Visioni su figli immaginati e incontri con figli reali

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Sono una mamma, ma oltre a questo sono una persona che ha trascorso metà della sua esistenza a studiare e a lavorare nel settore dell’infanzia e dell’educazione. Eppure ci sono cascata anche io sull’immaginario ideale del figlio.

Ricordo bene le ore passate con mio marito a immaginarsi una principessina in mezzo a noi, portarsela ovunque, allattarla per ore sotto l’ombra di un bel bosco. Invece è arrivato un principino forte e coraggioso nato con caparbietà, che aveva fame, tanta fame! E così la mia volontà di mamma nature unita ai voleri del piccolo mi fa raccontare di un allattamento misto fatto di puppa e bibe. Una cosa super complessa. Ce l’abbiamo fatta per quasi un anno anche se il mio ideale non era certo stato quello.

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E potrei continuare per ore a raccontare di un figlio che tutt’ora fa e dice cose che non mi sarei mai immaginata (nel bene e nel male).
Un figlio che gode del gioco all’aria aperta, di materiali di riciclo, degli acquerelli ma che… se gli chiedi qual è il suo gioco preferito ti risponde “i giochini sull’iPad”.
L’altro giorno lo guardavo disegnare robot e combattimenti.
“Perché non disegniamo insieme il mare dove abbiamo nuotato ieri?”. Lui tranquillo e diretto mi ha risposto: “No mamma mi fa schifo disegnare il mare, piace a te, fallo te il mare”.
Potrebbe sembrare una risposta irrispettosa, ma non è così.
È una risposta di un bambino che chiede di essere visto per quello che è e agisce per l’affermazione di sé.
In quel momento ho incontrato davvero mio figlio, ho spento la visione immaginaria di lui, mi sono messa a disegnare “il mio mare” accanto a lui che disegnava i suoi combattimenti con tanto di sonoro bellicoso. Eravamo insieme davvero e alla fine ho ricevuto pure un “Brava mamma, hai fatto un bel disegno!”.

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Nella mia vita professionale vedo molti bambini “saltare” per essere visti e riconosciuti per la loro indole, personalità, abilità e non abilità. Non è semplice per noi genitori lasciare andare la nostra visione, il bambino immaginato, e trovare le vie giuste per incontrare davvero i nostri figli.
Forse ci può essere d’aiuto ricordare i bambini che siamo stati, gli abiti che ci facevano indossare che mai e poi mai avremmo indossato, i pacchetti deludenti scartati sotto l’albero di Natale, e certi sguardi o frasi di mancato riconoscimento che poi tanto ci hanno fatto faticare nella vita per riuscire a nutrire la propria autostima. Dunque coraggio, oltre la visione del figlio immaginato, poco più in là c’è il vostro bambino o la vostra bambina. Li vedete? Sono proprio loro e sono meravigliosi!

Serena Ademollo

Serena Ademollo

Mi chiamo Serena Ademollo, sono Dottoressa in Scienze dell'Educazione e DanzaMovimentoTerapeuta. Lavoro come insegnante di sostegno in una scuola privata empolese. Inoltre insegno danza espressiva e porto avanti progetti di danzaterapia. Sono la responsabile didattica del progetto formativo Educ'Arte del quale esiste pagina FB. Infine sono docente di materie pedagogiche per l'agenzia formativa CO&SO di Empoli. Mi piace tanto danzare e giocare con i bambini. Adoro il loro modo di muoversi e di parlare e a volte ritengo i loro discorsi più interessanti di qualunque altra conversazione. La disabilità e il disagio sono sempre stati i miei principali campo d'intervento e ho sempre creduto che i limiti possano trasformarsi in grandi risorse. Nelle mie formazioni cerco di seminare questo tipo di approccio lavorativo. Mi piace leggere e guardare film ma a volte mi manca il tempo per farlo. Mi piace mangiare cose sane accompagnate da buon vino. Credo nell'amicizia e nel senso profondo della parola Amore.
Serena Ademollo
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