La tecnologia di oggi? Frutto del problem solving!

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Si dice siano due le cose che non si possono nascondere né trattenere, gli starnuti e l’amore.

A questa curiosa accoppiata io aggiungerei un terzo elemento: la tecnologia. Intesa come ‘frontiera’, innovazione di metodo o di materia, che sia frutto di specifica ricerca o prodotto empirico del ‘naturale’ progredire umano. Questa parola sulle prime ci evoca immagini con lucine, fili, elettronica e mistero ma se ci pensiamo bene tutto, tutto, è o è stato tecnologia nel senso appena descritto. Il passo da ripari di pelli e rami a agglomerati di abitazioni stabili è stato scandito, oltre che dalle necessità che mutavano, anche dai progressi nell’uso dei materiali, nella loro reperibilità e manipolazione.

Semplici tronchi sdraiati a terra, modulo base di slitta, hanno consentito la realizzazione di opere incredibili; un osso parzialmente fasciato con della pelle inzuppata di grasso di animale era a tutti gli effetti innovazione pura, tecnologia, progresso! Potevi portare a giro il fuoco, illuminare e scaldare, non solo vedere ma anche farti vedere, o difenderti. Insomma, un’esplosione di modernità!

Tecnologia La tecnologia di oggi? Frutto del problem solving! Tecnologia ruota

Un percorso continuo, inesorabile, lunghissimo, complicatissimo e affascinante in cui ogni passo avanti risolveva un problema generandone immediatamente un altro; impensabile da condensare in poche righe per provare a raccontarlo, proviamo allora ad origliare e vediamo se ascoltando i protagonisti ci facciamo un’idea di come può essere andata. Ecco! Cosa dicono in quella caverna!?

A: “Grmff?! grunf sgnn uuhah-ah ugugu!” (*). B: “Uh? Mhm-uff! Mghug ufssh au dahh. ah! …aguagag mfptt ngubp pttumm” (**).

(*) “Caro!? È successo ancora! I bambini si stavano rincorrendo coi cuccioli (un mammut e uno stegosauro ndt), hanno urtato il muro che chiude la grotta ed è crollato di nuovo!

(**) “Uh? Ma come! Eppure stavolta ero stato più attento agli incastri… vabbè, anche se è piovuto vado subito al fiume a prendere altre pietre! ah ma stavolta non le sciacquo… visto quanto ho penato a toglierle dal fango nella stagione secca, vuoi vedere che mi aiuta a rinforzarlo questo benedetto muro?!”. E malta fu!

Senti là! C’è confusione in quel cantiere!

A: “Come sarebbe a dire ‘no’?!” B: “Sarebbe a dire no!” A: “Ma santa polenta! Vi ho spiegato come funziona, vi ho raccontato la meraviglia di questo nuovo, ma allo stesso tempo antico modo di costruire, vi ho anche fatto vedere i calcoli dell’ingegner Bulloni! e voi ‘no’?”. B: “Senta architetto a noi non ce ne frega niente se i romani vecchi”. A: “Antichi, sono gli antichi romani”. B: “Sì, vabbè, quelli là… non ci importa se hanno cominciato loro, noi le armature non le smontiamo!”. A: “Mah…”. B: “Modernità, razionalismo, pianta libera, tetto piano, finestre a nastro… sì, sì tante belle parole! ma io costruisco da quando ho memoria, ho imparato da mio padre: pietra, ciottolo o mattone che sia, uno sull’altro, corsi regolari e buona malta a legare, attenzione agli angoli, bei tronchi dei nostri boschi per tetti e solai. Lei non mi convincerà che quelle due scatoline di legno che ha riempito di fango liquido e da cui escono quei 4 ferracci, adesso che sono seccate valgono quanto i muri che tiro su io! Ah, no! Se ci crede le casseformi se le toglie da solo!

(Evoluzionisticamente parlando, qui siamo quando dalla famiglia dei muratori si è separato il ramo specializzato dei carpentieri… il progresso, che fatica!).

Tecnologia La tecnologia di oggi? Frutto del problem solving! Tecnologia Architettura

Qualche anno dopo, in un luogo qualunque:

A: “Tesoro guarda che belle case ci sono in questa rivista! Che ne dici se vendiamo la vecchia casa al mare, quella nel borgo, muri spessi, finestre piccolette, balconcino ino ino e ce ne costruiamo una nuova, tutta bianca, luminosa, con grandi terrazzi… sai come le fa quel tizio Le Corbuqualcosa, ricordi?!”. A: “Bello, eh! Ah che bello! Però che caldo entra da quei vetri! Non possiamo mica mettere le tende! Sono orribili, poi addio panorama, scusa! A: “Certo che quando prendemmo il ventilatore facemmo proprio una gran cosa… ma sarà cambiata l’estate perché mi sembra non funzioni più! Dobbiamo procurarci un condizionatore!”. A: “Urca che bolletta! E poi basta, non se ne può più di queste scatole che deturpano le abitazioni e sputano calore! Facciamo così, cambiamo i serramenti, mettiamo quei bei nuovi vetri basso emissivi e selettivi che permettono il passaggio della radiazione luminosa (luce) e respingono quella infrarossa (calore) sia in entrata che in uscita mantenendo il fresco in estate e limitando la dispersione termica in inverno”. A: “Tesoro, sai che potremmo…☺”.

A volte uno stop, a volte uno zigzag, qualche marcia indietro… È così. Piano piano, passo passo, sempre meglio.

Sara Mori

Sara Mori

Meglio appoggiarsi a qualcosa che non gira
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