#MIGRAZIONI

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In una società stanziale e urbanizzata come la nostra, il concetto di migrazione sembrava, fino a qualche decennio fa, come qualcosa di collaterale – relegato ai documentari sugli animali.

Ma l’etimologia della parola che deriva dal latino “migrare”, spostarsi, cioè, da un luogo all’altro, è rimasta uguale a sé stessa per millenni, evidentemente risponde bene ad un bisogno comunicativo che è rimasto invariato nel tempo: lo spostarsi, il trasferimento di lungo periodo di un individuo, una famiglia, o un gruppo in una nuova località fuori dalla comunità di origine.

Io ho un mucchio di amici migranti e forse un giorno sarò una migrante pure io.

Ornella e Pasquale si sono trasferiti dalla Puglia nella mia città per curare il loro bimbo nato sordo, visto che le opportunità che offriva questa cittadina del Nord non erano equiparabili alla sfiducia che avevano toccato con mano nell’assistenza territoriale. Il piccolo oggi è al livello di un normo udente ed è un bambino davvero felice.

Abu l’ho conosciuto una quindicina d’anni fa, appena scappato dalla guerra civile in Sierra Leone, quando con il suo inglese abbozzato cercava di raccontarmi la tragedia del suo popolo e di come lui, un ragazzo di 23 anni, volesse solo vivere e non essere costretto a non dormire la notte per la paura che qualcuno entrasse in casa e se lo portasse via. Ho allattato suo figlio, insieme al mio, quando ne aveva bisogno e ancora oggi dorme a casa mia, quando torna in Italia.

Micol è una signora ebrea di 82 anni di Milano, l’ho incontrata una volta sola, per il resto ci sentiamo in digitale, è “avanti” in tutto, non solo negli anni. Era scappata da ragazzina nella vicina Svizzera, a Lugano, con la famiglia per non venir deportata dai fascisti: avevamo scambiato due chiacchiere al ristorante in piazza della Signoria a Firenze, una sera d’estate, due donne a tavola, da sole, che condividevano eventi della propria vita con molta franchezza e continuano a farlo ancora a distanza di anni.

Gaia, una mia cugina, vive in America da tempo, in Italia il lavoro per lei non c’era, ma all’estero è stata assunta come ricercatrice nella Berkeley University. I casi della vita.

Sia gli individui migranti che gli individui ospitanti, hanno aspettative, credenze, valori diversi e, vivendo fianco a fianco, compiono valutazioni su se stessi e sugli altri che contribuiscono alla creazione di dinamiche e conseguenti cambiamenti negli schemi culturali originali: un processo bidirezionale in cui le modifiche avvengono sia nelle culture dei gruppi che si confrontano, sia nella sfera psicologica dei singoli che li compongono.

In quest’ottica la migrazione è un intreccio cross-culturale in positivo e arricchente divenire.

Nella bisaccia di APRILE / MAGGIO troverete qualche spunto di riflessione con:

CANZONE: “Englishman in New York” di Sting. Il testo dice che alle volte non si scappa dal proprio Paese esclusivamente per le guerre che si combattono con bombe e fucili, ma anche per la negazione dei diritti fondamentali. Sting ci racconta la storia di Quentin Crisp, icona gay degli anni ’70 che fugge da una Gran Bretagna omofobica diventando uno straniero in terra straniera, un legal alien che freme per aver riconosciuta la cittadinanza statunitense.

“Se le maniere fanno l’uomo come qualcuno ha detto
Allora lui è l’eroe del giorno”

PIETRA DA PORTARE CON SE’: Turchese. È ritenuta la pietra del viaggiatore per eccellenza. Protegge dagli incidenti, dalle cadute e dai furti. Simbolo di protezione, basta tenerla tra le mani per ottenere subito un forte senso di calma, offrendo un pensiero chiaro al suo proprietario. E’ considerato anche un portafortuna, capace di attirare successo e creatività. Tra i vari effetti benefici del turchese che non possono essere inseriti tra quelle del corpo, la mente e lo spirito, troviamo quello di proteggere i viaggi di lavoro, aiutare nella guida di una squadra. Potreste provare ad appenderlo anche al collare del vostro animale domestico per evitare che si smarrisca.

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Turchese – foto di Rob Lavinsky via wikipedia

FILM : “Così ridevano”, Amelio, 1998. Il film racconta le dure vicende vissute dagli immigrati meridionali nella Torino industriale fra gli anni cinquanta e sessanta, i sacrifici di questi operai sull’orlo della disperazione che si affannano in mille modi per trovare una soluzione abitativa e lavorativa che li strappi alla fame lasciata nei paesi d’origine. Il film è struggente e per lunghi tratti buio, grigio e nebbioso come gli inverni torinesi. I problemi che affrontano sono complicati dalla scarsa conoscenza della lingua italiana che rende ardua la comunicazione e spesso aumenta l’arroganza e i maltrattamenti da parte dei datori di lavoro o dei loro rappresentanti. Gli occhi sono puntati sul dramma dell’emigrazione di massa che dal meridione portò centinaia di migliaia di persone al Nord in cerca di lavoro e di un futuro migliore. Troppo spesso infatti davanti al tema dell’immigrazione, che ci tocca ancora da vicino per quanto concerne gli stranieri che approdano nelle nostre coste, dimentichiamo quella che è stata la nostra storia con tanti connazionali che varcarono anche il confine per andare a lavorare in Svizzera, Germania, Belgio e Sudamerica. Come i migranti di oggi, anche i meridionali del tempo dovevano fare i conti con un pesante clima razzista: si doveva vivere in stanze maleodoranti quando non addirittura sottoterra, si trovavano annunci con scritto affittasi ma non ai meridionali e anche l’accesso a certi ristoranti era proibito. Un film complesso che ci restituisce però un lucido e doloroso ritratto dell’Italia del tempo vista da chi doveva lasciare la propria casa in cerca di una fortuna che non sempre si trovava.

FIORE DI BACH: Rescue Remedy. È una composizione di 5 fiori di Bach già pronta all’uso, utile per le situazioni di emergenza per attenuare ansia, paure e mantenere il controllo, e in tutte le occasioni di momentanea tensione e dolore fisico-emotivo. Proprio perché è una miscela di emergenza, è adatta a periodi circoscritti e transitori e non viene utilizzata per terapie di lunga durata. Non è un rimedio specifico e infatti viene consigliato a tutte le persone che hanno vissuto un dispiacere, un trauma, un incidente o ha ricevuto cattive notizie che alzano il livello di ansia e preoccupazione. Generalmente è il rimedio da utilizzare quando si vive un lutto, quando si ha a che fare con una separazione, un allontanamento emotivo o fisico, quando si crea una frattura dolorosa al nostro interno.

Migrazioni #MIGRAZIONI Migrazioni Non dirmi che hai paura

LETTURA: “Non dirmi che hai paura, di G. Catozzella, 2015, ed. Feltrinelli. Samia è una somala, una ragazzina con la corsa nel sangue. Ogni giorno racconta i suoi sogni con Alì, che è amico del cuore, confidente e primo, appassionato allenatore. Mentre intorno a loro le armi ruggiscono sempre più forte, Samia guarda lontano, e avverte nelle sue gambe magre e velocissime un destino di riscatto per il paese martoriato e per le donne somale. Gli allenamenti notturni nello stadio deserto, per nascondersi dagli occhi accusatori degli integralisti, e le prime affermazioni la portano, a soli diciassette anni, a qualificarsi alle Olimpiadi di Pechino. Arriva ultima, ma diventa un simbolo per le donne musulmane in tutto il mondo. Il suo vero sogno, però, è vincere nelle Olimpiadi successive a Londra nel 2012. Ma tutto diventa difficile. Gli integralisti prendono ancora più potere, Samia corre reclusa dentro un burqa. Rimanere lì, all’improvviso, non ha più senso. Una notte parte, a piedi, rincorrendo la libertà e il suo sogno. Sola, intraprende “il Viaggio” di ottomila chilometri, l’odissea dei migranti dall’Etiopia al Sudan e, attraverso il Sahara, alla Libia, per arrivare via mare in Italia. Una storia vera che scuote a fondo.

IMMAGINE: “Birds of a Feather”( letteralmente “Uccelli della stessa specie”), Banksy. Il disegno si trovava a Clacton-on-Sea, nella regione inglese dell’Essex, ma il Consiglio locale ha deciso di rimuovere il graffito successivamente dalla sua realizzazione, perché considerato “razzista” e “offensivo”, e oggi non esiste più. Mostrava cinque piccioni che reggevano cartelli contrari all’immigrazione (come ad esempio: “Tornatene in Africa”) davanti a un uccello dall’aspetto esotico, più piccolo e colorato, con un evidente gioco di parole tra il tema dell’immigrazione e le migrazioni degli uccelli. Il murales alludeva anche alle elezioni che si sarebbero svolte poco tempo dopo la realizzazione dell’opera e che davano come favorito un candidato euroscettico, da qui la rimozione successiva e la dimostrazione di quanto l’autore avesse colto nel segno.

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Il murale di Banksy a Clacton-on-Sea via ilpost.it

Samantha Peroni

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"La vita è come un'eco: se non ti piace quello che ti rimanda, devi cambiare il messaggio che invii". James Joyce
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