Mezzaluna, robot, vetrini da laboratorio. L’evoluzione tecnologica della donna

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Chi dice donna, dice danno! Un vecchio adagio che collegava l’incapacità femminile nel governare la tecnologia, così come: donne e motori, gioie e dolori. Un po’ come se la tecnologia non facesse il paio con la sfera femminile.

Per carità, complessissima. La tecnologia, intendo… Ma per dire quanto anche questo sia un retaggio antico e assolutamente maschilista – giusto per sfoderare un po’ di sano orgoglio di parte – metterei in cucina i nostri prodi compagni. Sono ovviamente esclusi dalla “gara” Cracco, Borghese, Cannavacciuolo & Company. Mi spiego: le mie nonne quando si sono sposate hanno avuto come unico attrezzo tecnologico per cucinare la “mezzaluna”. Ancora incoscienti di come questo nome rappresentasse già uno strumento multiculturale, hanno tagliuzzato con perizia di avambracci chili di verdure, carni, pesci e tutto quanto potesse finire “in padella”.

Tecnologia Mezzaluna, robot, vetrini da laboratorio. L'evoluzione tecnologica della donna Tecnologia caroline attwood

Poi il progresso tecnologico: i primi robot da cucina. Le nostre mamme ci hanno sorpreso con frullati (ma, poi, quanti ne abbiamo veramente bevuti?), mix di verdure macinate in un battibaleno, fettuccine impastate e che, magicamente, fuoriuscivano da una bocca rotonda che non interrompeva quella cascata di pasta fresca fino a quando non fosse terminato l’impasto. Ed oggi trionfa sul pianale della cucina il robot per eccellenza: basta che lo guardi e capisce! Fa tutto. Anzi, fa TUTTO. Le minestre non hanno segreti, ragù che cuociono con tanto di temperatura ideale, impasti per i dolci più impensabili, marmellate, conserve, omogeneizzati per i piccini e senza dover governare la fiamma, il tempo di cottura, il mescolare con il cucchiaio di legno! Quindi impazzano i gruppi “social”: dalle chat comuni ai gruppi on-line per scambiarsi ricette ritenute prima inarrivabili e segreti da gran gourmet. Sempre più in alto, proprio con questa vertigine tecnologica. Eh… come se fosse semplice… e qui casca l’asino: i numeri primi naturali, la sequenza numerica di Fibonacci, l’algoritmo di temporizzazione… Per fare funzionare tutto questo bisogna essere “esperti”. Prove ed errori, perché il manuale è sempre un po’ troppo saccente e sminuisce – diciamocelo – anche la nostra intelligenza: cosa sarà mai!? Basta schiacciare due tasti e FA T U T T O  LUI. “Lui”, il robot, cosa da fare ingelosire i partner. L’avvento della tecnologia ha fatto risparmiare a mia madre le fatiche al lavatoio pubblico così da poter finalmente “lavare i panni a casa propria”- in fondo, mi raccomando, perché era “foresta”, cioè non originaria del paese e per cui aveva diritto di lavare i suoi panni usando le postazioni in fondo alla vasca pubblica, nel punto in cui confluisce l’acqua già torbida di chi già aveva lavato i panni –, poi la “pentola a pressione” (altro strumento tecnologico che sbuffa come un asino al tempo del gelo) ha dimezzato i tempi di cottura.

Fantastico! La tecnologia ha liberato le donne dalla schiavitù dei doveri domestici. Per carità: i panni puliti piacciono a tutti e i manicaretti sono una delizia sempre, anche come gesti di “cura ed attenzione” verso coloro a cui sono destinati, ma è pur vero che da strumenti di agevolazione nelle faccende domestiche sono diventati strumenti di accesso ai servizi. Se la tecnologia ha agevolato la banalità delle azioni quotidiane, c’è invece chi ha fatto della tecnologia la propria forza per lo studio. Con l’avanzare della tecnologia, chi si ferma è perduto. lo dicono anche le mie amiche insegnanti che hanno fatto di necessità virtù: dalla lavagna di ardesia alla LIM, poi tablet e smartphone. Ma che libertà poter studiare l’inglese tra una stazione del treno e l’altra… Infatti la tecnologia si è spostata dalla cucina, allo studio. Lo studio sia in senso di ambiente, molto spesso abitato da fumosi uomini cervellotici (nel senso di impegnati con il cervello), che in senso di azione.

Tecnologia Mezzaluna, robot, vetrini da laboratorio. L'evoluzione tecnologica della donna Tecnologia Astronaut

Grandi Donne hanno utilizzato la tecnologia e hanno contribuito al progresso nel mondo scientifico. Che non è, poi, un mondo così astratto e distante, neppure distante dai banali e quotidiani gesti domestici che i “benedetti robot da cucina” ci permettono di agevolare. Mi piace ricordare Rita Levi Montalcini che ha fatto dell’uso della tecnologia lo strumento per scoperte che permettono, ora, di “governare” molte malattie, oppure Margherita Hack che anziché fissare lo sguardo su un vetrino ha alzato gli “occhi al cielo”, scoprendo stelle da paura… E mi piace leggere le loro affascinanti biografie in un comodo e-reader, non dimenticando il lavoro sapiente di raccolta libri di Ipazia d’Alessandra, che aveva meticolosamente fatto costruire una biblioteca per la raccolta del “sapere matematico, geometrico ed astronomico”, la cui fedeltà di pensiero le costò la vita. Ma proprio perché la tecnologia, da quella domestica a quella spaziale, non è distante dal nostro vivere, non si può non ricordare un’altra donna astrale: Samantha Cristoforetti. Donna e tecnologia? Che sia la “mezzaluna” delle nonne, che sia il vetrino di laboratorio, qual è la ricetta giusta e le istruzioni per l’uso? Semplice: testa e cuore, ovvero intelligenza e passione, con l’aggiunta di abbondante tenacia e perseveranza. Il tempo di preparazione? A volte interi lustri, a volte… di più. Difficoltà della ricetta? Dipende, “da che punto guardi il  mondo tutto dipende”. Anche le mie nonne hanno sostituito la “mezzaluna” con gli elettrodomestici e si sono felicemente convertite alla lavatrice, usando la tecnologia per migliorare una pur semplice, ma molto reale e concreta, vita quotidiana. La tecnologia sempre più spesso è un portale di accesso ad un nuovo modo di vivere.

Elena Crestani

Elena Crestani

Mamma a tempo indeterminato, lavoratrice a tempo pieno, studentessa per hobby, moglie part-time (perché ho esaurito le ore disponibili…). Mi occupo da tempo di tematiche inerenti i diritti umani, con uno sguardo particolare ai più deboli. Seguo mille imprese con una propensione per quelle che fanno welfare, dove l'impresa sociale si fa prima con le persone e poi con i numeri. Per natura sono curiosa come un gatto; preferisco "le Santiago" per esplorare il mondo, ma non disdegno le décolleté per una serata glamour. Il mio motto? "Vola solo chi osa farlo".
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