Il Tempo dell’attesa

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Camilla: “A dicembre sull’Empovaldo si parla di attesa. Questa volta mi sono divertita ad andare a cercare sul dizionario: “Lasso di tempo che intercorre tra il preannuncio di un evento e il suo verificarsi”. Ma l’attesa non si può racchiudere in una definizione, l’attesa è qualcosa di molto personale e soggettivo. Per me l’attesa è quel qualcosa di magico, sospeso nel tempo, come una bolla di sapone nel cielo, che porterà alla scoperta di un mondo nuovo. E questo mi porta subito a pensare al periodo della gravidanza… tempo di attesa per eccellenza!”.

Serena: “Già… l’arrivo della cicogna! Attesa così personale, proprio come dicevi tu. Ogni coppia vive questa attesa in maniera completamente diversa. Ci sono coppie, seppur senza patologie, che ci impiegano molto tempo a incontrare la cicogna. All’opposto ci sono coppie che dicono frasi come: “Mah, non sappiamo come possa essere successo”… suscitando battute e risatine sotto i baffi”.

Camilla: “Più ci penso e più mi rendo conto che il periodo della gravidanza è fatto di tante piccole attese, una dietro l’altra, una diversa dall’altra! I tre minuti prima del responso del test, per esempio, sono la prima piccola attesa, carica di aspettative, a volte di ansie! Ecco, personale è anche il vissuto della scoperta di essere in attesa e indelebile nella memoria il momento in cui abbiamo condiviso questa notizia con il nostro partner”.

Serena: “Davanti a quello stick con due linee violacee ci siamo tutte ritrovate in uno stato alterato di coscienza. Se vicino c’era il compagno forse c’è stato silenzio, forse uno scoppio di risatine isteriche e battute placa-animi, forse abbracci e promesse d’amore eterno, forse conversazioni logistiche sulla casa o mistico-religiose sull’evento. Ma se il test l’hai fatto da sola… ecco un’altra piccola attesa!! Quel periodo di tempo in cui ti prepari per comunicarlo al papà! E allora… preparazione lampo di una cenetta romantica? Appuntamento rapido ovunque lui sia? Pacchettino con dentro un ciuccio stile pubblicità? Ognuno di noi ha vissuto in maniera speciale questo momento!”.

Camilla: “E da qui inizia l’attesa che porterà alla scoperta “di un nuovo mondo”, di un essere umano che arriverà ad arricchire e sconvolgere la vita. Il corpo della donna in questo periodo si fa nido, per permettere alla nuova vita di crescere, e il babbo inizia a progettare, a pensare a come sarà il futuro, ad organizzare gli spazi, montare lettini, spostare mobili. Così, mentre la mamma fa spazio nel suo corpo, il babbo fa spazio in casa e insieme fanno spazio all’interno della coppia!”.

Serena: “Eh sì! Dal momento del test inizia un periodo che per ogni donna e per ogni coppia è diverso. Per qualcuno i primi tre mesi sono quelli della scaramanzia, per altri sono quelli della nausea e del sonno, per altri ancora sono mesi idilliaci. Qualcuno sceglie di sapere il sesso, qualcuno lascia che questa notizia sia una sorpresa nella sorpresa. Qualcuno inizia il toto-nome con tutta la famiglia, qualcuno sceglie di rispettare le tradizioni di famiglia”.

Camilla: “E poi l’attesa del cambiamento, quello del corpo prima di tutto, che a volte spaventa, ma che è necessario e meraviglioso. L’attesa del dolore, quel dolore, così potente e magico, che poi si scorda e che porterà alla nascita, alla conoscenza con il nostro bambino, quello che abbiamo atteso per 9 mesi… o forse molti di più!”.

Serena: “Alla fine della gravidanza le donne non si vedono più i piedi e gli uomini allacciano loro le scarpe. Ci saranno gesti inaspettati, dei quali prima vi sareste certamente vergognati. Perché è già successo: siete cambiati, siete diventati genitori”. 

 

Serena Ademollo e Camilla Mucè

Serena Ademollo e Camilla Mucè

Mi chiamo Serena Ademollo, sono dottoressa in Scienze dell'Educazione e DanzaMovimentoTerapeuta. Lavoro come insegnante di sostegno in una scuola privata empolese. Inoltre insegno danza espressiva e porto avanti progetti di danzaterapia. Sono la responsabile didattica del progetto formativo Educ'Arte del quale esiste pagina FB. Infine sono docente di materie pedagogiche per l'agenzia formativa CO&SO di Empoli. Sono una mamma e da quando mi è capitata questa bella esperienza mi capita di divertirmi con la mia amica Camilla a fare conversazioni che uniscono il "serio-teorico" al tragicomico quotidiano. E' così che abbiamo pensato a questa rubrica. Di me: Mi piace tanto danzare e giocare con i bambini. Adoro il loro modo di muoversi e di parlare e a volte ritengo i loro discorsi più interessanti di qualunque altra conversazione. La disabilità e il disagio sono sempre stati i miei principali campi d'intervento e ho sempre creduto che i limiti possano trasformarsi in grandi risorse. Nelle mie formazioni cerco di seminare questo tipo di approccio lavorativo. Mi piace leggere e guardare film ma a volte mi manca il tempo per farlo. Mi piace mangiare cose sane accompagnate da buon vino. Credo nell'amicizia e nel senso profondo della parola Amore. Sono Camilla Mucè. Educatrice, pedagogista, consulente familiare e insegnante di massaggio infantile. Mi dedico all’accoglienza dei bambini e delle loro famiglie, sperimentando ogni giorno quanto il rispetto, l’accettazione incondizionata e la fiducia nelle altrui possibilità siano un potente strumento educativo. Lavoro come insegnante di massaggio al bambino, andando a sostenere la famiglia in quel momento così delicato che è la nascita di un figlio. Coltivo molti sogni, il più grande di tutti aprire una libreria per bambini. Nel frattempo mi diletto con Serena in questa rubrica per Empovaldo, in cui, in modo leggero e spesso ironico, trattiamo temi a noi molto cari, che riguardano i genitori, i bambini e l’educazione in generale!
Serena Ademollo e Camilla Mucè
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