Quando la tecnologia invade le nostre vite

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La tecnologia ha modificato la fisiologia umana: ci fa pensare, sentire e sognare in modo diverso; influenza la nostra memoria, l’attenzione e i cicli del sonno.

Tutto questo grazie alla neuroplasticità cerebrale, cioè la capacità del cervello di modificare il proprio comportamento in base a nuove esperienze. Secondo una nota rivista scientifica la maggior parte di chi utilizza la tecnologia sperimenta il FOMO (Fear Of Missing Out), cioè la paura di perdersi qualcosa, di sentirsi esclusi, definita come “una miscela di ansia, inadeguatezza e irritazione che può divampare mentre navighiamo veloci nei social media”.
Che significa nel quotidiano? Una volta passare il sabato sera a casa invece che fuori in compagnia, ad esempio, lasciava al massimo un vago senso di tristezza, ma oggi, grazie ai social media, quella sensazione è aggravata da video, messaggi e immagini di cene squisite e feste vorticose a cui abbiamo, ahimè, mancato, da cui siamo stati esclusi, privati. È esperienza comune, inoltre, sentire il suono del proprio cellulare, anche quando non sta suonando. In uno studio del 2012 pubblicato sulla rivista “Computers and Human Behavior” quasi il 90% degli intervistati dichiarava di sentire “vibrazioni fantasma”, cioè la sensazione fisica che il loro telefono stava vibrando, anche quando non era vero, con una frequenza di una volta ogni due settimane.

Inoltre, siamo ormai tecnofili abituati ad addormentarci con il computer portatile di fianco al letto dopo aver visto l’ultima puntata della nostra serie preferita, o aver letto sull’ipad il capitolo di un libro o controllato con il cellulare l’ultimo post sui social. Queste routine notturne possono però interferire con i nostri ritmi circadiani, interferendo con segnali interni del nostro corpo e con gli ormoni del sonno. L’esposizione alla luce può ingannare il cervello facendogli credere che sia ancora giorno, e può potenzialmente avere effetti duraturi sui ritmi circadiani del corpo. I nostri occhi sono particolarmente sensibili alla luce blu emessa dagli schermi: questo rende più difficile addormentarsi.
Alcuni esperti di cognizione, d’altro canto, hanno elogiato gli effetti della tecnologia sul cervello, lodando la sua capacità di organizzare le nostre vite e liberare le nostre menti. Altri, invece, temono che la tecnologia stia via via paralizzando i nostri tempi di attenzione, riducendo la creatività e rendendoci impazienti e più aggressivi.

Queste sono solo alcune delle tante sfaccettature della nostra vita che è stata colpita dalla tecnologia. Purtroppo, quest’ultima, cambia così velocemente, che studiarne i suoi effetti risulta essere problematico e le domande aperte sono sempre molte, quindi non ci resta che… “restare connessi”!

 
Nella bisaccia di ottobre troverai:

FILM: “Her” (2013 – “Lei” in italiano) di Spike Jonze. Theodore è impiegato in una compagnia che attraverso internet scrive lettere personali per conto di altri, ma da quando si è lasciato con la moglie non riesce a rifarsi una vita finché una nuova generazione di sistemi operativi, animati da un’intelligenza artificiale “umana” arriva sul mercato e con una di essi, Samantha, il protagonista sviluppa una complessa relazione oltre ogni immaginazione.

CANZONE: “Are you lost in the world like me?” di Moby & The Void Pacific Choir, un brano molto significativo non solo per il testo ma anche per il videoclip. Rende bene l’idea di quanto spesso ci si chiude nelle briglie della vita online, e tutto il resto – che è reale – rimane estraneo a noi.

PIETRA: Shungite. Il termine “shungite” risale al 1879 per descrivere una pietra tipica di una zona della Carelia, in Russia, vicino al lago Onega e a un centro abitato di nome Shunga. Da allora la pietra è stata trovata soltanto in quella zona, dove i suoi benefici sono noti sin dall’antichità. Grazie alle sue proprietà, la Shungite dovrebbe proteggere dalle radiazioni dei campi elettromagnetici (interferendo con la frequenza di questi ultimi) e in generale dalle energie disarmoniche che ci circondano. Inoltre l’uso di questa pietra la rende un ottimo purificatore ed energizzatore degli ambienti così come delle persone.

IMMAGINE: Eduardo Kac (2000), GFP Bunny. La creazione di un coniglio fluorescente verde, “Alba”, attraverso la Green Fluorescent Protein, è un’opera che fa parte della moderna arte transgenica. Alba diventa luminescente se illuminato con una particolare frequenza elettromagnetica e vive, perfettamente integrato, nella famiglia dell’artista suo creatore. Lo scopo di questo tipo di opere, a metà strada tra un esperimento scientifico vero e proprio e la creazione di un’opera d’arte, è quello di voler spingere il pubblico e i media al dibattito, attraverso una simulazione estremizzata delle ricadute della tecnoscienza sulla società. Mentre ogni civiltà passata ha concepito e celebrato numerose creature immaginarie, l’arte di Kac è basata sulla creazione letterale di una nuova vita biologica. Kac spiega che l’arte transgenica deve essere creata “con grande cura e con impegno a rispettare, nutrire e amare la vita così creata”. La possibilità di cambiare l’opera è un gesto simbolico: significa che non accettiamo il suo significato nella forma in cui l’abbiamo ereditato e che nuovi significati emergono mentre cerchiamo di cambiarlo.

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LETTURA: “Sesto potere. La sorveglianza nella modernità liquida”, 2014, Zygmunt Bauman, David Lyon, Ed. Laterza. La sorveglianza è una dimensione chiave del nostro mondo: siamo costantemente controllati, messi alla prova, valutati, giudicati nei più piccoli dettagli della vita quotidiana. E il paradosso è che siamo proprio noi – i sorvegliati – a fornire il più grande volume di informazioni personali, caricando contenuti sui social network, usando la nostra carta di credito, facendo acquisti e ricerche on line. Questo perché il bisogno di salvaguardare la nostra solitudine ha ceduto il posto alla speranza di non essere mai più soli e la gioia di essere notati ha avuto la meglio sulla paura di essere scoperti e incasellati. La collaborazione volontaria, anzi entusiastica, dei manipolati è la loro grande risorsa: ecco cosa significa essere osservati e di continuo osservare e con quali conseguenze politiche e morali.

Samantha Peroni

Samantha Peroni

"La vita è come un'eco: se non ti piace quello che ti rimanda, devi cambiare il messaggio che invii". James Joyce
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