“La filastrocca delle 10 regole” di Elena Crestani

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“Ciao Bianca come stai?”. Un messaggio buttato lì alla collega pugliese trasferita, in tempi non sospetti, nel profondo Nord. La domanda è di rito, ma in questo periodo ha sempre un sapore un po’ amaro.

“Siamo tutti in salute. Sono in smart working, ma di fatto sono messa così”, e mi appiccica via WhatsApp un video virale di un noto giornalista intervistato nel suo studio di casa mentre subisce l’invasione simil-aliena dei suoi figli.

Immagino sia uno dei tanti video virali che rimbalzano a sottolineare con ironia la difficoltà di molti professionisti “accasati”.

In questo tempo dove la rete relazionale è quella che ci fa andare oltre le barriere imposte dalle restrizioni dal virus prendo coscienza del fatto che senza la rete sarei morta, senza internet non sarei connessa, ma la rete è solo lo strumento che mi permette di rimanere interconnessa nelle relazioni che ho costruito in una vita. Da nord a sud.

Mi parla della difficoltà del fare mantenere i tempi ai bimbi, Giorgio di 4 anni e Camilla di 7. Vorrebbero dormire la mattina “tanto non c’è scuola”, poi mangerebbero sempre – sicuramente per noia – e al pomeriggio la ricerca di intrattenimenti video sono una richiesta martellante.

“Alla riapertura delle scuole avrò i capelli lisci”, mi whatsappa. Perché quelli ricci li ha dalla nascita.

Si sente come un gatto murato, che a differenza del loro animale domestico, non si trova per niente a suo agio, ma appunto in gabbia!

Capisco che la situazione non è semplice perché passa dal digitare a mandare dei messaggi vocali, dove intuisco che Giorgio si è appeso ai vestiti per attirare la sua attenzione perché Camilla…

Però il senso delle sue frasi, oltre che per il senso compiuto e grammaticale, arriva pregno di tono ed idiomi pugliesi – in risposta ai pargoli – che, nel tempo, ho imparato a codificare.

Uno smart workin desiderato, necessario, opportuno in questo momento per evitare gli spostamenti. Mi fa sorridere quando dice che avrebbero però dovuto pensare ad isolare tutti i bambini assieme con qualcuno che dovesse espiare qualche pena infame… perché – con tutto il bene di mamma – il non poter uscire coi bimbi, il ricavarsi uno spazio per sé come il tempo del caffè coi colleghi o amiche, rimane veramente impegnativo, così come il non poter avere anche ognuno dei tempi dove ci si impegna individualmente ognuno, in aderenza al proprio grado cognitivo: la propria professione, la scuola dell’infanzia, quella primaria.

I bambini fanno fatica a rispettare dei tempi, un po’ come durante i tempi anarchici della vacanza. Ben vengano questi momenti, quando – nella normalità della scansione del tempo che abbiamo vissuto fino a poco tempo fa – il “dolce far niente” permetteva a tutti giornate in pigiama, tempi di noia e mollezza sul divano, di vacanza appunto.

Qui, invece, tutti siamo consci che la scadenza del 3 aprile è fittizia: girano notizie e documenti con una dead line che raggiunge approssimativamente la fine dell’anno scolastico. Forse è meglio che non glielo dica.

Le comunicazioni vengono interrotte, capisco che la funzione mamma ha preso il sopravvento al virtuale momento con collega-amica.

Colgo che c’è una forte difficoltà nel fare rispettare le regole, a partire da quelle a cui tutti dobbiamo attenerci per disposizioni ministeriali a tutela della nostra salute: stare a casa, non abbracciare, non toccare, pulire bene le mani. Una limitazione, un contenimento della propria libertà espressiva, uno stravolgimento.

Nel tempo vuotissimo della domenica, mi viene un’idea.

A Bianca piace e comincia rimbalzare nei gruppi mamme e raggiunge una giornalista del quotidiano locale che mi chiama.

Ci eravamo già conosciute e in poco tempo riprendiamo sintonia, e ricordo dei suoi figli – che parlano in sottofondo – mentre sento che digita veloce le risposte.

Sarà la giornalista o ancora Bianca?

L’arta filastrocca è finita anche qui:

https://www.varesenews.it/2020/03/coronavirus-decalogo-diventa-un-gioco-parole/911046/

Elena Crestani

Elena Crestani

Mamma a tempo indeterminato, lavoratrice a tempo pieno, studentessa per hobby, moglie part-time (perché ho esaurito le ore disponibili…). Mi occupo da tempo di tematiche inerenti i diritti umani, con uno sguardo particolare ai più deboli. Seguo mille imprese con una propensione per quelle che fanno welfare, dove l'impresa sociale si fa prima con le persone e poi con i numeri. Per natura sono curiosa come un gatto; preferisco "le Santiago" per esplorare il mondo, ma non disdegno le décolleté per una serata glamour. Il mio motto? "Vola solo chi osa farlo".
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