Remo e Rina: storia d’un amore resistente

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Questa è la storia d’un amore tenace, capace di resistere a mille avversità, ai soprusi d’un regime dittatoriale e alle brutali intemperie di una guerra mondiale. È la storia di un uomo e una donna costretti a vivere per anni l’uno lontana dall’altra e che hanno scelto di lottare con coraggio in nome del loro amore e di quello per la libertà. Questa è la storia di Remo Scappini e Rina Chiarini.

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I due nascono ad Empoli, rispettivamente il 1° febbraio 1908 e il 16 dicembre 1909, da famiglie operaie e antifasciste, entrambe colpite duramente dagli arresti e dalle condanne per i fatti di Empoli del 1° marzo 1921. Segnati dall’episodio, i ragazzi, da primo su binari separati, cominciano a fare attività politica raccogliendo fondi per il “Soccorso Rosso” a sostegno dei detenuti.

Nel 1923 Remo entra a far parte dei giovani comunisti ed è nell’inverno dello stesso anno che il suo sguardo di ragazzone molto riservato incrocia gli occhi profondi e vitali di Rina. Da quel momento non si lasceranno più. Il loro affetto crescerà di pari passo con l’impegno politico. Lui ben presto diventa dirigente dei giovani comunisti empolesi e nel 1926, anno dell’entrata in vigore delle «leggi fascistissime», entra nel Partito comunista clandestino con l’incarico di vice responsabile per la Toscana. Anche Rina vi aderisce facendo proseliti tra le fiascaie e coadiuvando Remo nella sua opera direttiva. Pur rischiando ogni giorno di essere arrestati, i due hanno fiducia nel futuro e insieme cercano di costruirne uno migliore.

Nel 1930, però, il loro amore è messo a dura prova. Ricercato dalla polizia, Scappini deve lasciare il Paese e riparare a Parigi. Sarà l’inizio di un lungo peregrinaggio per l’Europa. Dopo aver trascorso un anno alla “Scuola leninista” di Mosca, nel 1933 Remo riesce a tornare clandestinamente in Italia, ma il 6 ottobre viene arrestato a Faenza e portato nel carcere di Bologna. Qui le autorità fasciste lo mettono al cospetto di Rina per pochi minuti. Non si vedono da tre anni e hanno giusto il tempo di abbracciarsi e far due chiacchiere di circostanza: «Non ti preoccupare cara, un giorno non lontano ci rivedremo». Dopo quel breve momento non si vedranno per altri 9 anni. Scappini, infatti, viene condannato a 23 anni di reclusione. Ne sconta oltre 9, gran parte dei quali nel carcere di Civitavecchia, dal quale uscirà per l’amnistia del 1942.

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Il 31 ottobre del ’42 Remo è finalmente fuori e Rina prova una gioia incontenibile nel riabbracciarlo. Certo, è passato del tempo e sono entrambi molto cambiati, ma ci mettono un attimo per ritrovare la vecchia intesa. Pochi mesi dopo però Scappini riceve la cartolina di precetto ed è costretto ad arruolarsi nell’Esercito. A quel punto Rina si offre in sposa per fargli ottenere una licenza matrimoniale e permettergli di raggiungere Milano come gli era stato chiesto dal Partito. Il 14 aprile 1943 Remo e Rina si sposano in tutta fretta davanti pochi testimoni. Il giorno dopo Remo è già in viaggio per il nord. Da Milano è mandato a Torino a dirigere l’organizzazione comunista nelle fabbriche del Piemonte.

Poi l’8 settembre, l’armistizio, l’inizio di una terribile guerra civile e della lotta partigiana. Nel novembre ’43, raggiunto finalmente da Rina, Remo si sposta a Genova, in qualità di organizzatore della resistenza locale. Il suo nome di battaglia è “Giovanni” e nel giugno 1944 è nominato responsabile del Triumvirato insurrezionale per la Liguria. Al suo fianco, con mansione di staffetta, c’è la moglie Rina, nome di battaglia “Clara” che, caduta in un’imboscata, il 6 luglio ’44 viene arrestata dalla polizia fascista. Portata nella tristemente nota Casa dello studente di Genova, la donna, decisa a non far nomi, subisce pesanti interrogatori e sevizie. Il fatto che sia in stato interessante non intenerisce il cuore dei suoi aguzzini che insistono nella loro opera macabra. Così, a causa delle percosse ricevute, Rina perde il bambino che porta in grembo. Il dolore è atroce, ma l’ideale di giustizia che le infiamma il petto non la fa cedere di un millimetro. Condannata a 24 anni di reclusione, è tradotta nel lager di Bolzano, da cui riuscì, nel marzo del 1945, ad evadere con una compagna di prigionia.

Nel frattempo, come responsabile del PCI e presidente del CLN della Liguria, Remo svolge un ruolo di primo piano nella condotta della guerra di liberazione nella regione, che si concluse, il 25 aprile del 1945, con la firma da parte del generale tedesco Gunther Meinhold dell’atto di resa ai partigiani italiani. La sera del 26 aprile, poi, Rina, stravolta dalle torture e dalla prigionia, raggiunge finalmente il marito a Genova e non lo lascerà mai più. L’Italia è finalmente libera e il loro amore libero di esprimersi.

 

Fonti:

Rina Chiarini e Remo Scappini, Ricordi della Resistenza, 1975.
Remo Scappini, Da Empoli a Genova (1945), 1981
Valerio Charini, Rina e Remo. Non solo i generali fanno la storia, 2005.

Daniele Lovito

Daniele Lovito

Daniele Lovito, nato a Empoli, ma geneticamente lucano, è il quinto di cinque fratelli (poi i suoi scoprirono la TV). Da sempre appassionato di storia, nel 2015 consegue finalmente la laurea in Scienze Storiche presso l’Università di Firenze. Ricercatore free-lance e aspirante ricercatore universitario, è da sempre lavoratore precario multitasking. Calciatore amatoriale di periferia con “il cuore dentro alle scarpe” e cantante da camera (camera da letto, bagno…soprattutto bagno), ama il cinema d’essai e i maestri della commedia all’italiana. Dedito fin da piccolo all’arte dell’imitazione, sogna una – improbabile - carriera nel mondo del cabaret.
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