Il sovversivo signor Carnevale

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Il più celebre della nostra zona è certamente quello di Santa Croce sull’Arno, uno dei più precoci quello della piccola frazione di Vitolini (uscito per la prima volta il giorno di Befana), ma possiamo dire che esiste un Carnevale per ogni campanile.

Maschere, coriandoli e carri colorati: il carnevale è la gioia dei bambini, mentre gli adulti osservano un atteggiamento di distaccata noia, oppure ne approfittano per ritornare solo per qualche ora fanciulli.

Io, neppure a dirlo, mi schiero fra gli estimatori di questo periodo dell’anno; oserei dire che si tratta di uno dei momenti migliori.

In queste poche righe proverò a convincervi della nobiltà della tradizione carnevalesca.

Partiamo dalle origini. Gli antesignani del Carnevale sono i Saturnali romani, le feste in onore del dio Saturno, signore dell’agricoltura, delle messi e della pastorizia. Dopo la metà di dicembre si svolgevano banchetti e feste sfrenate; le distanze sociali erano cancellate: gli schiavi potevano agire da uomini liberi; i padroni servivano gli schiavi; gli uomini si vestivano da donna e le donne da uomini; i poveri si addobbavano come re; principi, signori e tutti nascondevano la propria identità sotto una maschera.

Un “mondo alla rovescia” che torna nel Medioevo in cui veramente il Carnevale diventa occasione per ribaltare la realtà, sovvertire regole e convenzioni. Un evento di origine popolare e dal potere rivoluzionario, la cui portata fu subito compresa dai Signori che concedevano ai sudditi giorni di festa e leggerezza. Per re e padroni era anche l’occasione per uscire dal ruolo e viaggiare indisturbati fra la gente cercando di captare gli umori del popolo.

Il concetto di “Carnevalesco”, come ribaltamento della realtà acquista un rilevo particolare anche in letteratura: la Peste o la novella di “ser Ciappelletto” in Boccaccio, ma anche la stessa peste ne “I Promessi Sposi” – perdonatemi queste citazioni di scolastica reminiscenza – sono esempi eccelsi di ribaltamento della realtà e sovvertimento delle regole anche se in senso tragico.

Il filosofo russo Michail Michailovič Bachtin sostiene nelle sue opere che il concetto di “Carnevalesco” è all’origine del romanzo e della letteratura moderna, arrivando ad affermare che la maschera incarna il principio della vita stessa.

Senza arrivare a questi eccessi l’invito che faccio a lor signori, quando infastiditi dai coriandoli, avrete la tentazione di inveire: fermatevi. Lasciatevi andare al divertimento e provate a scombinare le regole, magari ci prenderete gusto e proverete a farlo tutti i giorni.

Silvia Lami

Silvia Lami

«Ma te di lavoro che fai?» «Scrivo» «E a te ti pagano per scrivere?» Questo serissimo dialogo con mia figlia riassume quello che faccio nella vita, più o meno: scrivo per lavoro e per passione. Mi piace scoprire e raccontare storie. Storie vere, quelle che mi trovo a narrare come giornalista e storie fantastiche, quelle che di tanto in tanto mi campita di inventare nei miei racconti. A pensarci bene mi affascinano le vicende umane e la creatività con cui tanti si barcameno fra le vicissitudini della vita. La rubrica dell'Empovaldo è un'occasione "speciale" per andare alla ricerca di queste storie e di condividerle con voi!
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