IL NATALE QUALE FESTA DELLA NASCITA DI GESÙ

0

attesa-la-posta-del-mulo attesa IL NATALE QUALE FESTA DELLA NASCITA DI GESÙ Attesa la posta del mulo

Dicembre, un mese particolare per la cristianità, un periodo di tempo nel quale, apparentemente, la gente è più buona, più unita, più cristiana. Ma è proprio così? Oltre a ciò tutti i genitori credenti, legati fedelmente alla Parola di Dio, hanno più o meno trovato difficoltà a spiegare ai propri figli, l’assenza nella loro casa dell’albero di Natale, del presepe e di addobbi vari. Le stesse difficoltà hanno incontrato gli adolescenti parlando con i loro amici o le loro amiche di scuola o il giovane nel mondo del lavoro o il neofita da poco “nato di nuovo”.

A dicembre si celebravano i Saturnali, mentre il 25 dicembre era molto sentita la celebrazione del “Dies natalis Solis invicti”, festa istituita dall’imperatore Aureliano nel 274 d.C. Sempre nella stessa data i fedeli del dio Mitra celebravano la festa del loro dio, nato dalla pietra e portatore della nuova luce: “Genitor luminis”. La sera del 24 dicembre i mitraisti e molti altri che li imitavano, accendevano dei fuochi per aiutare il sole a salire più in alto sopra l’orizzonte. L’unione del culto ufficiale del “Sol Invictus” con la religione mitraica era molto importante nell’ambito dell’aristocrazia romana.

Costantino, primo imperatore cristiano, in un intento tanto politico che religioso, volle realizzare una sorta di simbiosi fra il culto ufficiale del Sole, in cui era stato allevato e da cui si diceva protetto, il culto di Mitra e il cristianesimo che si presentava come la religione del futuro. È sotto il suo regno che appare la festa del Natale. Tutte le omelie (predicazioni) cristiane che rimangono su questo giorno di Natale, insistono sul fatto che “Cristo è il nostro nuovo sole”.

Così la festa di Natale raggiunse, sdoppiandola, la festa della luce già celebrata dalle Chiese d’Oriente. Roma, assai presto, si è sforzata di imporre questa festa della natività a tutto l’impero. Fu introdotto nei principali centri della cristianità in anni diversi. Nella città di Cappadocia nel 373 d.C. da Gregorio di Nissa; nel 383 d.C. ad Antiochia da Gregorio di Nazianzo; ad Alessandria intorno al 400 d.C.

Nel corso del IV secolo questa data andò acquistando credito, ma le feste pagane di questi uomini erano troppo radicate nel costume popolare per essere abolite dall’influenza del Cristianesimo. La festa pagana, con le sue baldorie e gozzoviglie, era talmente popolare per i “cristiani” che furono ben contenti d’aver trovato una giustificazione per perpetuare la celebrazione con pochi cambiamenti sia nello spirito, sia nell’usanza (n.b. per cristiani, non si deve intendere i veri seguaci di Cristo, ma coloro che una volta erano pagani e dopo la simulata conversione di Costantino, accettarono la nuova religione di stato: il Cristianesimo).

Così per quei pagani che si convertivano al cristianesimo si trovò la motivazione necessaria per cominciare a considerare la loro festa pagana del 25 dicembre (giorno Natale del dio sole), come se fosse il giorno Natale del Figlio di Dio. Questi popoli, però, erano cresciuti in un mondo pieno di costumi pagani con i suoi divertimenti, le sue baldorie e le gozzoviglie che non volevano abbandonare assolutamente!

Fu così che il Natale s’infiltrò gradatamente nel mondo occidentale. Possiamo chiamarla o definirla come vogliamo ma rimane sempre la vecchia festa pagana in onore del dio Sole! L’unico cambiamento sta nel fatto che lo chiamiamo il Natale di Gesù anziché “Natale dell’invincibile Sole”. Noi possiamo chiamare un coniglio con il nome di leone, ma sempre coniglio rimane.

In seguito, per questa data del 25 dicembre, i falsi ministri di Dio fecero fare dagli artefici delle piccole sculture di gesso o d’altra materia e tra queste una raffigurante il “Bambino Gesù”… così questi falsi dottori portarono un piccolo simulacro alla bocca degli uomini per farlo baciare, dando falsamente a credere che rappresentasse il bambino Gesù. La Parola di Dio ormai non aveva alcun valore: “Da ora in poi, noi non conosciamo più nessuno da un punto di vista umano; e se anche abbiamo conosciuto Cristo da questo punto di vista, ora però non lo conosciamo più così” (2 Corinzi 5:16).

La notte è anche il momento in cui la natura è silente: invita al ministero, al sogno, alla contemplazione. Di notte tacciono i rumori, le voci, i suoni, ma anche la mente ed il cuore della gente. Inoltre nella notte è più facile riflettere meditare e pregare. Non è un caso che la tradizione cristiana l’ha scelta per celebrare il Natale. L’atteggiamento che viene richiesto è la qualità del silenzio intimo per adorare e professare la fede umilmente in profonda gratitudine al Padre Celeste.

Purtroppo la maggior parte delle persone considera questa festa un’occasione consumistica per cui si perde il valore intrinseco di questa ricorrenza che non è questo, ma cercare di diventare più buoni e caritatevoli verso il prossimo ed intraprendere un cammino di fede seguendo la retta via.

Biagio Gugliotta

Share.

Leave A Reply