Salento mon amour

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Quando il caldo avanza e la colonnina di mercurio sale, una delle poche cose reali che si possono esperire sono le visioni.

Mentre il capo spinge per chiudere un progetto importante, anzi “Il Progetto”, che ci porterà a raggiungere il rating della tripla A, perché la mission aziendale è soddisfare il cliente (ma dentro la vision degli azionisti che premono per il dividendo), ecco che l’unica linfa refrigerante è il rating delle prossime vacanze: la tripla C. Cultura, Cucina e Calore. Non è masochismo, masochismo è rimanere on-line con i social che notificano gli aggiornamenti di stato degli amici-in-connessione, che senza alcuna etica, mentre uno lavora e suda anche solo per tempestare i tasti del portatile, condividono spiagge e vette che sanno sempre di refrigerio e piatti di pescato; oppure sono seppelliti da panne di latte freschissimo… Ma in queste vacanze mi prenderò la giusta soddisfazione e mentre tutti sbiancheranno in ufficio io sarò nell’abbagliante Salento, quella parte del Tacco D’Italia che è abbracciato dall’Adriatico e dallo Ionio. Qui la tripla C è assicurata, anche a fine settembre. Lo sanno in tanti, anche i cugini del nordissimo d’Europa che scendono con economici voli per godersi spiagge oramai deserte, nuvole di passaggio che fanno risaltare i colori ed un mare che si prepara all’inverno rilasciando il calore accumulato durante l’estate. Io ho tappa fissa a Castrignano del Capo, piccolissimo paesino, poche anime che si rianima soprattutto durante i due mesi estivi più caldi, con gli emigrati italiani che “tornano” e ripartono anche per la Svizzera o Germania, non senza aver fatto il carico di legumi e la passata, rigorosamente bollita nei bidoni mentre la canicola estiva già è un attentato alla salute.

visioni Salento mon amour Visioni Salento mon amour

Lo sbocco al mare è Santa Maria di Leuca con un santuario costruito come una masseria in modo che i turchi non ne riconoscessero la vocazione ed evitassero, così, l’assalto. E poi ha una passeggiata bianca, un po’ ombreggiata, che si affaccia ad un mare in cui ti viene voglia di tuffarti direttamente dal parapetto della strada. In effetti lo fanno veramente da queste parti, basta spostarsi verso la costa più a nord nella zona adriatica e si incontra Ciolo, con il suo ponte. È un posto molto conosciuto, tanto è vero che basta digitare il nome su Google e compaiono le immagini dell’azzurro mare in cui impavidi giovani, ed anche meno giovani che vogliono testare il pace-maker, si gettano, ma con le scarpe perché il tuffo può essere fatto da 37 metri. Anche io mi sono tuffata, esattamente quando l’acqua arrivava alla mutandina del costume, un balzo da brivido. Non so bene cosa spinga questi ad un’avventura così estrema, ma credo che nel mentre abbiano delle visioni e che non siano perfettamente coscienti perché una volta fatto il primo “salto”, si rimettono in coda. Certo, si rimettono in coda! Non è “asino chi legge”, ma i somari vogliono proprio vedere se volano. “I believe I can Fly…” io preferisco lo snorkeling, in solitaria, dentro le piccole grotte lasciandomi affascinare da pesci multicolori e anemoni e pomodori e ricci.

Ecco, qualche volta le visioni arrivano anche sott’acqua. Per chi vuole godere di aree mondane può andare alle Maldive del Salento. Io le Maldive, quelle vere, le ho viste in cartolina ma qui l’acqua è sempre un incanto affiancata dalle spiagge bianchissime e dal verde di curatissimi prati in stabilimenti che hanno valorizzato al meglio queste coste. Si può andare a zonzo nella parte ionica e raggiungere il Parco di Porto Selvaggio e Palude del Capitano. La prima è un area naturale protetta che si trova lungo la costa tra Porto Cesareo e Gallipoli, anche questi degni di nota. Ma dopo una mission di più di 1.000 km per raggiungere “il tacco” è per la vision del turista che uno si attrezza con scarpe da trekking, tanica di acqua potabile, viveri e sopravviveri e si immerge in una fitta pineta, poi sentieri tra sassi ed argilla e passaggi in costa per raggiungere la Palude del Capitano. Uno spettacolo di acqua ghiacciata perché sorgiva. Si possono persino vedere le correnti di acqua dolce e salata che si incontrano. Anche qui le vision-i non mancano per il freddo che ti fa sentire molto Woody Allen: o vita o morte! Ti si rizza il pelo e il raglio ti sfugge ma tornare alla polverosa strada immersi nella natura è uno spettacolo da non perdere.

visioni Salento mon amour Visioni Salento Otranto

Si può fare bottino di cultura in Salento. Otranto e le sue stradine affollate di curiosi turisti, con bottegucce di prodotti locali. Non può mancare l’acquisto dell’olio, delle orecchiette, e dei pomodori secchi da mettere sott’olio, appunto. La Chiesta di Santa Maria dei Martiri eretta in prossimità del masso su cui alla fine XV secolo vennero decapitati 800 otrantini che non abiurarono la fede cristiana di fronte all’invasore turco. Lecce, con la sua pietra cangiante, meriterebbe una vacanza intera. Viene definita la Firenze della Puglia per la ricchezza architettonica, per l’abbagliante narrazione artistica, per la semplicità con cui ci si imbatte in tante sorprendenti bellezze.

Se il mare offre visioni, anche nelle grotte non sono da meno. Spesso rimangono nascoste proprio sotto il limitare delle strade litoranee, coinvolgendo i viaggiatori e distraendoli talmente tanto da far cambiare strada, o forse anche solo arrestare la marcia e fare un tuffo nelle turchesi acque. Andare anche semplicemente a zonzo, lasciandosi incuriosire dai cartelli che indicano a volte masserie, a volte piccoli porti. Come Porto Badisco, che di capacità di attracco praticamente non ne ha ma che ha un’attrattiva che ti fa dimenticare che per scendere è meglio allungare il percorso e cercare la strada che non improvvisare scorciatoie in mezzo a pungenti cardi. Ma l’acqua ha il suo richiamo, come alle terme di Santa Cesarea. La cucina tra il pescato, il cavallino ed i pasticciotti sono una certezza di calorie. La spontaneità della gente è pari alla ricchezza offerta dalle piante da frutto che, a fine estate, regalano fichi zuccherini e grappoli succosi, mentre i contadini dissotterrano tenere patate.

La stagione estiva volge al termine, gli ultimi spontanei raggi regalano, tuttavia, giornate impagabili di luce e colori. Anche da rimbalzare a chi sarà già ingrigito dal neon e dalle vision aziendali.

Elena Crestani

Elena Crestani

Mamma a tempo indeterminato, lavoratrice a tempo pieno, studentessa per hobby, moglie part-time (perché ho esaurito le ore disponibili…). Mi occupo da tempo di tematiche inerenti i diritti umani, con uno sguardo particolare ai più deboli. Seguo mille imprese con una propensione per quelle che fanno welfare, dove l'impresa sociale si fa prima con le persone e poi con i numeri. Per natura sono curiosa come un gatto; preferisco "le Santiago" per esplorare il mondo, ma non disdegno le décolleté per una serata glamour. Il mio motto? "Vola solo chi osa farlo".
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