Fare a se stessi una promessa e mantenerla è un modo per allontanare i propri limiti

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Leggo questa frase di Catherine Rambert su una pagina della mia agenda, da sola, sul divano, a fine serata: spesso gli aforismi mi hanno offerto l’occasione per creare nuovi mondi, nuovi scenari, nuove visioni di me.

Guardo l’interno della mia fede nuziale che riporta l’incisione della frase latina con cui gli sposi si univano in matrimonio “Ubi tu, ibi ego”, “dove sei tu, lì sarò io”. Una promessa bellissima, una speranza del cuore. Chi promette, porta davanti alla persona che assiste alla promessa non solo quanto si promette, ma la promessa come atto in sé e la volontà di onorare la promessa e, ancor di più, porta sé stesso. E non c’è atto di fede, di amore o di responsabilità maggiore che portare sé stessi a qualcuno. Promettere è affidarsi. Quando prometto, non affido il soggetto della promessa alle mie parole, ma affido me stesso alla persona cui faccio una promessa.

Per questo perdonare una persona che ha infranto una promessa può essere molto difficile, soprattutto se si tratta di una persona a noi cara. Una promessa non mantenuta viene generalmente vissuta come un grave tradimento e porta a provare un forte risentimento verso chi ha fatto il torto, tanto da sentire rancore, con conseguenze fisiche e psicologiche notevoli.

Esistono varie forme, che possono anche coesistere, nelle quali il non rispetto di una promessa si può manifestare, come, ad esempio, venire meno ad un impegno, deludere la fiducia o infrangere un patto. Alcuni autori, come James Hillman, sostengono che il tradimento subito possa costituire un mezzo di crescita e di formazione dell’autonomia individuale, dove è necessario infrangere la fiducia primaria, per permettere ai rapporti di evolvere, per imparare a distinguere l’Altro dal Sé e per apprendere a fidare e a diffidare.

Ma al di là delle elucubrazioni possibili, credo che la prima promessa non mantenuta di cui siamo chiamati a rendere conto non sia verso gli altri, ma verso noi stessi, per questo mi piacerebbe che tra i buoni propositi di quest’anno scegliessimo di promettere a noi stessi di poter riprovare – in ogni istante – a ricominciare.

In realtà promettiamo ogni giorno cose diverse a tante persone che nemmeno ce ne rendiamo conto, nella maggior parte dei casi con gesti così naturali che difficilmente li associamo ad una promessa.

Quando studiamo, ad esempio, promettiamo a noi stessi, ma anche a persone che ancora non conosciamo, di usare quel che studiamo per trasmettere un sapere e poter essere utili.

Quando puliamo l’ambiente e raccogliamo una cartaccia, stiamo promettendo a chi sta intorno a noi e a chi erediterà il mondo di salvaguardare quello che abbiamo trovato e di lasciargli in eredità qualcosa che un giorno dovrà essere tutelato.

Qualsiasi nostra azione, se ragionata con responsabilità, diventa una promessa.

Ogni nuovo anno è tempo di promesse e di intenzioni per eccellenza: facciamone senza paura, viviamole le nostre promesse, perché, così facendo, scopriremo il confine del nostro essere e lo supereremo, un po’ alla volta.

Nella bisaccia di aprile trovate qualche spunto di riflessione con:

PIETRA: il Granato. E’ chiamata “Pietra della promessa” perché porta devozione ai propri propositi superiori, verso gli altri e verso se stessi. Si dice che accresca il proprio fuoco interiore, rendendo reale la creatività. Si crede inoltre che fornisca protezione psichica e una vitalità calmante e stabile durante l’uso. E’ simbolo di sincerità, ma anche di forza, coraggio e volontà. E’ considerato un amuleto propizio al benessere.

Granato  Fare a se stessi una promessa e mantenerla è un modo per allontanare i propri limiti Granato

FILM: “7 Anime” di Gabriele Muccino del 2008, Una notte Tim Thomas, il protagonista, provoca un incidente multiplo per una banale distrazione. Nell’incidente perdono la vita sei sconosciuti e Sarah, la moglie di Tim. Per riscattarsi, Tim promette di salvare le vite di sette persone buone e inizia la sua personale ricerca dei candidati più adatti, Mentre la storia si dipana, lo spettatore ha l’impressione di trovarsi di fronte a un graduale suicidio, finché il colpo di scena finale ribalterà il significato della sua scelta: la rabbia autodistruttiva si è trasformata nella determinazione di donare tutto se stesso per il bene della persona che ama: Emily.

POESIA: “La nostra più grande paura” di Marianne Williamson, la prima promessa che dovremmo mantenere con noi stessi.

La nostra più grande paura non è quella di essere inadeguati.

La nostra più grande paura è quella di essere potenti al di là di ogni misura.

È la nostra luce, non la nostra oscurità che più ci spaventa.

Agire da piccolo uomo non aiuta il mondo, non c’è nulla di illuminante nel rinchiudersi in se

stessi così che le persone intorno a noi si sentiranno insicure.

Noi siamo nati per rendere manifesta la gloria che c’è dentro di noi, non è solo in alcuni di noi è in tutti noi.

Se noi lasciamo la nostra luce splendere inconsciamente diamo alle altre persone il permesso di fare lo stesso.

Appena ci liberiamo dalla nostra paura la nostra presenza automaticamente libera gli altri.

IMMAGINE: Il dettaglio delle mani ne “La Creazione di Adamo” di Michelangelo Buonarroti sulla volta della Cappella Sistina, nei Musei Vaticani a Roma è una delle icone più belle che conosco che esprima il concetto di #promessa; nello specifico rappresenta la promessa della scintilla vitale che passa dal Creatore alla creatura, ma in generale esprime volontà, attesa, impegno, determinazione e intenzionalità racchiuse in un gesto.

Cappella Sistina  Fare a se stessi una promessa e mantenerla è un modo per allontanare i propri limiti Cappella Sistina

TESTO E MUSICA: “la mia promessa” di Marlene Kuntz

https://www.youtube.com/watch?v=rAbfZTsVrKo

LETTURA: La storia di Cenerentola 

http://www.grimmstories.com/it/grimm_fiabe/cenerentola

Immagino che questa scelta possa stupirvi, ma la storia di Cenerentola dona al lettore la promessa di un riscatto. Ad uno sguardo più approfondito, possiamo cogliere nella fiaba alcuni aspetti fondamentali e specifici: l’essere orfana e umiliata (e quindi la solitudine, il rifiuto, l’abbandono e l’ingiustizia), il fatto di poter ricevere aiuti soprannaturali (e quindi la trasformazione e la magia), il limite temporale di tali aiuti che la obbligano alla fuga precipitosa (e quindi la vergogna), la presenza di un oggetto che ne ricorda l’identità e che chiarifica il legame tra la sua apparenza meravigliosa al ballo e la sua esistenza misera attuale (e quindi la prova), il riscatto finale. Di conseguenza, dalla fiaba scaturiscono una serie di temi che possono riecheggiare nel lettore e dalle quali egli, potenzialmente, può essere trasformato positivamente: assolutamente da leggere!

CURIOSITA’: Benché la promessa di matrimonio sia ormai un evento più burocratico che altro, se avete deciso di festeggiarla probabilmente siete molto attaccati alla tradizione e credete in ogni singolo passo della vostra vita, generalmente è un evento che coinvolge i due promessi sposi e le rispettive famiglie. Il colore della Promessa di Matrimonio è il verde: confetti, addobbi e tovagliame esclusivamente verdi.

Samantha Peroni

Samantha Peroni

"La vita è come un'eco: se non ti piace quello che ti rimanda, devi cambiare il messaggio che invii". James Joyce
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