Sono la mamma di un bimbo autistico, vi racconto come sta andando la Didattica a Distanza

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Abbiamo raccolto la testimonianza di una mamma sulla didattica a distanza e l’esperienza della quarantena quando si ha un bambino con autismo. Ecco il suo racconto personale. In particolare questa è l’esperienza e il punto di vista di una mamma a casa in smart working, con due bambini, di cui uno con Bisogni Educativi Speciali. 

A chi mi chiede come sta andando, io rispondo sempre, bene! Ma questo non vuol dire che non sia un periodo complesso. Uno degli aspetti di difficoltà è stata la necessità di gestire i bambini – in particolare uno con bisogni speciali, e un fratellino /sorellina normotipo con le esigenze e aspettative della sua età – per l’intera giornata.

Infatti, mentre le nostre attività lavorative di genitori proseguivano regolarmente, con un volume di impegno non ridotto, seppur in modalità smart working, l’aspettativa dei bambini era ed è ancora oggi, passati oltre tre mesi dalla chiusura della scuola, che noi genitori organizzassimo le loro giornate con giochi e attività di altro tipo, per supplire al vuoto che si era creato.

Dopo l’iniziale stare a casa come momento di pausa, il desiderio fortissimo dei bambini è sempre stato comunque, ed è ancora, quello di tornare a scuola, che è l’esperienza più completa che vivono in autonomia fuori da nucleo familiare ed in un contesto di pari.

Inoltre i bambini hanno bisogno di essere ascoltati, guardano continuamente al futuro, chiedono che cosa succederà, più volte al giorno: queste tappe obbligate, le comunicazioni “a pezzi” sulla possibile riapertura della scuola, fanno crescere le loro aspettative, fanno far loro fatica poi a capire cosa accadrà, ed è difficile poi resettare le informazioni e le aperture prospettate che poi non avvengono. E questa ansia si attenua parlando, quando si può, e consolidando le certezze che si hanno, supportando il bambino quando ripropone questo tema nelle video lezioni o nelle telefonate con parenti ed amici, argomentando, non lasciandolo solo.

Alcuni aspetti positivi che ho notato nella mia esperienza è che il genitore riacquisisce una percezione più completa del bambino, che non ha tipicamente nella routine quotidiana di un lavoro tempo pieno. Poiché li vedi di corsa, nei soliti orari, al mattino e alla sera ed in tutte le fasi di accompagnamento a scuola, o da un’attività all’altra, attività che poi fanno con altre persone, incluse le terapie, le lezioni etc.

È forse una visione più completa, che solitamente possono avere insegnanti e operatori, ma non i genitori. Si ha anche una percezione più approfondita delle richieste dei bambini, che di solito non si riesce ad ascoltare perché non hanno neanche il tempo di formularle.

La questione del lavoro scolastico con la Didattica a Distanza sta avendo effetti positivi, ove almeno un genitore si può dedicare ad affiancare il bambino, perché nella gestione dell’apparato tecnologico che serve per collegarsi non sono autonomi, non perché non sappiano usarlo, ma perché basta toccare un tasto in un movimento non controllato perché salti tutto, perché se non ci sei tu cogliere la domanda del professore, e rinforzare la spinta alla risposta, a volte il bambino non sta attento, o perché si stenderebbe sulla sedia invece di stare seduto.

Il lavoro in piattaforma – tipo Classroom – è molto comodo, molto più che durante l’anno scolastico con il diario di carta e il registro elettronico classico, dove se mandiamo i compiti fatti su un Powerpoint siamo l’anomalia e non la regola. Mandiamo di solito chiavette USB, stampe della lezione, fogli che si perdono in giro, di cui non rimane traccia. Invece con la didattica a distanza anche i materiali digitali, inviatici dai professori, sono fruibili, accessibili al bambino che li può rileggere (e così abbiamo scoperto che anche lui può ripassare).

Nel seguire le lezioni on line con il resto della classe, il genitore potrebbe avere due sensazioni: da una parte la frustrazione di accorgersi delle competenze dei compagni di pari età – questione alla quale, ad un certo punto nell’evoluzione di una famiglia con un bambino con bisogni educativi speciali, un genitore smette di pensare – che normalmente non si percepisce molto, poiché a ogni genitore viene raccontato il percorso del proprio figlio; dall’altra costituisce anche l’occasione di fare alcune scoperte inaspettate: noi ad esempio abbiamo scoperto che il nostro bambino con bisogni speciali è il più bravo a suonare la pianola, quasi il più bravo della classe perché la professoressa ha insegnato solo la mano destra, e lui a orecchio mette gli accordi anche con la sinistra. E la professoressa lo dice anche agli altri bambini, dicendo “ecco dobbiamo fare tutti come lui”. Raro che vi siano occasioni in cui un genitore come noi possa sentire una frase del genere. E sicuramente è anche la situazione di gruppo che ha sollecitato il bambino a migliorare e voler suonare per i compagni.

È inoltre un’occasione in cui al genitore capita di rapportarsi più direttamente con i docenti curricolari, anche nella scuola media, rendendosi conto delle richieste e modalità di una lezione “normale”, osservando con interesse direttamente i vari tipi di interazione dei tanti insegnanti curricolari, che adottano, almeno in alcuni momenti, degli spazi e tempi riservati ai bambini più in difficoltà, adeguano qualche domanda, aspettano il giusto tempo per la risposta del bambino senza incalzare, lo coinvolgono, lo ringraziano dei compiti inviati. Il genitore non può sapere se e come questo avvenga anche in classe, quindi poterlo vedere ed apprezzare in questa modalità è un’occasione unica.

I compiti possono essere consegnati direttamente al professore curricolare, mentre in precedenza il referente rimaneva spesso il docente di sostegno: non si comprendeva chi valutasse, in questo caso è per certo l’insegnante curricolare, che sicuramente vede il materiale e percepisce cosa il bambino o ragazzo è stato in grado di fare, e questo è positivo.

Abbiamo fatto di tutto, in questa situazione, con un grande impegno e grazie all’apporto costante, on line, di tutti gli specialisti esterni, la pedagogista, la psicologa e il team ABA cui ci affidiamo, l’educatore scolastico, che seguivano il bambino coordinandosi con la scuola. È stato fondamentale per potenziare aree per le quali nel tempo “normale” non vi sono tempo o energie, così come per collaborare con la famiglia sulla metodologia specifica per l’adattamento dei processi di apprendimento al materiale scolastico.

Purtroppo, nonostante una grande vicinanza umana, ci è mancata da parte dei docenti sia una proposta di attività adeguate per il bambino che un’interazione diretta con lui: noi genitori siamo diventati insegnanti, dovevano adattare i compiti, semplificando e visualizzando tutto in modo da rendere i contenuti accessibili, come indicato da pedagogista e terapisti. Per noi non è stato facile perché non siamo insegnanti, ma è stata un’occasione per imparare.

D’altra parte anche noi come famiglia ci siamo sentiti più sicuri di poter stare con il bambino e garantirgli quello che altrimenti deve essere sopperito da docenti e assistenti, certamente con una grande fatica nel conciliare questo caregiving diretto ed il lavoro.

Questo mette in evidenza che, quando il genitore trova le risorse economiche, di tempo e di impegno personale e culturale (e 18 ore di attività giorno), per supportare esternamente e strutturare le giornate e i processi di apprendimento, i bambini possono fare anche in questo periodo grossi passi avanti. Certo non tutti i genitori hanno le stesse possibilità, quindi questa situazione rischia e rischierà di acuire ancora di più il divario “tra ricchi e poveri”.

Le famiglie in alcuni casi ne escono consapevoli e più pronte a capire cosa funziona e cosa no, anche se molto provate e stanche. In altri casi più sfortunati purtroppo sarà stato peggio essere a casa che non a scuola.

Quando le famiglie dovranno far riaffiorare questi bambini alla società, alla scuola e alle altre attività si aspettano ora che l’esperienza messa a frutto, nei casi più fortunati con una rete di sostegno esterna alla scuola e fatta spesso di specialisti mirati che di giorno in giorno studiano e rielaborano con e per il bambino, venga quanto meno replicata e imitata come metodo.

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