Il CoWo di E: un piccolo spazio per grandi idee

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Uno spazio polifunzionale nel cuore di Empoli dedicato ai lavori creativi, ma anche agli eventi come il workshop di sabato 19 e domenica 20 ottobre con il collettivo “I Raccattati”. Abbiamo chiesto a Eleonora Chiarugi, ideatrice del CoWo di E, di raccontarci lo spazio e le sue prospettive.

Chi è Eleonora Chiarugi e come nasce l’idea del Coworking?
Beh come rispondere, penso sia la domanda più difficile. Mi definisco una meticcia mezza empolese doc e mezza fiorentina, appassionata all’arte in tutte le sue forme, cinema, viaggi, teatro e narrazione, letteratura e fotografia. Poliedrica e iperattiva, parlo anche con i muri e sono super curiosa, anche se fifona e sbadata.
Ho ricominciato a prendere l’aereo da sola a 28 anni. Dopo aver studiato Scienze della Comunicazione a Firenze, e Progettazione Culturale a Milano, dopo aver visitato spazi polifunzionali, spazi riqualificati e grazie al contatto con personalità artistiche, stimolanti appartenenti anche al mondo underground, in cinque anni ho sempre avuto una lucina in testa che non ho mai smesso di seguire, nei sogni e nella realtà. Dopo esperienze lavorative che mi hanno formata, e grazie alle quali ho avuto modo di conoscere tantissime personalità fantastiche, ho preso coraggio e con i soldini messi da parte mi sono decisa. Inizialmente avevo un progetto di questo tipo trasportato in campagna, ma poi tra magagne familiari e la grandezza troppo grande di questo sogno, mi sono ridimensionata, partendo da un piccolo spazio da riqualificare. Il CoWo di E, ovvero Il CoWo di Empoli, dove covare appunto le proprie idee, progettarle e svilupparle. Non a caso è contraddistinto dal logo dell’Ovetto.

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Lo spazio di lavoro al Cowo è visto e vissuto in una diversa prospettiva… ce la racconti?
Lo spazio del CoWo è uno spazio di Coworking e non solo. Essendo piccolo è stato pensato per essere il più versatile e polifunzionale possibile. Se passate di qui vedrete subito all’ingresso un tavolo desk open space per il lavoro durante il giorno e per riunioni la sera, il quale in parte è utilizzato anche come angolo espositivo degli artisti che passano da qui, così come il bancone e l’angolo relax. La sala polifunzionale invece è pensata sia per la realizzazione dei corsi, di riunioni e set fotografico con diversi fondali. In più sono presenti stampanti multifunzione e un plotterino proprio per il fatto che chi lavora o progetta all’interno del CoWo, abbia la possibilità di lavorare a 360° al proprio progetto. Inoltre tra poco sarà dotato di impianto stereo per l’ascolto dei vinili usati esposti al CoWo (e chi vuole perché no può anche acquistarli).
L’obiettivo insomma è proprio quello di creare sinergie, movimento, e una cosa molto semplice, ma che vi assicuro efficacissima (in un momento come quello che stiamo vivendo bellissimo per molti aspetti, complicato per altri): l’incontro. Da un semplice incontro tra persone che frequentano i corsi, li tengono, che usufruiscono dello spazio o semplicemente guardando flyer o opere esposte, lasciati da chi è passato, nascono infinite possibilità: idee, progetti da costruire, collaborazioni, spunti e interesse.

Collaborazioni come quella con il collettivo “I Raccattati”?
Lo spazio nella sua interezza si presta anche per organizzare eventi, presentazioni di progetti e workshop giust’appunto, come quello che terranno i nostri amici del collettivo de “I Raccattati“, dei quali faccio parte in veste di fotografa “La NoraC”. Uno workshop basato sul disegno tradizionale e digitale che parte dall’esigenza di valorizzare le menti, le competenze e le abilità che provengono dal nostro territorio e che spesso snobbiamo o che pensiamo proprio non esserci. Invece l’Empolese Valdelsa ne è pieno ed è secondo me importante valorizzarla. Uno workshop pensato per tutti coloro che si vogliono avvicinare al disegno, partendo dal cosiddetto “Omino stecco” che prenderà forma e corpo, in tutte le sue proporzioni con il Vigno fino alla strutturazione di una tavola per fumetti con il Becc, fino a concludere le sessioni di disegno con Daniele Mariti che darà qualche nozione di colorazione digitale, come ha detto “Prima i’ tradizionale, poi i’ digitale!”. La giornata si concluderà con un piccolo aperitivo e un bellissimo dj set a cura di Lorenzo Vignozzi, Wig.

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Raccontaci del lavoro in ambito creativo dal tuo punto di vista di imprenditrice? Ci sono state difficoltà nel mettere in pratica la tua idea è quali consigli daresti a chi vuole ispirarsi a esperienze come la tua?
Per quanto riguarda il mio punto di vista, beh, io più che un’imprenditrice mi considero una creativa, un lavoro che in Italia è considerato come cacca cacca, mentre all’estero, soprattutto nel Nord Europa, è considerato come un vero e proprio lavoro. Diciamo che mi sono fatta molto da sola, rimboccandomi le maniche e non aspettandomi nulla e nessuno. Confesso che ho davvero avuto la fortuna immensa di aver avuto la donazione del fondo da parte di mio padre nel posto giusto al momento giusto, e ho pensato entro di me che avrei dovuto a tutti i costi prendere al volo il treno. Se non ci fosse stata questa occasione forse non avrei aperto, dati i costi elevati degli affitti sul territorio, che si sarebbero sommati coi costi di ristrutturazione. E lì, anche con tutti i prestiti che vuoi, sarebbe stato davvero infattibile. Quindi sì un po’ di fortuna, ma anche tantissima determinazione direi. Un po’ machiavellica come idea, ma a discapito di nessuno ovviamente (non ammazzo manco le mosche). Il tutto poi è nato da sé, io ancora non ci credo. Non so, mi sembra tutto così molto naturale e bello che a volte mi sembra di stare tra le nuvole. Quindi sì, la parola chiave se ne dovessi trovare una per la mia strategia di impresa che consiglio (mamma mia che parolone!) è naturalezza, disponibilità, empatia e tanta disciplina ovviamente, che per me è sempre stata una parola lontana (puntualità, agenda, piani di battaglia e soprattutto POST IT A MANETTA!), e le dovute pause per far riossigenare la mente e allontanare lo stress.

Per saperne di più sul CoWo di Eilcowodie.it

Elena Mondovecchio

Elena Mondovecchio

"Ci sono versi – a volte intere poesie – / che neanch’io so cosa vogliono dire. Quello che non so / mi trattiene ancora". Ghiannis Ritsos, Esercizi
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