Parigi, il cane dei record

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Nel 1954 trovò il tartufo più grande del mondo: 2.520 grammi

Arturo Gallerini, si alzò presto per essere in bosco già
alle prime ore del mattino. Era di casa nei boschi di San Miniato dove l’Egola e la
Chiecina scorrono a valle, lui che di notti bianche ne aveva vissute tante. Faceva freddo
quella mattina d’autunno inoltrato. La lanterna in mano, il vanghetto a tracolla e via per
i sentieri. Il Bego conosceva bene le piante: il pioppo, il salice, la quercia, e
conosceva bene, senza darsi una risposta, anche il proverbio che “fra Doderi, Montoderi e
Poggioderi c’è una bella margherita che costa più di Firenze e Pisa”. Era nebbia in quella
notte umida. Gli teneva compagnia Parigi, il suo fedelissimo compagno, un cane bastardo,
come si addice ai bravi cani da tartufo, di grossa taglia a pelo liscio ed ondulato, con
la coda a spazzola. Uno, due, tre, quattro chilometri per il bosco, poi altrettanti nel
fondovalle acquitrinoso. Parigi non si dava pace quella notte in cui non riusciva a
fiutare neanche l’aroma di un tartufo di piccola taglia. Era lui che faceva strada e
guidava il Bego.

Una notte in bianco, più che una notte bianca, si stava consumando, quando Parigi
improvvisamente cominciò ad abbaiare, a girare velocemente, ad annusare, con grande
concitazione. Poi iniziò a scavare. Arturo corse veloce, raggiunse il suo cane. Posò la
lanterna, anche lui si mise a scavare. Aveva il vanghino, ma volle fare con delicatezza.
Il profumo diventava sempre più forte, più intenso. Agli occhi di Bego apparve un tartufo
enorme, pesante, una cosa mai vista. Stanco lo assalì l’emozione. “Bravo Parigi, sei stato
bravo…”, diceva mentre lo accarezza e gli dava la meritata ricompensa. Intanto i primi
bagliori dell’alba illuminavano le sinuose colline che si coloravano, come per magia, con
una pennellata di pallido sole d’autunno e la rugiada si trasformava in argentee gocce
sull’erba. Il tempo di arrivare a casa e prendere le stadere.
Due chili e diciotto tacche: 2.520 grammi. Annota il peso, il giorno e il luogo sul suo
inseparabile calendario: era il 26 ottobre 1954. Arturo Gazzarrini, il Bego, trovò il
tartufo più grande del mondo. Il tartufo finì lontano, tra le mani dell’allora Presidente
degli Stati Uniti d’America Dwight Eisenhower, su dono del commerciante Giacomo Morra. In
ricordo di quella notte bianca e in memoria del suo fedele amico, il Bego darà a tanti
altri suoi cani il nome di Parigi.

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