Giocare con un dito

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Ammetto di aver scritto questo articolo 5 volte perché tocca un tema sul quale rifletto molto e ultimamente ho anche fatto accese discussioni con più persone.

Il termine nativi digitali venne coniato dallo statunitense Marc Prensky, sociologo ed esperto di educazione, per indicare la prima generazione di bambini cresciuta a pane e computer (o altri dispositivi elettronici come console e videogame). I bambini digitali, invece, nascono un decennio dopo circa, con l’arrivo dell’iPad. Il tablet Apple, a differenza degli smartphone era molto più semplice e intuitivo da utilizzare rispetto a un pc o laptop: già a 18 mesi i bambini potevano capire il funzionamento di questi dispositivi e iniziare a utilizzarli.

Flashback: estate, fuori in cortile lo schiamazzo di alcuni bambini che giocano a pallone. Improvviso silenzio: lo stesso gruppo di bambini adesso guardano tutti verso lo stesso punto luminoso, lo schermo di un tablet dove si susseguono veloci immagini guidate da un solo dito di un bambino, gli altri tutti intorno a guardare, ma la mia impressione è che non siano più insieme.

Ristorante: due genitori a tavola stanno cercando di conversare, ma loro figlio di circa 2 anni ha ormai finito di mangiare, si alza continuamente e richiede una notevole dose di attenzione. La madre estrae il cellulare dalla borsa ed il gioco è fatto, lui sa già cosa fare, e ancora indossa il pannolino.

È successo anche a me: riunione di lavoro inaspettata, figlio 4enne e nessuno a cui lasciarlo e… zac! Contro ogni mia personale regola genitoriale infilo al volo in borsa l’iPad e partiamo. I commenti del pubblico adulto della riunione sono stati: “Ma com’è buono questo bambino?!”.

Con questo esempio personale voglio dire che non sono qui per giudicare nessuno. Certo, crescerli è estenuante a volte i “no” sono difficili da dire, a volte facciamo battaglie difficili da sostenere per lungo tempo e la determinazione dei bambini è più tenace della nostra pazienza. Cedere il telefono o il tablet per un lasso di tempo diventa a volte un sollievo per tutti.

Ma noi siamo gli Adulti e loro sono i Bambini. Noi dobbiamo essere consapevoli di alcuni aspetti importanti e, a proposito di questo, vi riporto qualche pensiero di Giuseppe Riva, docente di psicologia dei nuovi media e autore di “Nativi Digitali. Crescere e apprendere nel mondo dei nuovi media”.
Il professore spiega come le nuove tecnologie siano in velocissima evoluzione, infatti prima il touch screen non esisteva e per usare la tecnologia i bambini dovevano conoscere cognizioni linguistiche di base e avere una manualità tale da permettere l’uso del mouse. Ora il touch screen permette ai bambini un utilizzo immediato, sempre vincente, senza dare la possibilità dell’errore e dell’attesa, dando la sensazione che tutto è possibile con un clic. L’autore sostiene inoltre come questo tipo di tecnologie modifichino cognitivamente i bambini perché da una parte ne migliorano il processo di coordinamento dei movimenti e ne velocizzano il processo decisionale, dall’altra riducono la capacità di mantenere l’attenzione su un compito a lungo e inoltre come la dimensione del “qui e ora”, del tutto a portata di mano, possa limitare la capacità di astrazione. Il bambino tende a isolarsi e a perdere la dimensione del tempo. Ovviamente diventa a questo punto fondamentale il ruolo dei genitori che devono limitare l’uso di questi strumenti dal punto di vista quantitativo, e non solo.
Giuseppe Riva ricorda l’aspetto positivo della tecnologia che può essere utilizzata a fini educativi e didattici. Ci sono tante strategie d’uso veramente molto interessanti, app accattivanti per insegnare a leggere, contare, in maniera anche divertente, utili (aggiungo io) per bambini con problemi di apprendimento e non solo.
Lo so, non serve demonizzare la tecnologia ma impariamo ad usare bene gli strumenti che abbiamo a disposizione e soprattutto a non avere un atteggiamento passivo.

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pan xiaozhen

Qualche ultimo suggerimento

Condivisione: esattamente come per la televisione, non lasciateli soli sul divano a giocare senza di voi.
Tempo: fate utilizzare la tecnologia in minor tempo di tutte le altre attività.
Quali attività prediligere: direzionate i vostri figli verso attività che mettono in relazione, che danno qualche frustrazione in più ma che fortificano il carattere, che sporcano la pelle e rompono i pantaloni; attività che fanno incastrare pezzettini tra loro attivando il pensiero logico, lo stesso pensiero che ha permesso la creazione della tecnologia.

Lasciamoli liberi di pensare in molti modi, senza lasciarli passivi davanti a dei servizievoli schermi che fanno sentire onnipotenti e invincibili.

Serena Ademollo

Serena Ademollo

Mi chiamo Serena Ademollo, sono Dottoressa in Scienze dell'Educazione e DanzaMovimentoTerapeuta. Lavoro come insegnante di sostegno in una scuola privata empolese. Inoltre insegno danza espressiva e porto avanti progetti di danzaterapia. Sono la responsabile didattica del progetto formativo Educ'Arte del quale esiste pagina FB. Infine sono docente di materie pedagogiche per l'agenzia formativa CO&SO di Empoli. Mi piace tanto danzare e giocare con i bambini. Adoro il loro modo di muoversi e di parlare e a volte ritengo i loro discorsi più interessanti di qualunque altra conversazione. La disabilità e il disagio sono sempre stati i miei principali campo d'intervento e ho sempre creduto che i limiti possano trasformarsi in grandi risorse. Nelle mie formazioni cerco di seminare questo tipo di approccio lavorativo. Mi piace leggere e guardare film ma a volte mi manca il tempo per farlo. Mi piace mangiare cose sane accompagnate da buon vino. Credo nell'amicizia e nel senso profondo della parola Amore.
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