Genitori alle prese con gli esami dei figli. Come comportarsi per aiutarli

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Il tema dell’Empovaldo questo mese mi spinge a fare un salto nel tempo. Finora la rubrica di PedaGoGo si è occupata di tematiche vicine ai neo-genitori o poco più. Il tema “esami”, invece, ci porta necessariamente agli esami di terza media o a quelli di maturità. Oplà… fatto il salto ecco che si apre un sipario animato da scene di questo tipo. Ragazzi che sbattono la porta, che alzano la voce, che sono insopportabili, che si chiudono in loro stessi.

Eh sì! La stagione degli esami porta stress a tutta la famiglia. A volte i genitori corrono il rischio di amplificare la situazione perché si mostrano ansiosi e preoccupati. Il campionario dei comportamenti “boomerang” che i genitori, magari inconsapevolmente, mettono in atto nel tentativo di spingere i figli verso lo studio è vasto: ci sono quelli iperprotettivi, quelli che preparano i riassunti per i figli e li pressano per ripetere, ma anche quelli che fanno paragoni (con se stessi, i fratelli, gli amici e i figli di amici) e quelli che, anche se non lo dicono, hanno aspettative troppo alte.

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Vediamo come possiamo facilitare la situazione anziché aggravarla.

Fare un passo indietro
Evitare di imporre i nostri metodi di studio o di come affrontare il momento critico. Le soluzioni che a noi sono servite quasi certamente non saranno le stesse che troveranno i nostri figli. Fare un passo indietro è un esercizio sempre utile per la genitorialità. Lasciare che i ragazzi possano attraversare una fase critica della loro vita “da soli” significa credere nelle loro potenzialità. Ricordiamoci che i genitori, se vogliono, hanno un superpotere: quello della presenza silenziosa e invisibile.

Un figlio che sostiene un esame non è più un bambino piccolo, se avrà bisogno di voi saprà trovare la strada per raggiungervi, sapendo che troverà la porta aperta.

Sostenere
Incoraggiare senza soffocare, dare fiducia, credere nelle loro potenzialità, fornire aiuto quando richiesto. La fiducia in se stessi è una componente chiave per affrontare con successo gli esami. A questo proposito, ci sono molti modi per alimentare l’autostima di un adolescente come mostrare fiducia nelle sue possibilità, ricordargli i suoi pregi in momenti quotidiani. Piccoli atti di gentilezza inattesi saranno graditi anche se vi dovessero rispondere male. Un dolce, il piatto preferito pronto in tavola, della cancelleria nuova di zecca, sono tutti gesti che testimoniano sostegno emotivo e vicinanza senza bisogno di parole.

Quelle frasi che proprio andrebbero evitate
“Sei sempre il solito!”, “Si vede cosa hai combinato finora”, “Continua così e farai strada”, “Io alla tua età…”, “Cosa pensi di fare all’esame, se vai avanti così?” e l’immancabile: “Con tutto quello che faccio per te”. Inoltre, bisognerebbe fare attenzione agli atteggiamenti svalutanti silenziosi che contribuiscono a minare la fiducia in se stessi dei ragazzi.

Rispettare gli spazi dei figli (fisici e psicologici)
I genitori dovrebbero evitare di essere intrusivi negli spazi e nei tempi dello studio dei propri figli.
Lo spazio privato a quest’età è molto importante, anche se vi sembrano chiusi in una caverna.
Lasciate che scorra aria tra voi e loro e vedrete che il clima sarà più leggero.

Coltivare la tranquillità
Se in casa ci sono altri figli, spetta ai genitori fare in modo di garantire a chi deve studiare il silenzio e la calma per poter ripassare serenamente. Musica, interruzioni, litigi e rumore possono amplificare lo stress e vanno dunque tenuti a bada. Creare momenti spezza-tensione, alimentare la risata, quella di pancia! Sdrammatizzare nella vita aiuta sempre, ora più che mai.

Accettare
Se nessuno dei consigli precedenti dovesse funzionare, ripetetevi che il periodo prima degli esami è, appunto, il periodo “prima”. “Con la fine degli esami, comincerà un nuovo capitolo. Cambieranno i ritmi, gli impegni, i problemi e il paesaggio emotivo.

L’esame è una prova da superare per evolvere, un rito di passaggio per diventare più grandi e un po’ meno cuccioli. I ragazzi attraversano questo periodo camminando in un bosco fitto che li porterà “da un’altra parte”, in una nuova fase di vita.

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Questo mese PedaGoGo incontra Silvia Lami, giornalista e ufficio stampa del Comune di Montelupo Fiorentino. Silvia è mamma di Matilde e Caterina. La primogenita quest’anno affronterà l’esame di terza media.

“Il mese di maggio è tipicamente periodo di cene e riunioni con gli altri genitori, caffè con le mamme e incontri con i professori.
In una di queste occasioni mi è stata posta la domanda “A che punto sei per gli esami? Io non ci dormo la notte”. Sono rimasta in silenzio alla ricerca di una risposta da dare.
Avrei potuto dire alla mamma in questione che io la notte dormo benissimo e pure mia figlia.
Che l’esame non lo dovrò sostenere io, ma lei.
Che la vedo serena e che ho fiducia in lei.
Che le sono vicina, se me lo chiede e mi piace osservare come vive questa nuova esperienza.
Che ho scelto di contemplarla durante il suo primo vero esame della vita, a cui ne seguiranno altri. I miei li ho già sostenuti e continuo a sostenerli.
Che penso, con un po’ di nostalgia, al mio primo esame preparato in gruppo con gli amici, mangiando ciliegie e che provo malinconia nel constatare che i ragazzi hanno perso l’abitudine a studiare insieme. Che a 14 anni è sano impegnarsi nello studio, ma anche essere distratti da altri interessi.
Alla fine le ho sorriso e ho tentato una sintesi scomposta dei miei pensieri: “Vedo che è serena e ho fiducia in lei”. Che poi, a somme fatte, è ciò che conta veramente”.

Serena Ademollo

Serena Ademollo

Mi chiamo Serena Ademollo, sono Dottoressa in Scienze dell'Educazione e DanzaMovimentoTerapeuta. Lavoro come insegnante di sostegno in una scuola privata empolese. Inoltre insegno danza espressiva e porto avanti progetti di danzaterapia. Sono la responsabile didattica del progetto formativo Educ'Arte del quale esiste pagina FB. Infine sono docente di materie pedagogiche per l'agenzia formativa CO&SO di Empoli. Mi piace tanto danzare e giocare con i bambini. Adoro il loro modo di muoversi e di parlare e a volte ritengo i loro discorsi più interessanti di qualunque altra conversazione. La disabilità e il disagio sono sempre stati i miei principali campo d'intervento e ho sempre creduto che i limiti possano trasformarsi in grandi risorse. Nelle mie formazioni cerco di seminare questo tipo di approccio lavorativo. Mi piace leggere e guardare film ma a volte mi manca il tempo per farlo. Mi piace mangiare cose sane accompagnate da buon vino. Credo nell'amicizia e nel senso profondo della parola Amore.
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