Aspettando di arrivare al Sud

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TIC- TAC, TIC-TAC…

DRIIIIN

La sveglia è suonata puntuale, non un minuto dopo e questo è già un buon segno perché oggi parto. E tempo di feste e anche io raggiungo la famiglia, anzi… La Famiglia.

Acchiappo al volo lo zaino dove ho cacciato dentro cose che non si stropicciano troppo, tanto devo prendere un treno e un aereo. Tutti e due per una somma di viaggio di non più di tre ore. Viaggio da Milano a Catania, con una compagnia low cost che sotto Natale diventa VHNC “very high normal cost”: complice il fatto che aiutano Babbo Natale nelle consegne? Ma io ho sposato uno del Sud e quindi ci ricongiungiamo come da tradizione: alla Famiglia non si può dire di no!

Sono già tutti “giù”, io ho dovuto posticipare la partenza per motivi di lavoro. Ovviamente se non avessimo fatto la riunione “X” non avremmo potuto salvare il mondo. Ecco, mi sento proprio un super-eroe. Ho salvato il mondo, un po’ come fa Paperinik, o forse… sono stata il solito asino di turno?

Ciuf-ciuf, ciuf-ciuf…

Il treno arriva e fa una di quelle frenate ferruginose che trapassano i timpani. Pigio il bottone delle porte, che nel frattempo è diventato verde, pigio di nuovo perché l’occhio verde per me significa “vai” ma… non va.

Il controllore, poche carrozze più in giù, mi guarda e agita la sua paletta con un occhio rosso molto intimidatorio. Vorrei urlargli che qui c’è un occhio verde che non fa passare, ma lui ha la divisa e il suo occhio rosso ammonitore. Corro alla porta accanto con occhio verde. Mi fa passare.

Ciuf-ciuf, ciuf-ciuf…

Annuncio in italiano e in inglese per avvisarci che a breve saremo all’aeroporto.

Mi piace viaggiare con i mezzi: salgo e scendo dalle scale, corro sotto la città con la metro, sbuco sopra le nuvole con l’aereo, percorro vie inaspettate, solco il mare come Magellano alla volta di uno stretto che mi porti al largo. Ma ora sono ferma, impiantata come un mulo. Solo un annuncio, in italiano, del capotreno, gli stranieri capiranno da sé.

Tic-tac, tic-tac…

Mi ero preoccupata di prendere “il treno prima” perché “non si sa mai”. Ma forse, oramai, io… lo so!

Tic-tac, tic-tac…

Il treno riparte.

Ciuf-Ciuf, ciuf-ciuf…

Altra frenata e porta, con occhio verde, che si apre. La solita voce metallica ci augura buon viaggio nelle nostre destinazioni di viaggio. Sperem! Si dice a Milano.

Vado al check-in.

Tic-tac, tic-tac…

Aspetto in fila.

Lo zaino si è fatto pesante. No, lo zaino è sempre quello, non può essere ingrassato, forse semplicemente stanno venendo meno delle mie forze, sicuramente la forza dell’attesa si sta affievolendo. Lo zaino lo poso per terra. Ho scelto lo zaino del formato giusto da poter fare passare come bagaglio a mano, la dimensione e il peso ci sono. Ma io… quanto peso? Certamente due chili in più del solito. Per fare spazio agli ultimi regali mi sono messa addosso qualche cosa in più. Il risultato è che sono un palombaro a dicembre e fuori dall’acqua!

Una signorina annuncia che il desk aprirà a breve, ma bisogna attendere perché c’è un inconveniente con l’aereo.

Vorrei andare al bagno, ma se mi allontano – penso – perdo il posto in fila. Attendo.

Tic-tac, tic-tac…

Altra signora annuncia che ci offrono il pranzo.

Pranzo? Ma io sono attesa per pranzo dalla Famiglia. In tre ore dovevo essere migrata al Sud invece sono in fila al Nord per la distribuzione del mio buono-pasto-vigiliare.

Finalmente raggiungo il bagno e mi metto in attesa del mio turno. Giaccone e sciarpa, guanti e cappello. La logistica dell’abbigliamento invernale comincia a diventare faticoso.

Tocca a me, ma lo zaino in spalla quando mi metto in posizione ehm… bhè, insomma, quando sono pronta per fare pipì mi scivola sulle spalle e con il suo peso trascina la sciarpa che comincia a penzolare. Attendo di rilasciare la pipì… sciarpa su, zaino indietro, guanti nelle tasche chiuse, il cappello in bocca. Fatto!

Tic-tac, tic-tac…

Per fare scorrere il tempo mi aggiro tra i banchi del Duty Free… che di free oramai ha trasformato solo il mio portafoglio. Questi studiosi di marketing mi hanno fregata! Un percorso lunghissimo per arrivare al gate di uscita, percorrendo scaffali che contengono tutte le leccornìe della nostra penisola. Io ho sempre il mio zaino formato bagaglio a mano e i miei panni da palombaro ma… il panettone di Milano è lì che mi occhieggia, in fondo dopo tutti i prodotti piccoli. Una genialata: prima ho comprato tutto il piccolo che potevo infilare in tasche e ancorare con laccetti vari ed ora, che ho ancora le mani libere, non posso resistere dal portarmi appresso un po’ di tradizione nostrana. Leggo con attenzione la ricetta che sembra vergata a mano: farina bianca, burro, zucchero semolato, uvetta sultanina, lievito di pasta di pane, arancia o cedro candito a pezzettini, uova e sale. Ma è un riquadro con le “curiosità” che cattura la mia attenzione e mi ricorda quanto sono asina in storia: “Il nome Panettone viene spiegato in tanti modi. Lo scrittore Pietro Verri lo chiama “pane di tono”, cioè grande. Sembra che comparisse già sulle tavole del Duecento arricchito di miele, uva secca ma anche zucca. L’uvetta serve per augurare ai commensali fortuna e ricchezza: per forma, dimensioni e colore, ricorda le monete d’oro”. Così mi viene in mente tutto il bestiario familiare che puntualmente si lamenta dell’uvetta. A me tutta quanta così farò incetta di segni beneauguranti!

Pronta. Lo zaino è completamente addosso alla mia schiena, sopra ci ho anche legato il giaccone perché la colata di sudore sulla schiena, da fatica bestiale per i pesi, pareva poco chic… Zaino in spalla, panettoni con i laccetti che segano le dita e via…

Sembro un mulo da soma.

Vorrei dire al Capitano: “Io sono pronta, ho già allacciato le cinture. Partiamo!” Ma si sa: raglio d’asino non sale al Cielo.

Decolliamo e sopra le nuvole c’è un bel sole. L’attesa è finita! Mi sento un asino che vola… da Nord a Sud portandosi dietro un pezzo di Milano, perché Milan l’è sempar la gran Milan.

Elena Crestani

Elena Crestani

Mamma a tempo indeterminato, lavoratrice a tempo pieno, studentessa per hobby, moglie part-time (perché ho esaurito le ore disponibili…). Mi occupo da tempo di tematiche inerenti i diritti umani, con uno sguardo particolare ai più deboli. Seguo mille imprese con una propensione per quelle che fanno welfare, dove l'impresa sociale si fa prima con le persone e poi con i numeri. Per natura sono curiosa come un gatto; preferisco "le Santiago" per esplorare il mondo, ma non disdegno le décolleté per una serata glamour. Il mio motto? "Vola solo chi osa farlo".
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