Se non vedi la fine del tunnel, arredalo!

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La definizione di “spazio” ha turbato più di una notte a innumerevoli filosofi, scienziati, tecnici, critici, studiosi. Argomento affascinante e sfuggevole, ridondante di sfaccettature, varia dal tempo alla dimensione, all’intelletto, all’esistenza. Per salvaguardare il nostro sonno diremo che per noi, qui e ora, lo spazio è un luogo più o meno esteso, saldamente definito dalla funzione che avrà, tendenzialmente delimitato e soprattutto che necessita di essere attrezzato/arredato del tutto o in parte.

Quest’ultima caratteristica divide le masse: croce o delizia!? C’è chi si sgomenta solo a spostare il contenuto di uno scaffale e chi ha già in una mano il numero di Publiambiente per fargli portare via tutto e nell’altra pagine di cataloghi e ritagli di riviste. Entrambi possono essere duri come muli, appesi saldamente alla concretezza dell’oggetto o alla loro visione, oppure desiderosi di rivoluzione, a rifarsi dall’ambiente che abitano. Lo spazio che viviamo è diretta emanazione dello spazio che ‘siamo’. Una stanza vuota è come una persona nuda: quello che indosserà dipende da com’è e da cosa vorrà fare. Come non è consigliabile mettere un abito a sirena per andare a funghi (oh! Liberissimi eh!!) così non è troppo il caso di prevedere una cucina free standing con penisola e tre forni in un bilocale stretto e lungo (sempre liberi, ovviamente!). La quadratura del cerchio sarebbe riuscire a conciliare dimensioni, necessità, gusti e portafogli. Questo complicato equilibrio detto così pare un miraggio, ma in realtà ci si può fare! O quantomeno avvicinarcisi parecchio… per riuscirci è importante sapere come si vuol vivere quell’ambiente, cosa gli chiediamo.

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Può sembrare una banalità, ma se ci pensiamo ci accorgiamo che siamo iperesposti a soluzioni. Preconfezionate, universali, inequivocabilmente riconoscibili come gradevoli, viste e riviste quindi “sicure”. Tutte queste risposte hanno rubato lo spazio in cui si formano le domande. Anche l’ambiente virtuale dei social, Instagram, Airbnb, Pinterest, ha buttato l’occhio dentro le nostre case e le ha messe in vetrina quanto non era neppure immaginabile, e questo ci ha esposti al rischio di perdere di vista il confine tra set fotografico allestito ad arte e casa vera, tra rivista di settore e applicazione nel reale. Questa abbondanza di proposte se non sono adeguatamente passate al vaglio delle nostre reali necessità ma restano un miraggio estetico quasi iconico, ci possono portare a dover scavalcare il divano per andare in bagno o, nel peggiore dei casi, a fare i turni per reggere gli asciughini perché quello stile così asciutto e minimale, affascinante e lineare nella sua essenzialità, alla fine ci ha gabbati e ci troviamo a sospirare pensando all’orribile cassettiera di legno scuro in casa della vicina. È quando sei lì che sposti la lampada per aprire l’armadio che pensi a come avresti potuto evitare tutto questo, e ti torna in mente quel tizio, lì nel negozio, che ti importunava chiedendoti le misure della camera e del letto che già avevi… sì, dai! Quello là, l’arredatore!

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Figura finita in ombra in questi ultimi anni, vero e proprio domatore di spazi e clienti, in lotta continua col metro e con i consigli saggi di chicchessìa. Questo figuro (quello bravo, s’intende!) insidiato costantemente dal ‘mio cuggino’ di turno, funambolo di cataloghi e palette di colori e tessuti, trova soddisfazione nel concretizzare sogni estetici e spaziali di comune accordo con le necessità reali, ovvero il connubio tra quello che “ci devi fare” e quello che “hai sempre sognato di avere”. A volte fa richieste assurde, come un campione di pavimento o l’esposizione della stanza, o imbarazzanti del tipo “sì, ma quanto vuoi spendere?” lui “vede” il vuoto, ha già in mente un sacco di soluzioni a cui non avevi mai pensato, distribuisce i mobili, ricava spazi e regola movimenti, non riempie ma veste perché è convinto che una bella tuta possa essere meglio di un brutto tailleur! Sa che un buon risultato, piacevole e comodo, è una alchimia di ‘pezzi’ ‘misure’ e ‘posizioni’ e difficilmente è un oggetto singolo a risolvere un “problema”, anzi inserire qualcosa di nuovo in un ambiente già definito è più facile che ne crei… e considera questa una sfida estremamente stimolante!

Lo spazio fuori è quello di cui hai bisogno dentro, se già lo conosci ti sarà più facile concretizzarlo, se ancora non gli hai dato un nome può essere l’occasione per trovarlo perché, come dice mio cuggino, “se non vedi la fine del tunnel, allora arredatelo!”.

Sara Mori

Sara Mori

Meglio appoggiarsi a qualcosa che non gira
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