A me, a te, a noi tutti

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Pane e Poesia a me, a te, a noi tutti A me, a te, a noi tutti Pane e Poesia

Asino a te, a me, a noi
asino questo giorno che nasce
tra le pieghe della notte.
E ti pieghi sull’asfalto
pronto al carico del giorno
che risplende senza sosta.
Lo prendi sulla schiena
del suo peso non ti curi
hai imparato l’antica scienza del lavoro
dai tuoi nonni benedetti
dal pane e la cipolla
dal vino che non manca
e dalla vigna, tempio sacro di vendemmia.
Le curve delle schiene
dei tuoi antenati amori
piegati nel campo
tra la semina e il raccolto
dove passa sempre una vita
una vita tutta intera.
Da questo insegnamento
nasce il tuo talento.
E non ne fai mostra né valore
solo lo applichi alla tua presenza
qui in questa terra che ti nutre
e ti accoglie.
Asino
che non teme oblio
compagnia fedele
devozione
asino eterno
la tua razza è la misura
è contaminazione.
Chi si fa beffe del tuo nome
non conosce la sostanza
né la forma che determina la vita
ricorda sempre (e nemmeno ne hai bisogno)
che chi snobba nella forma il contenuto
non conosce della vita alcuna sagoma.
Tu mantieni la tua dignitosa faccia
che fa ridere il bambino e per questo
io ti benedico
come si benedice il dio che sta nei cieli
e quello più vicino, che è nelle cose di ogni giorno
quello che al risveglio ci piace contemplare
e quello che la notte
ci dona il sonno come premio
e quello che lo toglie
e quello che non viene
e quello che si vede
e quello che nasconde
la sua struttura esteriore.
E quello che sotterra il corpo dato a Morte
e quello che l’accoglie fra le pieghe di un sudario
e quello che non teme questo nostro volteggiare
tra l’esserci e l’esserci stato.
Asino dunque, a chi?
A me, a te, a noi tutti.

Perché nell’andatura del suo passo
c’è un segreto sottile e delicato:
non è per sé solo che si muove
non è per sé solo.
E se lo carichi di tutte le tue pene
lui non fa un lamento.
Se le prende sul groppone
e le trasporta.
Ricorda solo che un giorno
o un momento
verrà il tempo in cui dovrai di nuovo
farti trasporto e compagno di te stesso.
Come fa anche lui, del resto.
Perché dei suoi pesi personali
che natura ha donato come a tutti
nessuno se ne cura.
Lui per primo.
E il donarsi al prossimo suo come se stesso
lo fa dei Vangeli l’animale.

L’asino è dotato di grande ostinazione. Può decidere di non eseguire qualcosa che gli viene richiesto se non si convince della sua utilità, ed essere inamovibile. Si fida del suo giudizio…
Lo sguardo dell’asino, malinconico, è ricco dell’umiltà di chi ti osserva con interesse.

È dolce, teneramente innamorato della vita.

Massimiliano Bardotti

Massimiliano Bardotti

è nato a Castelfiorentino nel 1976, dove vive. Poeta e performer è curatore per la regione Toscana della Collana Poetica Itinerante di Thauma edizioni. Nel febbraio 2011 con Thauma è uscito il suo libro Fra le Gambe della Sopravvivenza finalista a: Premio Mario Luzi, Arezzo Poesia Sergio Manetti, Premio città di Sassari, Premio letterario internazionale Sulle Orme di Ada Negri e Premio di poesia Annuario; terzo classificato al Premio Città della Spezia e vincitore del Premio città di Manfredonia Re Manfredi.
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