La didattica a distanza per gli studenti con disabilità

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Ora sappiamo che almeno fino a settembre non si tornerà a scuola. La didattica a distanza, già sperimentata negli ultimi due mesi, diventa la regola per l’anno scolastico in corso. Ma come sta andando per gli studenti con disabilità? Ne abbiamo parlato con Giulia Lampugnani, pedagogista perfezionata per i Disturbi Specifici dell’Apprendimento e del Neurosviluppo, e docente a contratto nel corso di Laurea Magistrale di Scienze Pedagogiche presso l’Università di Milano Bicocca.

Come possiamo spiegare cosa sono i Bisogni Educativi Speciali, che alcuni bambini e bambine hanno, e che vengono classificati come disabilità?

“La disabilità, o meglio i Bisogni Speciali, non sono soltanto una caratteristica, un modo di essere diverso, delle singole persone o bambini, ma una condizione che ognuno di noi, in forme e circostanze diverse, in diverse fasi della vita, può sperimentare.

Oggi lo capiamo bene attraversando l’esperienza, totalizzante ed immersiva, dell’emergenza sanitaria e del distanziamento sociale richiesto dal Covid-19. Abbiamo tutti Bisogni Speciali al tempo del coronavirus, che ci ha “disabilitati” rispetto a tante cose che sapevamo e potevamo fare.

La quarantena imposta dalla pandemia ci fa in qualche modo sperimentare la condizione di tante persone con disabilità e delle loro famiglie, in tempi normali già “chiuse” in casa perché la realtà esterna non è adeguata ai loro bisogni: non è facile né scontato, ad esempio, per un bambino autistico andare al cinema o partecipare ad una festa con gli amici. L’autismo è appunto una condizione caratterizzata da una neurodiversità, ossia un diverso funzionamento cognitivo, affettivo, sensoriale, percettivo da quello “normo-tipico”; è una condizione che si riscontra, in continuo aumento, nella popolazione in età scolare : secondo l’Osservatorio Nazionale Autismo, che fa capo all’Istituto Superiore di Sanità, si stima che in Italia l’autismo colpisca un bambino ogni 77. E’ riconosciuto quindi come uno dei Bisogni educativi speciali e supportato sia dalla legge quadro per la disabilità che da quella relativa ai BES scolastici.

Quello che non si considera è che comportamenti apparentemente strani, anomali, derivano in realtà non da un’avversione alla socialità di queste persone, ma da una peculiare e amplificata percezione sensoriale per cui rumori e suoni ad alto volume, affollamento, mancanza di luce o luci con determinate caratteristiche, infastidiscono il bambino autistico, che può reagire nei modi più diversi a seconda dello stimolo; questo provoca gli sguardi stupiti, infastiditi o commiseranti della gente per le sue stranezze; per cui la famiglia è portata spesso a chiudersi in se stessa o, al massimo, a frequentare maggiormente altre famiglie che vivono condizioni simili, per organizzarsi in autonomia, o in chiusura, vivendo con estrema difficoltà e solitudine, perdendo opportunità importanti per la crescita del bambino e vivendo un pesante isolamento sociale. Simili difficoltà e solitudine che adesso tutti sperimentiamo, seppur in maniera transitoria, con grande disagio.

Nella condizione di vita attuale è più facile per noi tutti comprendere come le opportunità si riducano: la socializzazione e relazione con gli altri, ognuno con le proprie modalità di contatto, la libertà di movimento, le routine ribaltate, il senso d’inadeguatezza e d’impotenza nell’agire sulla realtà, la rabbia e la tristezza… è quello che stiamo vivendo tutti in questo momento, per cui possiamo capire cosa vivono quotidianamente bambini e famiglie con Bisogni Educativi Speciali quando i loro bisogni non riscuotono una giusta considerazione in un contesto che non permetta esperienze adeguate, fruibili, capaci di dare un’opportunità, in vario modo, di crescita personale e di partecipazione alla vita dei pari.

Questa situazione costituisce la reale “disabilitazione” della persona come un plus alle sue oggettive fragilità o neuro diversità, tipiche dell’autismo, così come di altri disturbi del neurosviluppo”.

Che ruolo ha la scuola nel quotidiano degli studenti con Bisogni Educativi Speciali?

“La scuola italiana, che è stata storicamente, a livello normativo, la prima al mondo ad inserire e poi integrare i bambini con disabilità, o meglio con neurodiversità, offre un’occasione irripetibile d’inclusione sociale: è per bambini e ragazzi una finestra aperta alla partecipazione nel mondo e, quando ben gestita, un motore d’inclusione sociale potentissimo per i bambini speciali e per le loro famiglie; è occasione educativa per la formazione di ogni cittadino all’idea e alla realtà d’inclusione, alla tolleranza, alla conoscenza della diversità e reciprocità, che altrimenti sarebbero difficile sperimentare.

La relazione corporea, gli sguardi, gli scambi di oggetti, i piccoli rituali quotidiani costituiscono una base sicura per tanti bambini con autismo e neurodiversità, inseriti nelle nostre scuole”.

Come sta andando in questo periodo?

“Questa comunità educante, questa esperienza quotidiana, pur con tutti i pregi e difetti della realtà scolastica, l’attenzione e la relazione con insegnanti e compagni, anche solo piccolissime occasioni di inserimento dei bambini in una realtà sociale ed educativa, in queste settimane è venuta a mancare.

I passi programmati a scuola nel cammino di conquista di piccole e grandi autonomie, da monitorare e programmare, in maniera personalizzata, giorno per giorno, sono saltati.

I bambini e i ragazzi con Bisogni educativi Speciali hanno perso le routine quotidiane e settimanali rassicuranti, piene di relazioni umane e di stimoli mirati, che vedono coinvolte équipe con varie professionalità, insegnanti, logopediste, pedagogisti, psicologi, educatori, specialisti, che si alternano con apporti diversificati e magari coordinati; professionisti che supportano e si relazionano con i bambini, ma anche con le famiglie, che si sono ritrovate sole ad affrontare l’anomalia e le pressioni di una quarantena.

Tutto questo mentre bambini e ragazzi con neurodiversità percepiscono in maniera amplificata e non filtrata ansie e paure, faticano a inquadrare in una cornice cognitiva la nuova situazione e le nuove regole, che richiedono loro la rinuncia a dimensioni sensoriali e motorie per loro fondamentali per mantenere un equilibrio – ad esempio poter uscire per fare il solito percorso in auto, o vedere i soliti compagni, correre o andare in altalena.

Le prime settimane sono state probabilmente le più dure. Poi, pur in maniera molto diversificata, cooperative educative, scuole, professionisti hanno cominciato a ripensare un lavoro a distanza.

La dimensione scolastica della lezione, che prevede presenza e interazione corporea, seppur minima, si è dematerializzata. Anche questa labile occasione d’ interazione è venuta meno”.

A livello nazionale come ci si è occupati della disabilità al tempo della quarantena?

“Una prima nota specifica della Ministra dell’Istruzione è arrivata solo da pochi giorni, lo scorso 27 aprile. Richiama l’importanza della figura dell’insegnante di sostegno come mediatore dei processi così come l’importanza di poter includere nell’attività della lezione curricolare ogni alunno con disabilità, ma in generale, fin dai primi giorni, praticamente nulle sono indicazioni di metodo, se non un generale richiamo all’importanza che la scuola non tralasciasse il lavoro con i bambini con Bisogni Educativi Speciali. Come per il resto del settore educazione, non vi sono state linee guida generali e condivise, soprattutto dal punto di vista metodologico, quindi le singole scuole e, nel caso della disabilità, i singoli docenti si sono attivati con estrema difficoltà, con modalità e risultati molto variegati.

Questo perché più ancora degli altri bambini e ragazzi il coinvolgimento di questi minori presuppone che la famiglia sia in grado di fare da mediatore e sappia, e possa, coinvolgersi in un processo che anche gli insegnanti faticano ad attivare; infatti questo risulta un compito molto delicato e per tanti versi oneroso per qualsiasi famiglia, ma ancor più per quelle famiglie in cui non ci sia un’ adeguata preparazione per affrontare simili emergenze, o in cui le circostanze di lavoro e familiari non permettano tempi rilassati da poter dedicare al bambino, al ragazzo”.

 

N.B. Nei prossimi giorni continueremo con l’intervento di un genitore di un bambino con autismo.

Susanna Bagnoli

Susanna Bagnoli

Sono una giornalista e addetta stampa. Mi sono occupata di comunicazione politica e istituzionale, oggi scrivo e collaboro con settimanali nazionali e testate regionali tra cui l’Empovaldo. Ho il pallino delle storie al femminile!
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