Il rientro a scuola tra paura e nuovo inizio

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Per i nuovi inizi ci sono sempre emozioni contrastanti: l’entusiasmo, come anche la paura, la voglia di mettersi in gioco e l’euforia che qualcosa di nuovo può portare nella propria vita.

Il rientro a scuola di questo anno così particolare ha portato però con sé una paura più grande, ossia la necessità di fidarsi dell’altro, del sistema, di ciò che viene riferito ma ha sempre un “ma” dietro.

L’essere umano ha per natura bisogno della certezza e dalla stabilità per cui di fronte a qualcosa che non è sicuro, o controllabile, preferisce prendere le distanze o negare.

Si sono incrociate e rincorse le opinioni dei genitori che preferivano non riaprire le scuole o, dal lato opposto, iniziare il nuovo anno e vedere come gestire le cose in corso d’opera, specchio dell’atteggiamento con cui si affrontano i problemi in generale.

In tutto questo i bambini come stanno?

Personalmente ho potuto osservare durante il lockdown due correnti: i bambini entusiasti di rimanere a casa con mamma e papà, di un tempo diverso, lento, pieno di condivisione e calma in cui potersi ri-scoprire da un lato, e dall’altro situazioni già fragili per cui la gestione delle difficoltà preesistenti ha rimandato un senso di impotenza e smarrimento.

Anche nel caso più felice in cui il lockdown ha portato un miglioramento del clima emotivo della famiglia, a lungo andare ai bambini è mancato lo scambio con i pari, la condivisione di un linguaggio che solo loro possono capire, il confronto con un’autorità che non fossero i genitori.

La scuola non ha solo una funzione didattica, come ben sappiamo, ma educativa nel saper trasmettere regole, routine, confronto e integrazione del diverso e delle diversità. Tornare a scuola è stato un inizio nuovo più che mai, perché non è tornato tutto come prima, perché oggi più di prima la scuola e la famiglia (le due grandi agenzie educative) hanno bisogno di collaborare e di trovarsi, anche in un confronto che può diventare scontro, ma sempre nella costruzione di un terreno comune che è rappresentato dal benessere dei bambini. È complicato e faticoso portare fuori qualcosa che non è dentro: gli adulti, qualsiasi ruolo rivestano, hanno bisogno di trovare dentro di loro un angolo di stabilità e calma per poterlo trasmettere ai più piccoli e mai come oggi il concetto di resilienza, odiato e amato, calza a pennello.

Quando penso alla scuola oggi mi arrivano alla mente le immagini che si rifanno all’apprendimento caldo della professoressa Lucangeli e quei video che girano su Facebook di maestre che accolgono gli studenti ballando e cantando con le mascherine. Mi viene in mente il nonostante tutto, la forza dell’amore e l’amare ciò che è tenero e immenso come lo sono i bambini. Credo che siamo tutti chiamati a compiere uno dei più grandi sforzi: rimanere fiduciosi, nutrire la speranza e apprezzare i piccoli gesti.

 

Martina Francalanci

Martina Francalanci

Martina Francalanci è psicologa clinica e di comunità laureata nel 2011 all’Università di Bologna. Nel 2013 si è occupata di Psychological Assessment all’Università Federale di Rio Grande del Sud a Porto Alegre, Brasile. È esperta in Scienze forensi, si è occupata per 5 anni di violenza domestica, è CTU del Tribunale di Pisa. Collabora con il VirtHuLab dell’Università di Firenze che si occupa dello studio e della modellizzazione delle dinamiche umane (individuali e collettive) in ambiente virtuale. Svolge la libera professione a San Miniato (PI) e si sta specializzando in Psicoterapia umanista bioenergetica. Dott.ssa Martina Francalanci Psicologa clinica e di comunità Iscrizione OPT n. 6991 Esperta in Scienze forensi Esperta in tecniche di rilassamento
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