La spada di Damocle, ovvero l’insicurezza di un passo da compiere

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Da bambina mia nonna mi raccontava spesso la storia di Damocle, un membro della corte del tiranno di Siracusa, Dionigi I.

Egli recriminava spesso sulla fortuna del tiranno che poteva disporre liberamente di potere, denaro, cibo e donne: lo adulava, ma allo stesso tempo, lo considerava realmente un uomo fortunato. Al culmine di uno dei suoi abituali interventi sulla sorte benevola del suo signore, Dionigi I lo interruppe e gli propose uno scambio di ruoli per un giorno, in modo che anche lui potesse godere di fama, autorità e di tutti i privilegi connessi al ruolo che gli spettava. Lusingato dall’idea, Damocle accettò prontamente e, per prima cosa, sedette al banchetto organizzato in suo onore. Tutti i fasti e le attenzioni di un sovrano gli furono rivolte, tanto che egli stesso sembrò dimenticarsi chi fosse realmente! Fu solo a fine serata, tra una danza e l’altra, che alzò lo sguardo al soffitto e vide una grossa spada sostenuta da un esile crine di cavallo sopra la sua testa. Dionigi I l’aveva fatta posizionare lì affinché Damocle capisse che la sua posizione non prevedeva solo fasti e sontuosità, ma anche un’esposizione continua a rischi e pericoli dettata proprio dal ruolo che ricopriva. Fu allora che il cortigiano, impaurito, perse interesse per ricchezze e onori che gli venivano attribuiti, e volle rendere al tiranno lo scambio di ruoli.
Da allora avere “la spada di Damocle sulla testa” è una metafora in uso per definire situazioni di pericolo che potrebbero realizzarsi da un momento all’altro, d’insicurezza o di responsabilità derivata dall’assunzione di una scelta, dal compiere un passo. Indica, insomma, paura e precarietà del vivere.

Non c’è niente di più instabile e precario dell’essere sotto esame o del dover affrontare un esame. E nemmeno niente di più eccitante che fronteggiare una sfida e portarla a termine.
Ovviamente ogni esame è una sfida, indipendentemente da quale sia la parte da cui venga vissuto.
Si teme un esame per l’insicurezza che genera il non sapere quale sarà il risultato finale, costringe a esporsi, a prendere in considerazione il fatto che ci sia la possibilità concreta di un fallimento. Accettare i limiti del nostro essere, scontrarsi con l’imperfezione del nostro agire e, conseguentemente, affrontare una ferita narcisistica è qualcosa che – come recitava una famosa pubblicità – “è per molti, ma non per tutti”.
Esami” … parola magica che richiama alla mia mente innumerevoli occasioni di crescita: quanti ne ho sostenuti!

Anche adesso, a 45 anni compiuti, sto ancora studiando per arrivare alla Laurea Magistrale e ogni volta, quando arriva la data designata, è un rituale: il panico generale, l’offuscamento delle idee, il passaggio obbligato in bagno e… l’adrenalina che inizia a scorrere prima dell’inevitabile test. Mi dico sempre che sarà l’ultimo, ma poi, in un modo o nell’altro, trovo sempre un motivo per rimettermi in gioco e imparare qualcos’altro. Di solito questo fatto suscita pareri contrastanti tra le persone che conoscono la mia storia, si passa da considerazioni tipo: “sei drogata”, “patologica”, “una che può permettersi di perder tempo” a stime diametralmente opposte tipo: “sei un esempio da seguire”, “ti ho eletto mio guru”. Ricordo che una volta mi è stato detto in tono decisamente sarcastico: “Ma dove pensi di arrivare con tutti i tuoi esami? Tanto non ti servono a niente. Sempre qui rimani…”. Io quella volta ho risposto d’impulso, direttamente dal cuore: “Guarda che c’è gente che non si nutre solo mangiando” . Forse potrete capire il mio intenso piacere racchiuso in una risposta ben assestata e data di getto se vi informassi di quanto il mio interlocutore fosse … obeso!
Se c’è una cosa che ho davvero imparato nel dare esami è che – al di là della Legge di Murphy – le sfide si possono vincere.

Nella bisaccia di giugno troverete qualche spunto di riflessione con:

CANZONE: “Notte prima degli esami” di A. Venditti, un grande classico intramontabile che ha accompagnato i miei esami di maturità e quelli di molte altre generazioni, “una notte di lacrime e preghiere” con la consapevolezza che “questa notte è ancora nostra”.

FILM: “Immaturi”, un film di Genovese del 2010 che racconta la storia di un un gruppo di ex compagni di scuola che si trova a dover ripetere l’esame di maturità, pena l’azzeramento dei titoli successivi conseguiti, e, di conseguenza, a dover affrontare paure, insicurezze, goliardie e problemi di una generazione che sulla carta non può dirsi delusa, ma in realtà nasconde la ricerca e il bisogno di equilibrio e felicità che sono un’occasione di mediazione continua e non un punto d’arrivo per chiunque.

Esami - Empovaldo - Pietra - Fluorite esame La spada di Damocle, ovvero l'insicurezza di un passo da compiere Esami Empovaldo Pietra Fluorite

PIETRA: Fluorite. È una pietra che infonde fiducia, permette di superare le idee fisse che minano la fiducia e l’autostima di sé, migliora la concentrazione e rende il pensiero più fluido: posizionata in mezzo alle sopracciglia aumenta la concentrazione e canalizza le energie cognitive all’apprendimento. Aumenta l’attitudine ad assorbire nuove informazioni e allinea volontà ed azione. Assolutamente da non perdere!

FIORE DI BACH: un consiglio da studente a studente, Larch (Larice in italiano ndr) è il fiore di Bach che combatte la paura di non farcela, il senso di inadeguatezza e la convinzione di non essere all’altezza della situazione, diminuisce il timore e aumenta l’autostima. Spesso io lo associo a “Mimulus” che permette di superare la timidezza, la paura del giudizio, associate a batticuore, sudorazione, rossore, nausea o mal di pancia… funziona!

IMMAGINE: Il quadro di F. C. Frieseke, un impressionista americano, intitolato “The mirror” (lo specchio), mostra come siamo noi stessi in realtà i primi a metterci sotto esame, a dover passare il primo giudizio di sé. Spesso lo specchio e i modelli patinati sono una fonte di stress che ci rimanda a un esame severo, a un confronto difficile tra come siamo e come vorremmo essere.

LETTURA: “Affrontare la vita. Che cos’è la resilienza e come svilupparla” di A. Putton, M. Fortugno, 2006, Carocci, Roma. Secondo l’orientamento della psicologia della salute non sono gli eventi in sé ad essere connotati a priori come patogeni, quanto il modo in cui la persona li affronta, attivando o meno una serie di risorse che possono influire o meno sui possibili esiti: questa lettura vi aiuterà a sviluppare strategie e modelli per superare ogni tipo di esame.

Samantha Peroni

Samantha Peroni

"La vita è come un'eco: se non ti piace quello che ti rimanda, devi cambiare il messaggio che invii". James Joyce
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