Viaggio al centro della terra

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Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
ché la diritta via era smarrita.

Pensando ai “sotterranei” la mente è corsa subito all’inizio della Divina Commedia (non a caso Dante, scende all’inferno).
Parlare di sotterranei è un po’ come ritrovarsi in una selva oscura in cui è molto facile perdere la via.
Confrontarsi con “ciò che sta sotto” vuol dire decidere di sfidar l’ignoto.
Un archetipo che ritroviamo in numerose culture: greca, egiziana, latinoamericana, etrusca. Un tema che noi uomini 2.0 (e lo dico con parecchia ironia) preferiamo ignorare.
Eppure storia, mitologia e anche religione ci offrono esempi eccelsi.
A partire da Orfeo, il cantore, il poeta che scese agli inferi per riavere la sua musa ispiratrice, Euridice e che vi riuscì attraverso il canto e la poesia, ispirato da Dioniso (un Dio sui generis per i greci, morto e risorto; custode della poesia inquieta).
Una delle teorie più accreditate di interpretazione di questo mito (perdonatemi le semplificazioni) è che Orfeo rappresenti la poesia che sconfigge la morte, ma non fino in fondo. Orfeo, infatti, a pochi metri dall’uscita dagli inferi, si volta perdendo per sempre la sua musa.
Rimane comunque un alone di mistero e di fascinazione nei confronti del sotterraneo: un sentimento arcaico di profondo stupore. E allora capita che qualcuno provi a rapportarsi con questo tema in modo diverso, come Giulio Biancalani, artista-performer, ricercatore appassionato di ritualità e di medicina tradizionale.
“Da dove partire per raccontare il mio percorso? – esordisce Biancalani -. Da due esperienze differenti che alla fine hanno trovato una sintesi. Un po’ di tempo fa ho avuto modo di seguire un corso di formazione tenuto dal regista e antropologo colombiano Enrique Vargas, il cui lavoro si fonda su una ricerca approfondita attorno alla poetica del labirinto e del sotterraneo”. “Mi è poi capitato di incontrare – prosegue Biancalani – Don Juan Nuñez del Prado, nato a Cuzco nel 1945, laureato in antropologia e interessatosi di antropologia sociale, religioni mondiali comparate, studio comparativo delle civiltà, scienze dell’organizzazione sociale, fondatore dell’associazione Tawantin. Gli studi da lui proposti focalizzano l’attenzione proprio nella possibilità di confrontarsi con “mondi diversi”, sotterraneo compreso. Infine – aggiunge – uno dei più noti etruscologi d’Italia, Giovanni Feo, che mi ha stimolato una riflessione relativa al fatto di come gli Etruschi siano ancora uno dei popoli per noi più misteriosi; forse gli ultimi ad essere stati in profondo contatto con la natura”.
Giovanni Feo – per chi non lo conosce – ha scelto come luogo privilegiato di studio della cultura etrusca la zona fra Pitigliano, Sorano e Sovana, un territorio di cui rimane molto da scoprire, ma purtroppo poco valorizzato e curato. A partire dalla via delle Cave: affascinanti percorsi viari scavati a cielo aperto nelle colline di tufo che non hanno raffronti in altre civiltà del mondo antico. Per la cui funzione sono state fatte numerose ipotesi. Proprio riguardo a questi percorsi aggiunge Biancalani: “Sono rimasto affascinato da questo luogo la cui funzione ‘iniziatica’ mi pare più che evidente. Percorrendo questi canali sotterranei si ha una chiara percezione dell’energia che vi regna con possibilità di sperimentare un contatto profondo con la natura. L’idea che propongono è semplice: percorsi guidati nelle terre abitate dai nostri antenati Etruschi. Ovviamente si tratta di attività che possono essere effettuate in primavera ed estate; in autunno, invece, propongo delle attività volte ad allenare la percezione e sperimentare le relazioni con gli altri e lo spazio come i corsi organizzati assieme ad Anima Mundi, tutti i giovedì alle 21, al Circolo Arci di Brusciana (a Ponte a Elsa)”.

Per approfondimenti: giuliobiancalani.wordpress.com

Silvia Lami

Silvia Lami

«Ma te di lavoro che fai?» «Scrivo» «E a te ti pagano per scrivere?» Questo serissimo dialogo con mia figlia riassume quello che faccio nella vita, più o meno: scrivo per lavoro e per passione. Mi piace scoprire e raccontare storie. Storie vere, quelle che mi trovo a narrare come giornalista e storie fantastiche, quelle che di tanto in tanto mi campita di inventare nei miei racconti. A pensarci bene mi affascinano le vicende umane e la creatività con cui tanti si barcameno fra le vicissitudini della vita. La rubrica dell'Empovaldo è un'occasione "speciale" per andare alla ricerca di queste storie e di condividerle con voi!
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