La stazione, il più classico dei luoghi d’attesa

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granaiolo-20161122_123730 stazione La stazione, il più classico dei luoghi d'attesa granaiolo 20161122 123730

Facile recensire locali, bar e ambienti all’ultimo grido, mainstream, quotati su Tripadvisor, discussi tra colleghi, nei quali si sceglie di andare ‘per gusto’! La vera sfida è valutare bar e attrezzature esclusivamente di servizio, strettamente utili e funzionali e per questo abbiamo pensato a quelli legati alla movimentazione ‘pesante’, motivo per cui ci siamo avventurati lungo la strada ferrata che risale la Valdelsa, nel tratto da Certaldo a Empoli. La Ferrovia Centrale Italiana, inaugurata attorno al 1850, è stata costruita in poco più di un lustro, dietro concessione granducale con i capitali prevalentemente senesi di una società privata.

La nostra rassegna prende il via da Certaldo e ci troviamo davanti inequivocabilmente a una stazione, anche se si nota subito che l’estetica non è quella solita squadrata, regolare, intonaco beige. Corpo di fabbrica irregolare, portoni e finestre modanate, tettoie, logge, terrazzi, tetti spioventi e lanternine, raccontano la sua ‘antica’ origine che non ha risentito degli ammodernamenti avvenuti nel corso degli anni ed è passata indenne sia dalla statalizzazione delle ferrovie avvenuta a inizio secolo che dal furore modernista del ventennio.

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La biglietteria occupa quello che un tempo era l’atrio di ingresso e ne mantiene il carattere originale conservando il delizioso pavimento mosaicato a tesserine rettangolari con motivo geometrico e alcune delle tradizionali panche in legno scuro. Foglietti informativi tendenzialmente scaduti, bacheche e schermi piatti decorano le pareti e completano un ambiente a modo suo caratteristico; di tenore completamente diverso è la sala d’attesa, vigliaccamente ripavimentata, adorna solo di una macchina automatica per i titoli di viaggio, una obliteratrice e due tris di sedute in metallo, è un grosso androne spoglio che collega la biglietteria ai binari, introdotto sull’architrave dall’antica dicitura ‘sala di II classe’. Un altro cartello vintage che riporta la scritta “ritirata” ancora ci indica i servizi igienici, per signore, signori e utenti con difficoltà. È tutto così preciso che ci pare impossibile che questa struttura, piccola ma attrezzata, un tempo non ospitasse un bar al suo interno! Attualmente però facenti funzione ci sono due macchinette, luminose colorate e pingui, collocate sotto la tettoia di ingresso, tra i binari e il sottopassaggio, ti accolgono come due corazzieri al tuo ingresso in stazione. Distributori di una piccola selezione di generi di rapido conforto, silenziose a meno di qualche bip bip, simili a se stesse e a tante altre ovunque.

attesa-castelfiorentino stazione La stazione, il più classico dei luoghi d'attesa Attesa Castelfiorentino

Riprendiamo il viaggio e in una manciata di minuti arriviamo a Castelfiorentino. Tutto il complesso versa in uno stato di abbandono generale, il fabbricato viaggiatori ospita attività commerciali chiuse da tempo, ambienti dismessi e l’ufficio informazioni turistiche che, a meno di una breve finestra temporale di apertura effettiva, svolge la sua funzione dalla vetrina tappezzata di foglietti illustrativi e volantini di attività varie. La sala d’attesa si trova all’estremità più lontana dall’ingresso ed è apparentemente dotata di molti comfort tra cui una dolce rampa di ingresso, nuovi e grandi cestini per la raccolta differenziata e una temperatura interna gradevole come traspare da un enorme blocco motocondensante che troneggia come un’erma postmoderna al fianco del portone di ingresso, rigidamente chiuso da tre assi di vari gialli. Questa drastica serrata, insieme all’autogru parcheggiata fronte strada, raccontano evidentemente che sono in corso lavori di riqualificazione di una porzione dell’edificio principale. Nell’attesa della sala d’attesa i viaggiatori utilizzano le numerose e varie panchine distribuite sui binari e nell’area di ingresso. (Chissà dove avrà poggiato le santissime terga il vecchio Pio IX per ripararsi dalla canicola nell’agosto del 1857 quando è sceso qui con tutto il codazzo, ennesima tappa della sua scorribanda pastorale su e giù per la Valdelsa!). Lungo il binario 1, a pochi metri dal sottopassaggio ‘balneare’ un’istallazione free standing che ostenta la sua autonoma ed esplicita estetica, dotata di tettoia, totalmente avulsa dal contesto circostante, ospita l’estrema sintesi del caffè della stazione: le solite due macchinette che presentano al solita scelta tra il ‘solido’, impacchettato monodose scricchiolante e il ‘liquido’, bicchierino e paletta.

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Si risale in carrozza e in un nonnulla è Granaiolo, un po’ campagna. Il piccolo fabbricato rosso, anni ‘50/’60, è a fianco della strada provinciale e la sua sagoma regolare non basta a nascondere l’enorme carcassa dello zuccherificio abbandonato dall’altro lato dei binari. I monumentali resti della fabbrica, sopraffatti dalla vegetazione, ci fanno pensare come industria e ferrovia siano stati per lunghi anni uno funzione dall’altra. Al momento la stazione è ridotta ai minimi termini per quanto riguarda attrezzature e servizi vari. Gli spazio ci sarebbero ma molti sono chiusi con vecchi lucchetti polverosi e altri addirittura murati. La sala d’attesa è un open space low confort, impiantito in marmette rosse, con bacheca oraria, una ghiaccia fila di anonime sedie metalliche col bracciolo anti pisolino e niente porta; a giudicare dalle colorite scritte che affollano le pareti ha abbandonato la prioritaria funzione per diventare luogo di stazionamento, un ideale circolo di conversazione autogestito, tra ozio e rivoluzione. Non pervenuta la biglietteria automatica, l’unico ritrovato tecnologico individuato è una essenziale obliteratrice. Qui mancano anche le seriali macchinette distributrici di stuzzichini, rifocilli, bevande calde, commestibili distrazioni a avanza tempo … che sia una esplicita presa di posizione del tipo ‘Granaiolo against junk food’?!?

attesa-ponte-a-elsa stazione La stazione, il più classico dei luoghi d'attesa Attesa Ponte a Elsa

Con questo dubbio ci dirigiamo a Ponte a Elsa. Tipico esemplare della stazioncina di campagna, compatta e severa, affiancata da un rigoglioso e rinselvatichito giardino, qui dai tratti esotici, che ha visto momenti di maggiore ordine. Operai impegnati nella manutenzione tecnica passano da un locale di servizio mignon all’altro. La segnaletica ufficiale indica uno spazio dedicato alla timbratrice, in realtà è un piccolo vano quadrato senza finestre né porta dotato esclusivamente di una bacheca, dove peraltro sono affisse comunicazioni che nulla hanno a che vedere con orari, stazioni, treni. Mistero. La sala d’attesa è sinteticamente sostituita da un ‘blocco’ panchina-tettoia-cestino, uno per binario. Il caffè portatevelo da casa.

Attesa - Empoli stazione stazione La stazione, il più classico dei luoghi d'attesa empoli 20161122 145902 e1483301238638

Ed infine Empoli, the city. Arriviamo in un orario di affollamento pendolare, accolti dall’annuncio di ritardo per il treno in arrivo al binario 2; la consueta voce femminile metallica esce gracchiante dagli altoparlanti dell’ampio atrio d’ingresso, pavimentato a lastroni marmorei, che ospita la biglietteria e una fornita e tentacolare edicola; tramite una grande porta a vetri sovrastata dai monitor in giallo e nero degli orari si accede alla sala d’attesa densa di panchine e poster virati seppia che magnificano le bellezze locali. Già da questi particolari si capisce di essere arrivati in una ‘stazionciona’ ma quello che la consacra è la presenza del bar: il caffè della stazione. C’è, finalmente! Eccolo lì l’anello di congiunzione tra la strada e i binari… entriamo. Ci accoglie il classico alternare tra il viavai frettoloso e la calma dell’attesa, ed il bancone ricalca questa necessità: è rapido e articolato, rivolto ai binari per proseguire più largo, con sgabelli e tavolini verso l’interno del locale, per momenti meno fuggevoli. Da un lato il frigo con le bottigliette da viaggio e la vetrina dei panini, dall’altro torte a taglio e ampia scelta di tisane. Il caffè è un onesto espresso Lavazza e l’aspetto del bar è quello della catena dei caffè moka – Cremonini. Nonostante il locale si sia dato una rinverdita negli ultimi anni, indugiando nell’illuminazione tra il kitch baroccheggiante e la linearità ‘industriale’, dal pavimento in marmette rosse, che avevamo già visto in altre parti della Valdelsa, riappare l’origine di tutto l’ambiente.

Sarà forse per queste radici che il viaggio si conclude con la sensazione che questi luoghi, nonostante un diffuso drammatico decadimento, sono solo in attesa di ritrovare la dignità che la loro insostituibile funzione sociale e la loro storia gli richiede.

(La gita lungo la strada ferrata Certaldo-Empoli e questo articolo sono stati realizzati insieme a Elena Mondovecchio)

Sara Mori

Sara Mori

Meglio appoggiarsi a qualcosa che non gira
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