini rosse e gialle tendono a scomparire per prime sotto l’orizzonte, mentre le parti superiori del disco verde e blu appaiono tramontare solo qualche attimo dopo, generando l’effetto ottico.

Il raggio blu non è generalmente osservabile a causa di un’altra proprietà della nostra atmosfera, chiamata “diffusione di Reyleigh”. Il nome può apparire esotico e poco interessante, ma si tratta dello stesso effetto fisico che permette al nostro cielo di essere blu durante il giorno e rosso all’alba e al tramonto. Le particelle della nostra atmosfera tendono infatti a diffondere la luce in tutte le direzioni, soprattutto le sue componenti più energetiche come la luce blu, dando così il colore caratteristico al nostro cielo. Questo non avviene sui corpi celesti privi di atmosfera: gli astronauti della missione Apollo sulla Luna sembrano inquadrati da un gigantesco faro, mentre il cielo sopra di loro rimane di un nero scuro come la notte terrestre anche in pieno giorno. All’alba o al tramonto, quando il sole attraversa uno strato più spesso di atmosfera, anche la luce rossa viene diffusa, regalandoci quei fantastici scenari che tanto colpiscono la nostra immaginazione. Lo stesso fenomeno però fa sì che il raggio blu sia molto più difficile da osservare, perché la sua luce viene diffusa molto più efficacemente di quella verde.

La leggenda ci racconta che coloro che hanno la fortuna di osservare il Raggio Verde acquisiscono da quel momento la capacità di non ingannarsi più in tutte le questioni che riguardano l’amore e sentimenti, riuscendo a leggere attraverso le illusioni proprie e le menzogne altrui. Non esitate dunque a osservare con attenzione il tramonto del Sole: nonostante sia più facile osservare il fenomeno in posti remoti del globo, su YouTube si trovano video che documentano il Raggio verde anche sulle nostre coste, da Sabaudia a Jesolo! Buona caccia!

Giovanni Cresci

Giovanni Cresci

Giovanni Cresci è un astrofisico fiorentino dell’Osservatorio di Arcetri. Con un passato da cervello in fuga in Cile e Germania, è poi rientrato in patria lasciando il cervello chissà dove. Dice di studiare l’evoluzione delle galassie, ma più che altro cerca di sopravvivere ai suoi figli.
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