Mi muovo quindi esisto. Viaggio quindi vivo

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“Chi teme le nubi non parte mai”.
Questo leggo su un giornale abbandonato in treno.
Perché non lo insegnano a scuola?

Il mio nome è Marco, ma tutti mi chiamano Polo… non certo per i miei ripetuti viaggi in estremo oriente o perché mi diletti a scrivere libri dai titoli impegnativi. è solo per assonanza con il mio cognome.
La cosa mi diverte e, in fondo, mi sta bene così.
Ma in fondo che importa chi sono? Sulla strada siamo tutti sconosciuti. Atomi di umanità in movimento.
E se da piccolo mi aveste chiesto che cosa avrei fatto da grande, avrei risposto: astronauta o esploratore.
Nonostante queste premesse non mi sono mai considerato un viaggiatore, più che altro un curioso.
Credo però che il viaggio sia metafora della vita stessa. Mi ricordo ancora le lezioni di filosofia al liceo: “Qual è il senso della vita?”, ci domandava provocatoriamente il nostro professore. Sapeva bene che nessuno avrebbe saputo rispondere con precisione. E una domanda che ti segue per tutta la vita e neanche in una vita saprai rispondere definitivamente.
E infatti ancora oggi non saprei dire quale sia il senso ultimo.
Ma adesso so cos’è che gli da sapore e colore. È muoversi. Vedere. Conoscere.
Mi muovo quindi esisto. Viaggio quindi vivo.
E allora mi tornano in mente le parole di un amico che definì così il viaggio: “Uno spostamento materiale in orizzontale si accompagna sempre a un movimento verticale spirituale”.
Una notte sognai di aver dormito per quattro anni e tutto intorno a me era cambiato.
Allora mi svegliai. Stetti tutta la notte sveglio a pensare agli ultimi quattro anni che avevo vissuto. Niente era cambiato e io ero sempre lo stesso.
Non ho mai avuto le idee molto chiare sul mio futuro, però la cosa più pericolosa da fare quando non si sa cosa fare è quella di rimanere immobili.
Chi teme le nubi non parte mai

Marco Politano

Marco Politano

Cuori Quadri Fiori Picche.
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