Il viaggio come rito di passaggio e momento di formazione

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Il viaggio è un elemento chiave nell’evoluzione dell’uomo perché è servito a costruirne la cultura, l’immaginario individuale e collettivo, ed è stato utilizzato fin dalle società tribali come un rito di passaggio e quindi un momento di formazione tra l’età adolescenziale e quella adulta.

Da qui è emerso il viaggio nella cultura popolare delle fiabe proprio perché il viaggio come rito che introduce il soggetto nella vita e nell’esistenza complessa, problematica di ognuno di noi. Fin dall’antichità diverse sono le tipologie di viaggio: viaggio di esplorazione, viaggi commerciali per lo scambio di manufatti, viaggi di transumanza, di spostamento stagionale, i viaggi che si facevano e si fanno ancora come pellegrinaggi, ecc.

Il viaggio rappresenta un passaggio, un cambiamento che avviene attraverso una vera e propria traslocazione da un luogo ad altri sconosciuti, anche metafisici. Il Siddharta di Hermann Hesse, cresciuto per volere del padre nel castello del regno senza conoscere povertà o dolore una volta conosciuta la sofferenza e la povertà al di fuori del mondo incantato in cui fino a quel momento era cresciuto, trasforma completamente la sua vita asservendola alla ricerca della via per porre fine al dolore. Il viaggio in questo caso si compie solcando le infinità dell’essere, un viaggio di raccoglimento ed intuizione che trasforma l’esistenza di quest’uomo. Esistono diverse forme di letteratura di viaggio e di conseguenza assunzioni di significato del viaggio totalmente differenti. L’America del nord ha una storia di viaggio, è nata attraverso un viaggio. I puritani consideravano il proprio viaggio come Sacro, la terra, una terra promessa che se fosse stata raggiunta sarebbe stato Dio a volerlo. “Good Bless you” il popolo di Dio, che grazie a Dio poteva raggiungere la terra promessa, popolata di figure incredibili, di animali magici, una terra meravigliosa e ricca.

Che sia uno spostamento fisico o spirituale, concordo col definirlo una necessità. Per vivere bisogna staccare, anche solo per un minimo, infinitesimale lasso di tempo, dalla quotidianità, per scaricarsi e ricaricarsi, o anche solo per assecondare la curiosità e la voglia di conoscere ciò che ancora non si è mostrato a noi. Al contrario di ogni animale, l’uomo spesso desidera essere in un posto che magari non esiste nemmeno: un luogo utopico, partorito dalla fantasia, il che coincide con il bisogno di nuovi orizzonti, nuovi ideali, una nuova vita magari. Oggi che sembra che la civiltà umana abbia superato ogni limite del progresso sociale e scientifico, la paura di non avere più niente per cui vivere è ciò che ci spinge a viaggiare con la mente. Quando la realtà non basta subentra la fantasia.
Spesso capita di sentirsi dire “eh .. non sei mai contenta dove sei, di quello che fai, vuoi sempre altro“. Non è un capriccio. Semplicemente, è il desiderio di sentirsi vivi, di mettersi in gioco, una sana “fame di vita”: se non sei aperto all’avventura (“venire-ad” in latino), all’ignoto, tra ansia, sfida e scoperta, al divenire vagabondo, osservatore, nutrendoti della diversità, operando poi sintesi nuove, inquiete, personali, non sai né dove hai viaggiato, né hai consapevolezza del sapere che ti ha formato. E questo è un vero peccato.

viaggio Il viaggio come rito di passaggio e momento di formazione Viaggio Empovaldo Contropelo

Nella bisaccia di luglio/agosto troverete qualche spunto di riflessione con:

FILM:Viaggio sola” di Maria Sole Tognazzi (2013). Il film vuole presentare la solitudine non come sofferenza ma come una condizione scelta dalla protagonista che dopo vari eventi della sua vita arriva a darsi delle risposte e se le dà senza scatenare alcun inferno: il viaggio come esperienza di formazione, una costruzione personale aperta.

CANZONE:Strada facendo” di C. Baglioni, un grande classico che ci richiama il viaggio come un’esperienza completa che riesce a segnare la personalità in ogni tempo anche oggi non solo nel passato perché lo spostarsi nello spazio e nel tempo coincide un po’ con la nascita, proprio perché i viaggi racchiudono questa dimensione del cambiamento interiore, oltre che della gioia del divertimento… “perché strada facendo scoprirai che non sei più da solo…”

OPERA D’ARTE:The path”, Bill Viola, 2002 . “Il sentiero” Durante il solstizio d’estate una pineta è percorsa alle prime luci del giorno da un flusso di persone tutte diverse e appartenenti alle più svariate età ed estrazioni sociali. Sono viaggiatori in cammino, che procedono con ritmi differenti sul “sentiero della vita”, muovendosi in uno spazio tra due mondi. L’intensificazione emotiva e mentale della percezione della dimensione temporale delle immagini (attraverso la dilatazione, la ripetizione, il rallentamento, la fluidità sensoriale degli effetti cromatici e luminosi, la spazializzazione dislocata) sta alla base dell’inconfondibile stile estetico dell’autore, caratterizzato da una tensione verso l’ineffabile e l’indicibile.

viaggio Il viaggio come rito di passaggio e momento di formazione Viaggio Rock crystal

PIETRA: Il quarzo fumè. Viaggiare dovrebbe essere una gioia tanto attesa, da vivere gli ultimi giorni con grande impazienza. Eppure c’è qualcuno, che tanto felice di viaggiare non è… il quarzo fumè è un anti-ansia per eccellenza che agisce riducendo sensibilmente la paura. Aiuta a cambiare gli atteggiamenti e i comportamenti nei confronti della vita chiarendo gli aspetti egoici e inducendoci ad accettare con gioia e consapevolezza il corpo, la materialità e la sfida al cambiamento

POESIA: “Itaca” di Kostantinos Kavafis. La poesia racconta l’avventuroso e periglioso viaggio di Ulisse per mare come metafora della vita! Tutti dobbiamo avere un sogno, se non lo abbiamo siamo come morti. Ciò che importa è che ci sia pace nel cuore dopo il viaggio esuberante e avventuroso della giovinezza. Non importa il viaggio, la meta, ma come affronti quel viaggio per raggiungere la meta. Itaca può anche deluderti, ma almeno rimane la soddisfazione di non aver vissuto invano.

IMMAGINE: “Scompartimento C, Car 293” (1938), Edward Hopper. Hopper era affascinato a dall’atmosfera delle carrozze semivuote dei treni che si fanno strada nel paesaggio: la donna di “Scompartimento C, Vettura 293” che legge e fa vagare lo sguardo tra carrozza e paesaggio, sembra trovarsi proprio in questo stato mentale sospeso tra il viaggio fisico sul treno e quello mentale dato dalla lettura del libro.

LETTURA:La mente del viaggiatore. Dall’Odissea al turismo globale” di Eric J. Leed, 2007, edizioni il Mulino. Dai tempi delle perigliose prove di Gilgamesh e Ulisse alla moderna formula del “tutto compreso” del turismo di massa, il significato simbolico del viaggio è mutato radicalmente. Se nell’Antichità e nel Medioevo attraverso pericoli e cimenti si attingeva una purificazione interiore, con i grandi viaggi scientifici in epoca moderna viaggiare diventa fonte di libertà e di svelamento dell’io. Infine, nella società industriale, transitare da un luogo all’altro permette all’uomo di riconoscersi un’appartenenza nazionale e insieme un’identità personale.

Samantha Peroni

Samantha Peroni

"La vita è come un'eco: se non ti piace quello che ti rimanda, devi cambiare il messaggio che invii". James Joyce
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