Guardare noi stessi e la nostra realtà da più punti di vista

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Oggi mio figlio è tornato a casa con un origami a forma di gru, regalo di un compagno di scuola. Pieghe di carta che, eseguite in sequenza, danno un risultato inaspettato.

Luci e ombre, parti nascoste e parti in mostra armonizzate in un lavoro paziente, che è insieme sia intellettivo che manuale. Simbologicamente, questo non è altro che la trasformazione di una cosa materiale, la carta, la nostra vita, in qualcosa di diverso, superiore: una figura scolpita, un senso al nostro esistere. Alla gru, simbolo di immortalità, è legata la leggenda secondo cui chiunque pieghi mille gru, vedrà i propri desideri esauditi.

L’aneddoto più noto legato a questa tradizione è quello di Sadako Sasaki, una bambina malata di leucemia a causa delle radiazioni della bomba atomica ad Hiroshima. La bambina iniziò a piegare le mille gru, con la speranza che si esaudisse il suo desiderio più grande: che nessuno soffrisse più per colpa delle guerre, ma morì prima di riuscire a portare a compimento la propria opera. Ogni anno la statua eretta nel Parco della Pace di Hiroshima in suo onore è adornata con migliaia di corone di mille gru, con la speranza che la sua storia e il nostro passato, non vengano dimenticati.

Questo mi richiama in mente il concetto di tempo intriso e instillato nelle pieghe della vita di ciascuno di noi, di un percorso mai lineare e definito che a volte sembra snodarsi apparentemente senza senso. Ognuno ha il suo tempo di apprendimento e di ripensamento, i suoi avvenimenti; i suoi incontri, fatti che colpiscono a bruciapelo, strade nuove che s’intravedono e s’intraprendono a fatica oppure correndo, luci e ombre che sicuramente non nascono nel vuoto, ma hanno bisogno del mondo. Di quel mondo che contribuiscono anche a creare, scoprendo nuovi aspetti, nuovi punti di vista, nuovi attori e nuove tematiche, rendendolo meno banale e assaporandolo nella sua multiforme complessità.

Secondo la visione di Rand J. Spiro, psicologo e professore americano, solo la flessibilità cognitiva può portare ad un apprendimento complesso, può aiutarci, cioè, a uscire in modo vincente dalle pieghe della nostra vita attraverso l’abilità di imparare a guardare noi stessi e la nostra realtà da più punti di vista. La metafora che Spiro adotta per descrivere questo processo di analisi è quella del “paesaggio da attraversare più volte in modo diverso“. Un ripercorrere le pieghe e le incrinature della nostra esistenza arrivandoci da posizioni differenti, poiché nell’esperienza della conoscenza, il soggetto che apprende ritorna sullo stesso punto del paesaggio concettuale da angoli diversi, cogliendo suggestioni di volta in volta differenti, come differente è lui nel ripercorrerle. La rivisitazione in momenti diversi, per differenti scopi, e secondo prospettive concettuali disuguali aiuta a far emergere un processo di revisione essenziale perché permette di porre in evidenza aspetti nuovi, salienti, che altrimenti tenderebbero a sfuggire e a restare semplicemente “nascosti” nelle pieghe dell’esistenza. Invece, se ripercorsi e orientati in sequenza, come un origami, danno modo di raggiungere un piccolo capolavoro personale.

Nella bisaccia di NOVEMBRE trovate qualche spunto di riflessione con:

FILM: “Arrugas – Rughe“ (2011) di Ignacio Ferreras . Emilio era un direttore di banca e la sua identità resta ancorata agli oggetti da cui non si separa mai, un orologio e un portafogli. Ora che è anziano e ha un principio di Alzheimer, il figlio e la nuora hanno deciso di metterlo in un ospizio. Le cose non sarebbero dovute andare così, pensa Emilio. Lo pensano un po’ tutti, lì dentro, tranne Miguel: lui è lucido e realista, al limite del cinismo. Diventerà un amico prezioso per Emilio e lo aiuterà il più possibile ad evitare il temuto secondo piano dell’edificio, destinato a chi non è più autosufficiente. Basato narrativamente ed esteticamente sul graphic novel di Paco Roca, non è un film che faccia sconti e l’animazione non addolcisce affatto la pillola; se mai, a tratti, può sapere quasi di scherno. Eppure la dolcezza non manca, solo che si fa strada lentamente, col passo dell’accettazione e della consuetudine obbligata. Racconta le pieghe della vita in cui ci areniamo dopo esser caduti, il fondo da cui non si può che risalire.

CANZONE: “Stati di gioia” di Franco Battiato. “Scopersi per caso lo stato che ascende alla Gioia, masticavo semi di mela alla luce del mattino, le increspature dell’aria sembravano pulsare, mi giungevano frasi, odori di erbe bruciate, scintille di fuochi, suoni lontani”; è il non senso della felicità, l’inesplicabilità dei momenti che la precedono, l’emozione che inseguiamo nell’intera nostra esistenza ma che risiede assolutamente al di fuori nel nostro controllo, tra le pieghe della nostra vita.

PIETRA: Pietersite. Aiuta a superare la dipendenza dagli altri e a gestire i cambiamenti tempestosi e caotici facilitando l’instaurarsi di un nuovo ordine. Aiuta a dirimere i conflitti interiori e le emozioni negative da questi generate. Favorisce il mantenimento delle debite distanze dagli avvenimenti, senza rendere insensibili. Promuove l’elaborazione e assimilazione delle proprie esperienze rendendo più aperti. Rafforza la capacità di concentrazione, specialmente quando si attraversano momenti di difficoltà. Accelera la guarigione da patologie determinate dalla mancanza di pace interiore, nelle pieghe di quel velo dietro al quale guardiamo il mondo, spesso abbastanza da nasconderci, sottile abbastanza da far filtrare le emozioni. È utile nei disturbi respiratori.

pieghe Guardare noi stessi e la nostra realtà da più punti di vista Pieghe Pietersite

IMMAGINE: Giuseppe Sanmartino (1753), Cristo velato. Niente di più evocativo a livello artistico pensando a “pieghe”. Si resta senza dubbio affascinati dalla bellezza di quest’opera in cui l’artista scolpisce la figura sotto un sudario che sembra ancora palpitante di vita. La figura del Cristo morto, scarnificata dal martirio, è misericordiosamente coperta da un morbido velo, le cui pieghe sono tormentate e caratterizzate da un ritmo proprio che traduce la sofferenza profonda provata, quasi che la copertura potesse rendere ancor più nude ed esposte le membra, più inesorabili e precise le linee del corpo martoriato. La fronte attraversata da una vena gonfia e palpitante a contrasto col bordo quasi “ricamato” del sudario restano negli occhi e nel cuore.

pieghe Guardare noi stessi e la nostra realtà da più punti di vista Cristo Velato Volto foto di David Sivyer

Napoli, Cappella Sansevero

LETTURA: “Non nasconderti tra le pieghe della vita“, 2014, Edi Natali,  Ed. IBS.  Laura è una donna che ha lasciato che la quotidianità la schiacciasse nel ruolo di figlia, di moglie, di madre, nascondendo l’essere umano che è “fra le pieghe della vita”. Solo passando attraverso il crogiolo della sofferenza, subita e impartita, Laura scoprirà come quella stessa quotidianità, fatta di piccole pazienze, sia l’unica via per conquistare la propria identità, recuperando, anche se solo in parte, la traiettoria perduta nell’attesa di una vita d’eccezione.

Samantha Peroni

Samantha Peroni

"La vita è come un'eco: se non ti piace quello che ti rimanda, devi cambiare il messaggio che invii". James Joyce
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