La visione telescopica

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Da più di 400 anni l’uomo scruta il cielo con l’ausilio di strumenti ottici che permettono sia di ingrandire gli oggetti e osservare dettagli non distinguibili all’occhio nudo, sia di raccogliere più luce e quindi osservare oggetti più deboli.

L’invenzione del telescopio si può far risalire al 1608, quando Hans Lippershey, un fabbricante di occhiali olandese, scoprì che tenendo due lenti ad una certa distanza si potevano far apparire gli oggetti distanti come più vicini. Lippershey chiese i diritti in esclusiva per fabbricare e distribuire lo strumento ottico che aveva creato, ma il brevetto gli fu negato perché vi furono altre due rivendicazioni di una simile creazione.

L’invenzione si diffuse rapidamente in Europa, e l’anno successivo Thomas Harriot, un astronomo e matematico inglese, utilizzò il nuovo strumento per osservare la Luna, e ne tracciò il primo disegno da visione telescopica. Quattro mesi dopo Galileo Galilei, sentito solamente parlare dell’invenzione, si costruì una serie di cannocchiale e cominciò ad utilizzarli per osservare sistematicamente il cielo, aprendo una nuova finestra sull’Universo. Grazie a questi strumenti, due dei quali conservati al Museo Galileo di Firenze, fu il primo a riconoscere la presenza di monti e crateri sulla Luna, scoprì i satelliti di Giove e ne misurò i periodi di rivoluzione, scoprì le fasi di Venere e la rotazione del Sole seguendo le macchie scure sulla sua superficie, e osservò gli anelli di Saturno.

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Dopo Galilei, le tecniche costruttive migliorarono sempre di più, permettendo la realizzazione di telescopi capaci di raccogliere più luce e risolvere dettagli minuti degli oggetti astronomici. Sir Isaac Newton, utilizzando le idee proposte da Marsenne, Gregory e Cassegrain alcuni anni prima, riuscì a realizzare nel 1688 il primo telescopio a riflessione, che utilizzava degli specchi al posto delle lenti per raccogliere la luce. Questo tipo di telescopi, tuttora utilizzato nei più grandi osservatori del mondo, ha il vantaggio di produrre immagini più dettagliate a parità di ingombro e di non essere soggetto, come i telescopi rifrattori composti da lenti, alla cosiddetta “aberrazione cromatica”, dovuta al fatto che i vetri delle lenti trasmettono la luce dei vari colori in maniera diversa, producendo immagini dell’oggetto leggermente sfalsate a seconda del colore.

Con l’avanzare della tecnologia, un telescopio del diametro di 1,20 m permise all’inglese William Herschel, di formazione musicista, di scoprire nel 1781 Urano, il sesto pianeta del Sistema Solare fino ad allora mai osservato. Lo stesso Herschel si dedicò allo studio delle nebulose, batuffoli di luce diffusa che identificò come galassie distanti simili alla nostra Via Lattea, di cui disegnò la prima mappa. Grazie a telescopi sempre più grandi e potenti, l’immensità dell’Universo cominciava a svelarsi agli occhi degli astronomi: nei primi anni 20 del secolo scorso, poco meno di un secolo fa, Heber Curtis, Georges Lemaitre ed Edwin Hubble misurarono definitivamente le enormi distanze tra una galassia e l’altra, e la loro velocità di allontanamento.

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Oggi il telescopio ottico in funzione con lo specchio più grande è il Gran Telescopio Canarias (GTC), dal diametro di 10,4 m, situato sul picco dell’isola di La Palma, alle Canarie. Lo specchio è formato da 36 segmenti esagonali, che vengono tenuti nella corretta posizione da una serie di attuatori e pistoni. Gli astronomi sono anche riusciti a mandare telescopi nello spazio, ad esempio quelli dedicati a Herschel e Hubble, per essere sensibili anche alla luce infrarossa e ultravioletta assorbita dalla nostra atmosfera e per correggere le distorsioni dovute alle masse d’aria sopra i telescopi. Grazie a questi strumenti, gli astronomi sono in grado di studiare oggetti lontanissimi, fino a 13 miliardi di anni luce, quando l’Universo era giovanissimo, “appena” 400 milioni di anni. L’uomo si è così ritrovato catapultato dal centro dell’Universo in un viaggio su un piccolo pianeta disperso nell’immensità del cosmo, guadagnando però la capacità di guardare sempre più lontano.

Giovanni Cresci

Giovanni Cresci

Giovanni Cresci è un astrofisico fiorentino dell’Osservatorio di Arcetri. Con un passato da cervello in fuga in Cile e Germania, è poi rientrato in patria lasciando il cervello chissà dove. Dice di studiare l’evoluzione delle galassie, ma più che altro cerca di sopravvivere ai suoi figli.
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