Prendere la misura agli eventi vuol dire mettere in discussione la propria visione delle cose

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Da qualche tempo mi interrogo sulla possibilità di come il mio raccontarmi attraverso la stesura degli articoli per “L’unica testata che prenderesti volentieri”, possa in qualche modo trasformarsi in una risorsa sia per me stessa come individuo che, scrivendo, apprende, cresce e struttura nuove parti di sé; sia per il lettore finale che fruisce di questi articoli e che, leggendo, interiorizza, medita e accoglie riflessioni, proposte ed esempi concreti in relazione ad un dato tema con cui viene spinto -inevitabilmente – a confrontarsi.

Se nello scrivere e nel raccontarsi si fa emergere un pensiero che ha in sé riflessioni autobiografiche e pensieri personali, allora la narrazione diventa una forma di formazione verso l’altro efficace, coinvolgente, vicina alla persona e capace di affiancare e sorreggere chi si accosta ai pensieri espressi nero su bianco. In via generale, le riflessioni emerse sia dalla lettura che dalla stesura di un testo entrano in gioco nella conoscenza di sé e nell’apprendimento in senso lato, stimolando l’empatia che altro non è che quell’abilità che consente alle persone di entrare in sintonia con i propri e gli altrui stati d’animo, e rendendo, infine, chiunque più consapevole dei propri pensieri. Ogni articolo, ogni racconto è la misura di chi lo crea, quasi una sineddoche letteraria in cui la parte definisce il tutto.

Che senso ha parlare di misura? Prendere la giusta misura dei problemi è un’operazione complessa, perché, se ci facciamo caso, non è cosa ci succede a preoccuparci, ma la rappresentazione che ci diamo di un avvenimento, come lo affrontiamo. Qualsiasi sia la sua natura, ogni evento può essere vissuto in modi completamente differenti da persone con storie di vita diverse. Io lavoro quotidianamente con la disabilità e mi accorgo di come alcuni vivano questa situazione come una spada di Damocle sospesa sul capo, pronta a ucciderli da un momento all’altro; altri, invece, la sentano come un’opportunità di crescita senza paragoni. Ma la realtà è identica: come la vediamo fa la differenza. Quindi cosa faccio io nello scrivere degli articoli? Ri-leggo la realtà, propongo un’alternativa che nasce dal mio vissuto, senza ombra di dubbio, ma che cerca di aprirsi all’altro, affinché si possano valutare punti di vista diversi. Un periodo di crisi, alcune volte può essere “ri-letto” e “ri-significato” come una possibilità di elaborazione e crescita. A volte grandi paure divengono paure normali, stabilizzate, su cui possiamo avere un controllo, se sono condivise e ridimensionate, anche solo con la parola. Prendere la misura degli eventi significa dunque sforzarsi di mettere in discussione la propria visione delle cose. Ma prima di metterla in discussione, occorre conoscerla, ed è per questo che fa così tanto bene anche a me scrivere, perché mi obbliga a conoscere prima di raccontare. E conoscere – alla lunga – rende liberi, sempre.

Nella bisaccia di FEBBRAIO/MARZO troverete qualche spunto di riflessione con:

CANZONE:È questione di sopravvivenza” di Gino Paoli. Il testo dice che alle volte non ci è nemmeno più concessa nessuna misura in una scelta… l’altra ci piace talmente tanto che diventa parte di noi, la nostra parte migliore. E allora stare con lei (o lui) non è più solo un qualcosa di piacevole: diventa impossibile starle lontano, “è questione di sopravvivenza”. Non ci può vedere, non riusciamo a concepire la nostra vita senza di lei:
“ti cercherei/ se te ne andassi via/ i tuoi difetti mi sono indispensabili
o cercherei/ un’altra come te/ che rassomigli a te/ perfino nelle tue manie
ma non ce n’è/ un’altra che sia uguale a te
una che mi riempie la giornata/ una con la tua voglia di vita…”

PIETRA DA PORTARE CON SÈ: Lapislazzuli. È la pietra legata al terzo occhio e alla ghiandola pineale, ma regola anche la ghiandola tiroide, le mani e le braccia, la gola. Viene usata per regolare le emozioni e aiuta ad alleviare la rabbia e frustrazione. È una pietra spirituale e aiuta a trovare fiducia in sé stessi e a prendere la decisione più giusta perché favorisce una maggiore concentrazione, illumina il cammino di chi la possiede e aiuta a comprendere la verità, anche quando emerge solo una parte del tutto nelle situazioni.

FILM: Tra le moltissime scelte di sineddoche cinematografica in cui una scena dà la misura del tutto, vi propongo “Ogni maledetta domenica”, di Oliver Stone, 1999, dove l’animo claudicante di Al Pacino, Tony D’Amato sul set, fa un monologo strepitoso in cui spiega ai ragazzi della sua squadra come la vita non regala nulla, bisogna lottare su ogni centimetro, nello sport come nella vita. E quel centimetro si deve difendere con le unghie e con i denti. Un centimetro alla volta si possono scalare le pareti dell’inferno. La somma di tutti quei centimetri fa la differenza tra vincere ed essere vinti, tra vivere e morire. Il football ci insegna che “il totale fa la differenza”, solo insieme si può superare anche la sfida più difficile, perché “O noi risorgiamo adesso come collettivo, o saremo annientati individualmente.”

La scena che dà la misura del tutto:

FIORE DI BACH: Come scegliere i Fiori. Il dr. Bach voleva che i suoi rimedi fossero così semplici da usare che chiunque potesse essere in grado di sceglierli e prenderli senza l’ausilio di una consulenza professionale. Una volta individuate le proprie caratteristiche principali si procede ad individuare i fiori corrispondenti. Bach incoraggiava le persone a concentrarsi su due cose. La prima: gli stati d’animo a cui crediamo profondamente come desiderare per voi stessi più armonia, più sicurezza, più coraggio. La seconda: intercettare quali sono le mancanze degli altri che più ci infastidiscono. Di solito il prossimo rispecchia nostre parti che abbiamo difficoltà a rintracciare in noi stessi. A questi si aggiunge almeno una scelta intuitiva, che spesso porta alla luce aspetti nascosti o non considerati, in questo caso si aggiunge il Fiore alla miscela così composta.

misura Prendere la misura agli eventi vuol dire mettere in discussione la propria visione delle cose Misura Bach Flower

 

misura Prendere la misura agli eventi vuol dire mettere in discussione la propria visione delle cose Misura mangia prega ama

 

LETTURA: ”Mangia, prega, ama, di E. Gilbert, 2013, ed. Bur – Rizzoli. La protagonista, Liz, rende concreto quello che a volte molti si trovano a pensare: di possedere una vita che non si sente propria. Allora bisogna andare lontano, perché spesso per osservare bene qualcosa bisogna cambiare radicalmente punto di vista per riuscire a vedere più chiaramente dentro di sé. Infatti Liz ha dovuto mangiare in Italia, pregare in India e innamorarsi a Bali. Chi parte con me?

 

 

misura Prendere la misura agli eventi vuol dire mettere in discussione la propria visione delle cose Misura Larme dor

IMMAGINE: “Larme d’or“, Anne Marie Zilberman. L’autrice ritrae la divinità Freyia mentre si abbandona a un pianto dorato riuscendo a catturare il dolore e la disperazione di una divinità germanica che vede partire il suo amato senza sapere quando e se tornerà. La dea era infatti la moglie del dio Odur che spesso partiva per lunghi viaggi lasciando la consorte sola. Si dice che ogni volta che il suo amato si allontanasse, Freyia piangesse disperata lacrime d’oro che tingevano l’alba di colori. Quelle labbra socchiuse, quell’occhio congiunto diventano dettagli, “misure” del supplizio immenso di una dea che si trasforma in semplice donna affranta per amore.

 

 

 

 

Samantha Peroni

Samantha Peroni

"La vita è come un'eco: se non ti piace quello che ti rimanda, devi cambiare il messaggio che invii". James Joyce
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