Coming out n° 37

0

Ordinaria Fobia scherzo scherzo coming out Coming out n° 37 Ordinaria Fobia Aprile

E così c’erano macchie di umidità sul soffitto, diceva la signora Carla del terzo piano. Certamente era colpa delle forti piogge degli ultimi mesi, ma aveva l’impressione che nel corso degli anni la situazione non sarebbe migliorata. Inoltre, doveva ammettere che quel condominio era stato costruito in malo modo – raffazzonato! – e che forse nel piano del lastrico solare c’erano finite bottiglie di plastica, cartacce, insomma materiali leggeri ma assolutamente fuori luogo in base alle norme vigenti in materia di edilizia.

«Insomma, Paolo, come si faceva una volta, no?».

Paolo la guardò e annuì. Carla aveva la proprietà di linguaggio di una lavoratrice di mezza età, sveglia e propositiva, ma con un lato rilassato che lo faceva sentire a suo agio. Avevano un modo di gesticolare e di stare vicini sulla scala che li faceva assomigliare a vecchi amici, separati solo da due generazioni di nascita. In realtà, Paolo era il geometra del 4D e Carla la proprietaria del 3C, al piano di sotto.

«Paolo, visto che siamo in confidenza. I miei ragazzi mi hanno detto di averti sentito litigare con Giulia un paio di settimane fa, a un’ora indecente della notte, le tre, le quattro…»

«Ma chi? Io?».

«Già, l’ho pensato anche io. Proprio tu che mi sembri così calmo e pacato, e anche quella ragazza, insomma… Non mi sembrava, però i ragazzi hanno detto che veniva da su».

«Mah guardi Carla, io non credo… Io non mi metto a litigare urlando con la gente, non è proprio il mio modo. Poi di notte…».

«Hai ragione, hai ragione, saranno stati quelli accanto».

Paolo rimase in silenzio, con le mani nella giacca, mentre Carla sembrava indaffarata a ispezionare le scale, la discesa dei garage e il cornicione. Lo faceva senza la minima intenzione di trovarvi un difetto – ce n’erano a decine – ma piuttosto come chi aspetta il pretesto giusto per ricominciare a parlare. Paolo non se n’era accorto: con gli occhiali sollevati sulla fronte, si immergeva nelle tabelle millesimali e ricontrollava il bilancio dell’anno scorso.

Carla incrociò le braccia e disse, tutta d’un fiato: «Paolo senti, ma tu e quella ragazza…».

Le sorrise.

«No no, Carla, io sto dall’altra parte della sponda».

«Ah capisco, capisco. Sei omosessuale, è la parola giusta no? E sei sempre stato così?».

«Già. Gay fin dalle elementari, e non mi è mai importato più di tanto».

Carla si illuminò.

«Vedi! Quando ne parlo con mio marito lui su certe cose non è d’accordo, e invece io la penso diversamente. Deve essere un fatto chimico, di cromosomi, insomma ci si nasce. Cioè, uno nasce in un modo e può capitare che uno nasca in un altro. Decide la natura. Si potrebbe dire…». Esitò un paio di secondi, e poi disse, bonaria: «Beh sì, che tu sei una specie di scherzo della natura, no?».

Paolo inarcò le sopracciglia e spalancò gli occhi, ma solo per un attimo. La decisione era presa: rimise tutti i fogli nella cartellina e fece un sospiro. Poi la guardò sorridendo, insieme allegro e dispiaciuto.

«Carla, prendiamoci un caffè».

Azzurra Mangani

Azzurra Mangani

Come diceva Walt Whitman, anche io contengo moltitudini. Eccone alcune: empolese, archeologa, attivista, curiosa, scrittrice, figlia unica, viaggiatrice, solitaria. Ho fatto il drag king per un giorno e conosco qualche parola di geroglifico e di ittita. Un'ultima cosa da sapere su di me: mi piacciono moltissimo i gatti, in particolare quello di Pallas.
Azzurra Mangani
Articoli di Azzurra Mangani (mostra tutti)
Share.

Leave A Reply