Pieghe

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I miei capelli la piega non la vogliono tenere! Con immensa invidia guardo le mie amiche che si appuntano, prima di dormine e nel segreto del buio, due bigodini e due becchi d’oca e l’indomani possono essere scambiate per donne andaluse. Io no. Neppure per i colori, se è per quello.

Ma la “testa delle donne” è una cosa che mi ha sempre affascinata. Amo la parrucchiera, donna e confidente. Solo in un’epoca più moderna anche l’uomo è diventato “coiffeur pour femmes”, prima, ed ora non ci sono dubbi che le capacità di taglio e piega sono “anche” nelle mani degli uomini.

Le acconciature ed i tagli di capelli al femminile raccontano molto: cultura, tradizione e provenienza. Per la maggior parte delle donne “avere la testa a posto” è sinonimo di cura. Per le generazioni prima delle nostre, l’appuntamento fisso dal parrucchiere per la “testa cotonata” è ancora un must. Ci sono dei trend-topic per ogni generazione! Le super mamme multitasking, in genere, optano per il taglio comodo, senza piega da fare. Le levatacce del mattino con colazione, vestizione, eventuale cambio pannolino del pupo, controllo della merenda e messaggio al nonno per ricordarsi che è “il suo turno” per lo scarrozzamento pomeridiano dei bimbetti, fa sì che la stessa arrivi al lavoro già con i capelli in piedi: inutile perdere tempo all’alba con il colpo di spazzola.

Sui social passano, e non so per quale algoritmo strano me li propongano, dei video per fare “in poche mosse” trecce complessissime, boccoli seducenti e capelli raccolti finto-spettinati ma molto femminili. Io li guardo, li ammiro e … passo al filmato seguente.

Il marketing non smette di ricordarci che capelli forti e lucenti, lunghi e setosi sono sempre oggetto di ammirazione e un punto di forza della nostra femminilità.

Poi sfoglio il libro del fantastico Mc Curry e la maggior parte delle pieghe che mi affascinano non sono proprio quelle dei capelli. Il volto… e le sue pieghe, ecco che rimango incantata. Con queste immagini che bucano la mente.

Il sapiente marketing ci ricorda, incalzante, che “è bello avere una pelle fresca e senza rughe, che si distendono in pochi giorni”.

Io ricordo, invece, le pieghe di tutte le persone che ho amato tanto: quelle delle mani, a volte anche con delle pigmentazioni, e quelle attorno agli occhi. Poi i solchi nella fronte, spesso sottolineati dal sole, che pareva trasformare la fronte stessa in uno spartito e da lì sentir partire tanti pensieri.

Ogni segno per ogni piega che ha preso la vita: se sorridi strizzi gli occhi e allarghi la bocca; se pensi corrughi la fronte; se piangi contrai tutto il volto; se canti o fischi, spesso tieni la bocca a “culo di gallina”. Se vivi… fai le pieghe.

Certo il ragionamento “non fa una piega”, ma il marketing dell’immagine ci bacchetta ricordandoci che comunichiamo anche per come appariamo, ed allora non vorremo mica sembrare stanche con la faccia a quadretti, o non vorremmo mai che gli altri pensassero che nella nostra perfetta esistenza abbiamo mai avuto qualche brutta preoccupazione!?

Tutto deve avere l’incanto della lucentezza… ma sono specchi per le allodole. Ci viene chiesto di essere “cool and positive” e per essere trendy rincorriamo le mode e molte volte qui casca l’asino. Ho visto, al proposito, tatuaggi stupendi: vere opere d’arte. Il body painting permanente che “cinguetta” il nostro essere e che, a volte, può essere mostrato solo in privato… una vera tecnica di seduzione. Ero rimasta affascinata da un piccolo delfino sulla pancia di una sportivissima ragazza. Molto giovane. Molto tonica. Non ancora madre. Quindi mi sono immaginata l’evoluzione del cetaceo durante la gravidanza: da simpatico Flipper – il delfino a balenottera, per poi ricomporsi in un grinzoso squalo. E’ inarrestabile (e lo dico con ogni segno scaramantico e benevolo) l’evoluzione delle pieghe della pelle.

Ma mi pare bellissimo che tutto il corpo celebri il passare del tempo ed i suoi eventi.

Mi è capitato di ascoltare delle riflessioni di Igor Sibaldi: “se ti fai il lifting, il tuo volto non è più come prima”. Non sono contro la chirurgia estetica che, a mio avviso, ha veramente dato la possibilità a molti di “riavere un volto”. Sono contro le brutalità e violenze a cui a volte ci sottoponiamo per cancellare delle pieghe che non vorremmo, che non riteniamo nostre, forse anche che reputiamo di non meritare… Non giudico: è sempre una scelta togliere o aggiungere. Molto più faticoso, può essere, il “rimanere come siamo”, soprattutto quando ci dicono come “dovremmo essere”.

Ed è qui che molte volte, proprio “per dare un taglio” ed anche mostrare un cambio di paradigma, le donne arrivano a tagliarsi i capelli. Da capello lungo, molto femminile in ogni modo, a capello corto, a volte rasato o asimmetrico, se non a morso d’asino. Non serve la piega. Una espressione “forte” di mascolinità per affermare la propria determinazione. Il “trucco e parrucco” sono oramai propri del palcoscenico. No, alle olimpiadi non c’era Steve Mc Curry a fotografarla (con tutte le mie scuse al reporter) ma a tutti hanno emozionato le espressioni di vittoria della Bebe “nazionale”, che proprio dal suo volto e corpo “con tante pieghe” ha espresso tutta la forza per questa vita! Ma per esigenze di cinepresa la stessa è comparsa – di recente in un programma serale – con un trucco che ha cancellato le sue pieghe. Le stesse che hanno trionfato con lei: rossa in volto, sudata e scapigliata.

L’originalità è sempre un rischio, anche di incomprensione. Eppure andiamo a caccia di quadrifogli, nelle pieghe dell’erba, che è di per sè una manifestazione di una anomalia genetica. Ma per retaggio culturale crediamo porti fortuna. Così dovremmo sfoggiare – senza baratto- con orgoglio le pieghe del nostro volto, o corpo, proprio perché sono il risultato di una evoluzione.

Avete mai pensato a quante volte abbiamo dovuto ridere, piangere e fischiare, ingrassare, soffrire, guarire e partorire per farci venire tutte quelle benedette pieghe? Una vita, Signori, una vita…

Elena Crestani

Elena Crestani

Mamma a tempo indeterminato, lavoratrice a tempo pieno, studentessa per hobby, moglie part-time (perché ho esaurito le ore disponibili…). Mi occupo da tempo di tematiche inerenti i diritti umani, con uno sguardo particolare ai più deboli. Seguo mille imprese con una propensione per quelle che fanno welfare, dove l'impresa sociale si fa prima con le persone e poi con i numeri. Per natura sono curiosa come un gatto; preferisco "le Santiago" per esplorare il mondo, ma non disdegno le décolleté per una serata glamour. Il mio motto? "Vola solo chi osa farlo".
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