#Mammagliesami, consigli utili per affrontarli

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Se anche i vostri esami, colloqui di lavoro o prove in generale sono accompagnati da frasi del tipo “ODDIO, NO, NON CE LA POSSO FARE”, “NO, NO, È VERO, NON SO NULLA”, “TANTO BOCCIO, È MATEMATICO” allora questo è l’articolo che fa al caso vostro.

Quando ci apprestiamo a sostenere un esame la paura dello stesso interessa gran parte delle nostre giornate e delle nostre notti. La paura, in piccole dosi, può avere un risvolto positivo sulla nostra preparazione perché incentiva in noi una grande premura e i nostri processi attentivi si accendono come luci nei bar di Las Vegas. La paura è un’emozione primaria che viene gestita nella nostra scatola nera dall’amigdala (dal greco amygdala, che significa mandorla). Per i più sensibili la notte prima è sempre di un bianco candido e il pre-test varia da stadi di scarsa salivazione, sudorazione eccessiva, al tipico Sturm und drang intestinale. A stento si riesce a mangiare, i tabagisti finiscono i propri risparmi in sigarette e i più secchioni si lamentano di aver studiato solo 10 ore al giorno. Ma diciamoci la verità, ognuno di noi ha quell’amico, che arriva agli esami mezzo assonnato (spesso ancora sbronzo dalla sera prima) con l’unico lamento di essersi svegliato troppo presto, solo per dover sostenere “quest’esame che alla fine è una palla allucinante… l’ho preparato in due giorni…tanto c***omene” e poi vi sforna un trenta e lode che manco il panettiere sotto casa. Bene, lo so, l’invidia che vi corrode in quei momenti è come la soda caustica in un lavandino otturato, ma invece di tramutarvi in piccoli grimbles pieni di bile, perché non cogliere l’occasione per togliersi qualche brutta abitudine?

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Gaelle Marcel

Regola numero 1. La paura non fa 30
Come detto prima, una piccola dose di paura può aiutarci, in alcuni casi, perché ci rende particolarmente attentivi, con un arousal a palla che tramuta ai nostri occhi uno sciatto manuale in un Santo Graal, ma attenzione! La paura può giocarci brutti scherzi, può inibire l’apprendimento e la capacità, in sede d’esame, di dimostrare quanto veramente si è appreso. Come si affronta la paura? Beh, una bella lobotomia all’amigdala e tanti cari saluti.
Senza scomodare neurochirurghi, si può cercare di entrare in contatto con noi stessi, individuando quali siano i pensieri intrusivi che hanno il solo obiettivo di danneggiarci e che si appigliano alla bassa autostima. Visualizzare una gomma e cancellarli. Ricordatevi che non ci sono poteri magici per passare un esame, solo una buona comprensione di ciò che si legge abbinata a uno spirito critico.

Regola numero 2. I 10 minuti prima non sono vostri alleati
Il dado è tratto. Qualsiasi cosa abbiate studiato, che ci abbiate dedicato delle ore o delle giornate, è fatta. Riguardare ossessivamente i vostri appunti come tesori alla Gollum non vi rende più preparati. Quei concitati minuti prima dell’esame, nello stato emotivo in cui gravate, non vi regaleranno l’apriti sesamo per un 30 coi fiocchi. È più probabile che la vostra preparazione si tramuti in minestrone frullato.

Regola numero 3. RICORDATEVI DI RESPIRARE
Anche i muri potrebbero dirci quanto il respiro sia d’aiuto, ci faccia concentrare e ci doni serenità. In stati ansiogeni tendiamo a inspirare maggiormente e questo non fa altro che alimentarlo. Inspirare per tre secondi ed espirare per altri 8 può aiutarci a ridurre l’ansia.

Regola numero 4: Studiate con i vostri amici (soprattutto gli “scialla”)
Visto che avete degli amici che non hanno alcun tipo di preoccupazione, spronateli ad insegnarvi qualcuno dei loro trucchetti, e anche se vi dicono che non ne hanno nemmeno uno, perché in realtà loro “sono nati così, senza ansie”, minacciateli con foto compromettenti (è solo un piccolo suggerimento, lo so che non si fa, è scorretto), oppure trovate un altro escamotage. Ricordatevi che anche loro (proprio come voi) sono umani, quindi venuti al mondo con una dose, seppur minima, di ansie e preoccupazioni. Studiare con altre persone, non può farvi che bene. Spiegare un argomento a qualcun altro vi fa entrare nel mood esame, vi troverete in una situazione valutativa anche se fac-simile, quindi con tutta la possibilità di correggervi.

Camilla Antonini

Camilla Antonini

"Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla propria pelle, sentire gli odori delle cose, catturarne l'anima. Quelli che hanno la carne a contatto con la carne del mondo. Perché lì c'è verità, lì c'è dolcezza, lì c'è sensibilità, lì c'è ancora amore". Alda Merini – La semplicità
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