Asino a chi?

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Grecia, agosto 1998, in un’estate torrida una fila di asini trasporta in groppa turisti desiderosi di ammirare lo spettacolo dalla cima più alta della piccola Antiparos, ma troppo pigri per affrontare una ripida salita.
Sono trascorsi anni, ma questa immagine rimane nella mia memoria, non per la bellezza del panorama, ma per quegli asini, il loro incedere lento e caparbio e la capacità di sopportare pesi. La nostra cultura non è mai stata gentile nei confronti di questo animale. Carlo Collodi trasforma il monello Pinocchio in un asino, per farlo tornare bambino solo nel momento della “redenzione”; espressioni come “Sei un ciuco a scuola!” o “Duro come un mulo” sono parte del nostro patrimonio linguistico.
Non è sempre stato così. Per gli Ittiti, ad esempio, le lunghe orecchie erano un simbolo regale e sapienziale. In Cina e India gli asini erano cavalcature di entità celesti, principi ed eroi. Nella mitologia greca Sileno, precettore di Dioniso, era rappresentato a cavallo di un asino.
Mi piace l’immagine di questo animale caparbio, resistente e capace di proseguire sulla propria strada sopportando i pesi; simbolo, a suo modo, di tutti coloro che decidono di seguire un progetto e, nonostante le difficoltà, cercano di raggiungerlo.
Quindi: asino a chi? A chi sceglie di camminare con un’andatura lenta e perseverante.
In questa rubrica che, non a caso, si intitola “la sostenibile leggerezza dell’essere” troverete storie di scelte ‘alternative’ compiute con il desiderio di portare avanti una propria idea, una passione, un ideale di vita. Storie di chi ha fondato un’azienda agricola che segue i principi della permacultura, di chi sperimenta nuovi modelli educativi, di chi ha costruito un’impresa all’avanguardia per migliorare la qualità di vita delle persone.
Inizio con un aneddoto. Per un periodo di tempo il comune di S. Maria a Monte ha utilizzato gli asini dell’Amiata come spazzini per le anguste strade del centro storico. Il progetto prevedeva anche il reinserimento sociale di persone con dipendenze. Un’azione che coniugava ambiente e fini sociali e che ha sollevato polemiche, tanto che nel 2014 si è scelto di “licenziare” gli asini a favore di moderni mezzi meccanici. Con buona pace di coloro che vedevano in questa esperienza una buona pratica ambientale e sociale.

Silvia Lami

Silvia Lami

«Ma te di lavoro che fai?» «Scrivo» «E a te ti pagano per scrivere?» Questo serissimo dialogo con mia figlia riassume quello che faccio nella vita, più o meno: scrivo per lavoro e per passione. Mi piace scoprire e raccontare storie. Storie vere, quelle che mi trovo a narrare come giornalista e storie fantastiche, quelle che di tanto in tanto mi campita di inventare nei miei racconti. A pensarci bene mi affascinano le vicende umane e la creatività con cui tanti si barcameno fra le vicissitudini della vita. La rubrica dell'Empovaldo è un'occasione "speciale" per andare alla ricerca di queste storie e di condividerle con voi!
Silvia Lami
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