#Paura e #coronavirus, come affrontarli

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Che cosa vuol dire avere paura? La paura ha, come tutte le emozioni, un’utilità per l’uomo, essa infatti lo mette in guardia dai pericoli che incontra, infatti, il nostro corpo produce un ormone, l’adrenalina, che induce cambiamenti fisici e mentali e che ci prepara all’azione. Se la paura ha protetto i nostri avi da animali selvaggi o da vicini ostili, oggigiorno gli stimoli che ci fanno paura sono la perdita di un lavoro, un cambiamento di vita o il sommarsi di problemi quotidiani. Tuttavia i cambiamenti corporei, il pensiero e le reazioni comportamentali rimangono le stesse dei nostri antenati.

Le due principali reazioni dinnanzi a uno stimolo pauroso sono attacco o fuga: la prima ci consente di affrontare l’ostacolo, combatterlo; la seconda ci porta ad abbandonare la situazione prima che divenga eccessivamente minacciosa per la nostra sopravvivenza.

Oggi l’Italia è diventata di colpo un luogo percepito come poco sicuro, alcuni paesi raccomandano di rinviare viaggi se programmati, le città appaiono deserte e mostrano il volto della paura. Ci voleva questo per ricordarci quello che i padri dei nostri nonni hanno vissuto sulla loro pelle: quanto sia umiliante e ingiusto, cioè, essere non graditi o, addirittura, respinti da un altro Paese solo a causa della propria provenienza.

La paura diffusa porta molte persone, oggi, all’isolamento e a una sostanziale solitudine, forse per la prima volta nella vita: per molti, dunque, si tratta di un’esperienza del tutto insolita che li ha colti impreparati. E’ lecito chiedersi se queste preoccupate clausure, questi forzati silenzi, non possano portare a guardare in profondità se stessi, al di là degli stordimenti e delle evasioni della “normale” vita quotidiana.

Si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo“. L’effetto farfalla è una locuzione presente in fisica nella teoria del caos. Si ritiene che piccole variazioni nelle condizioni iniziali producano grandi variazioni nel comportamento a lungo termine del sistema e a causa della globalizzazione e della complessità caratterizzanti l’epoca attuale, esistono relazioni di inter-retroazione tra ogni fenomeno e il suo contesto, e tra quest’ultimo e il contesto planetario. In fondo, se dovessimo pensare a qualcosa di positivo in questo momento, è quanto la paura legata alla diffusione di questo virus ci abbia spiegato del mondo e delle conseguenze delle azioni di tutti. Ci ricorda, oggi, quanto quello che accade a 10mila chilometri da noi ci riguarda tutti, nessuno immune, nessuno escluso. Ci ricorda che per quanto possiamo costruire muri e sbarrare le frontiere, arriva il momento in cui la natura travolge ogni cosa, ci ricorda quanto siamo fragili e interconnessi. Come ne usciremo? Chissà… forse l’immunità più grande che questa paura ci potrà donare, sarà quella dall’egoismo.

Nella bisaccia di MARZO troverete qualche spunto di riflessione con:

CANZONE: “Niente paura” di Ligabue. Una canzone che esprime sicuramente la rabbia, la stanchezza, la delusione per come vanno le cose a volte.. C’è una frase forte nel testo che dice: “a parte che ho ancora il vomito, per quello che riescono a dire. Non so se son peggio le balle oppure le facce che riescono a fare“, dove il riferimento va inequivocabilmente alle persone false che vogliono solo far star male, si aggiunge una frase del ritornello che tiene accesa la speranza e allontana il disagio: “niente paura, niente paura ci pensa la vita mi han detto così niente paura, niente paura, niente paura, si vede la luna perfino da qui, quasi a sottolineare di andare avanti per la propria strada, senza preoccuparsi troppo delle circostanze, “ci pensa la vita” a rendere i meriti.

Link: https://www.youtube.com/watch?v=7NGwKbr5Oz4

PIETRA DA PORTARE CON SE’: La paura è all’origine di moltissimi tipi di sofferenza, per questo è necessario agire a livello inconscio per riportare armonia, poiché spesso non comprendiamo le nostre paure e ne restiamo soggiogati: vi è la paura di perdere ciò che abbiamo, di rimanere soli, del futuro, paura di perdere il controllo, paura di qualcosa di concreto come di fare cose terribili e via dicendo, per questo motivo pietre diverse possono assolvere a sedare paure diverse:

  • Ossidiana fiocco di neve. Aiuta ad affrontare concretamente nel presente le proprie paure al fine di portarle alla luce e dissolverle, inoltre protegge le persone ipersensibili all’ambiente.
  • Quarzo citrino. Ha la proprietà di stimolare la comunicatività, riduce l’emotività, cura i disturbi renali e della vescica, tipiche somatizzazioni della paura.
  • Crisocolla. Diminuisce lo stress emotivo.
  • Ametista. Dona serenità interiore e pace al cuore.
  • Agata nastriforme. Stimola il coraggio e aumenta l’energia fisica.

FILM : “Ben is back”, Hedges , 2018. L’ ”impatto” raccontato nel film è doloroso. Da una parte la madre di Ben, Holly, abbraccia felice il figlio, e forse per l’ennesima volta si illude di poterlo aiutare con la forza del suo affetto. Dall’altra la sorella e il patrigno del ragazzo: più scettici, temono che il ragazzo devasti le loro vite tranquille come è successo altre volte. A Ben, da mesi in un centro di riabilitazione per liberarsi dalla dipendenza dalla droga, viene concesso di trascorrere il Natale in famiglia. Stando a quanto dice il ragazzo, il suo assistente è infatti dell’idea che riavvicinarsi agli affetti non potrà che fargli bene. La madre accoglie con gioia il ritorno a casa di suo figlio, sebbene scettica sui suoi reali progressi, e si prepara a trascorrere con lui le successive 24 ore. Presto i buoni propositi di Ben si scontrano con i fantasmi del passato, tanto che, dopo una riunione con il gruppo di supporto, il giovane cede di nuovo alla tentazione di drogarsi. I momenti di debolezza si alternano a sprazzi di lucidità, durante i quali il ragazzo, assalito dai sensi di colpa, riceve dalla madre l’aiuto e la comprensione di cui ha bisogno. Holly non sa però che lo spacciatore per cui suo figlio lavorava è pronto a ricattarlo, e dovrà lottare con le unghie e con i denti per strappare Ben dal baratro in cui sta precipitando di nuovo…

Link al trailer: https://www.youtube.com/watch?v=ekO5B5WYA8I

FIORE DI BACH: Aspen. Aspen è molto valido per le persone che improvvisamente e senza alcun motivo specifico si fanno prendere dalla paura o dalle preoccupazioni relative a cose sconosciute, per le quali non ci sono spiegazioni o giustificazioni. Le persone che hanno bisogno di questo rimedio danno corpo ai propri fantasmi e permettono alle inquietudini di salire a galla, sommergerli e sconvolgere loro la vita.

Queste persone vivono con un cupo presentimento che stia per accadere qualcosa di terribile, ma quello che soprattutto provoca in loro l’angoscia è il non riuscire a dare una causa reale a queste paure. Le paure tipiche del tipo Aspen possono presentarsi comunque anche durante il giorno o dopo un incubo notturno indifferente se si è soli o in compagnia, improvvisamente la sensazione generata è un’inspiegabile paura o premunizione di un male incombente che porti anche alla morte. Jung ha insegnato che oltre all’inconscio personale ne esiste uno collettivo, una specie di grande anima, e forse le persone che hanno bisogno di Aspen sono più di altre in contatto con questa ragnatela di emozioni che avvolge il mondo. 4 gocce sotto la lingua almeno 4 volte al giorno per questo rimedio.

LETTURA: “Paura liquida”, di Z. Bauman, 2008, ed. Laterza

Credevamo che nella modernità saremmo riusciti a lasciarci alle spalle le paure che avevano pervaso la vita in passato; credevamo che saremmo stati in grado di prendere il controllo della nostra esistenza. «Noi, uomini e donne che abitiamo la parte ‘sviluppata’ del mondo (la più ricca, la più modernizzata), siamo ‘oggettivamente’ le persone più al sicuro nella storia dell’umanità». Lo siamo contro le forze della natura, contro la debolezza congenita del nostro corpo, contro le aggressioni esterne. Eppure proprio noi che godiamo di sicurezza e comfort senza precedenti, viviamo in uno stato di costante allarme. Questo libro è un inventario delle nostre paure, il tentativo di scoprirne le origini comuni, di esaminare i modi per disinnescarle e aprirci gli occhi sul compito con cui dobbiamo confrontarci se vogliamo che noi oggi, e un domani i nostri simili, si riemerga più forti e sicuri di quanto siamo mai stati.

IMMAGINE: “L’Urlo”, E. Munch, 1893, Galleria Nazionale di Oslo.

Paura palpabile. Nella scena rappresentata da Munch, in primo piano si scorge un uomo che sta lanciando un fortissimo urlo, e nell’atto di voler dare quanta più forza possibile al proprio grido, porta le mani attorno al volto, arrivando quasi a schiacciarselo. Un uomo privo di qualsiasi elemento di riconoscimento: la sua pelle ha un colorito giallo/verdognolo, il suo corpo è serpentiforme, la sua testa è allungata, le labbra sono nere. Il protagonista dell’opera non è propriamente l’uomo appena descritto, ma piuttosto, l’urlo che emette intriso di paura e angoscia: la spiegazione è da rintracciare nel pessimismo di fine Ottocento, dove l’incertezza dell’essere umano costituiva un punto di spunti e di ricerche, ed a tal proposito, in questi anni cominciarono ad avere maggiore rilevanza gli studi che stava effettuando Freud sull’inconscio umano. Spostando lo sguardo sulla sinistra del quadro, è possibile notare due sagome molto lontane dall’essere in primo piano: i due uomini sembrano voler prendere le distanze dall’urlo lanciato e che sta distorcendo l’intera natura; il loro volersi allontanare dal protagonista, probabilmente simboleggia la falsità dei rapporti umani.

Samantha Peroni

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"La vita è come un'eco: se non ti piace quello che ti rimanda, devi cambiare il messaggio che invii". James Joyce
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