L’Arrivo della fine

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Dalle interpretazioni date ai calendari Maya alle presunte collisioni della Terra col temibile (ma inventato di sana pianta) Pianeta Nibiru, si moltiplicano sulla rete annunci della fine del mondo ormai prossima. Ma se i presunti allineamenti col Pianeta X possono lasciarci dormire sereni, scenari di cataclisma globale innescati da eventi astronomici esistono davvero. Vediamo allora come terrorizzare i nostri lettori e i contatti su Facebook con qualcosa di scientificamente fondato, anche se, fortunatamente, estremamente improbabile o molto lontano nel tempo.

Terra L’Arrivo della fine Arrivo Larrivo della fine Barringer Crater aerial photo by USGS

In uno scorso numero dell’Empovaldo abbiamo già parlato di asteroidi. Mentre oggetti piccoli colpiscono frequentemente la Terra, spesso consumandosi del tutto come stelle cadenti all’ingresso nell’atmosfera, impatti con corpi potenzialmente pericolosi sono stati molto più comuni nel passato. Ad esempio, i geologi pensano che almeno due delle cinque grandi estinzioni di massa avvenute durante lo sviluppo della vita sulla Terra negli ultimi 500 milioni di anni possano essere attribuite a un impatto catastrofico con un oggetto spaziale di 10-15 km di diametro. Questa indicazione ci viene dalle anomale alte abbondanze di iridio, un elemento piuttosto raro sulla Terra ma relativamente abbondante nelle meteoriti, in strati geologici corrispondenti a circa 65 milioni di anni fa studiati in varie parti del mondo, corrispondenti all’epoca di una delle maggiori estinzioni di massa nella quale scomparvero circa i ¾ delle specie viventi. Per fortuna questo tipo di evento è molto raro: si stima che la frequenza di un impatto con un asteroide di 1 km di diametro sia di 1 ogni 440000 anni.

L’esplosione di una stella vicina al Sole come Supernova rappresenterebbe un altro evento catastrofico. Le Supernovae sono lo stadio finale dell’evoluzione di stelle con massa almeno 8 volte quella del Sole, nelle quali la produzione di energia sotto forma di fusioni nucleari non riesce più a contrastare la forza di gravità, portando all’esplosione. Questa libera nello spazio gli strati esterni della stella e una gran quantità di energia sotto forma di radiazione, mentre il nucleo collassa in una stella di neutroni o in un buco nero. Si calcola che una tale esplosione a 10 parsec dal Sole (circa 30 anni luce) sarebbe in grado di generare un flusso di radiazione e particelle cariche tale da distruggere lo strato di Ozono intorno alla Terra per circa 300 anni. Visto che l’Ozono ci serve da scudo contro la radiazione ultravioletta, questo esporrebbe la superficie terrestre a un flusso UV molto più elevato del normale, con conseguenze disastrose su tutte le specie viventi e soprattutto sul fitoplancton marino, alla base di tutte le catene alimentari. Inoltre, la decrescita della fotosintesi potrebbe portare all’aumento dell’effetto serra e a un riscaldamento globale del pianeta. Per fortuna, il numero di Supernovae attese entro 10 parsec da noi è di circa 1-10 ogni 10 miliardi di anni, ma non è escluso che alcune delle estinzioni di massa conosciute dalla Terra siano state dovute al passaggio del sole vicino a uno di questi spettacolari funerali stellari.

Terra L’Arrivo della fine Arrivo il resto di Supernova del Granchio

Tuttavia, alcune stelle molto massicce e velocemente rotanti possono generare esplosioni ancora più energetiche, chiamate Lampi Gamma, caratterizzati dall’emissione di raggi gamma per un tempo molto breve, tra una decine di millisecondi a qualche ora. Questi sono i fenomeni elettromagnetici più brillanti osservati nell’Universo, e, dal momento che l’emissione non è sferica ma concentrata in un cono piuttosto stretto, sono osservabili a distanze enormi se puntano verso la Terra. Per questo motivo possono avere effetti simili a quelli di una Supernova ordinaria anche esplodendo a distanze molto più grandi, circa 2000 parsec (7000 anni luce), ma solo se il cono di emissione punta verso di noi. La probabilità di un Lampo Gamma con tale distanza e orientazione è confrontabile con quella stimata per una Supernova vicina al Sole, ma alcuni modelli attribuiscono proprio a un evento di questo tipo l’estinzione di massa del periodo Ordoviciano (450 milioni di anni fa).

Nel caso in cui la Terra riuscisse a sfuggire a tutte queste catastrofi astronomiche, dovrà comunque arrendersi tra circa 5 miliardi di anni, quando il Sole terminerà l’idrogeno all’interno del suo nucleo e si espanderà di circa 200 volte diventando una gigante rossa. La nostra stella diventerà così grande da raggiungere l’orbita della Terra, mettendo una fine definitiva alla vita sul nostro pianeta. Gli scienziati però ci dicono che attualmente la minaccia più grande alla vita è dovuta all’impatto dell’uomo: solo se riusciremo a preservare il nostro ambiente e a non distruggerci a vicenda potremo cominciare a preoccuparci di dove trasferirci tra qualche miliardo di anni.

 

Giovanni Cresci

Giovanni Cresci

Giovanni Cresci è un astrofisico fiorentino dell’Osservatorio di Arcetri. Con un passato da cervello in fuga in Cile e Germania, è poi rientrato in patria lasciando il cervello chissà dove. Dice di studiare l’evoluzione delle galassie, ma più che altro cerca di sopravvivere ai suoi figli.
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